lunedì 11 ottobre 2021

Un raffreddore (Yo soy un hombre sincero)

Ciao lettori,

un esercizio, per fare qualcosa che non sia pensare, faticare un poco: il candidato scriva di una cosa banale, molto comune, del tutto inincidente nell'arco della propria vita e giornata, cercando di creare interesse e curiosità nel lettore.

Buona lettura,
Maddalena 

Soundtrack Bonus: Guantanamera, by Compay Segundo


Non avevo un raffreddore da gennaio 2020, poi è scoppiata una pandemia - che tra parentesi, e non per vantarmi, avevo previsto sarebbe durata due annetti giusti giusti - mi sono, con tutti voi, chiusa in casa, la primavera mi è passata dal balcone, ho fatto zumba e perso due chili mentre molti di voi impastavano per la prima volta in vita loro, mi sono mascherata per uscire e, nonostante la regione in cui vivo abbia fatto casino pure lì, mi sono sparata pure l'antinfluenzale in inverno.

Un percorso liscio, netto, pulito, senza errori lasciatemi dire; ho preso le decisioni giuste quando ho potuto esercitare il libero arbitrio (vedi l'antinfluenzale), ho seguito le regole (mascherine, lavaggio mani, non toccarti lì e qui), ho evitato i ristoranti all'inizio (per prudenza), non mi sono baciata con sconosciuti a lungo, e infine, a luglio di quest'anno, mi sono vaccinata. 

Questi passi, compiuti uno dietro l'altro, non sono stati una passeggiata, ma lo sapete bene anche voi, quindi sorvoliamo. 

Poi, Gesù mi è testimone, una settimana fa ha piovuto per tre giorni di seguito, il cielo è stato grigio e bigio per 72 ore, l'umidità ha fatto il resto: i riscaldamenti sono giustamente spenti, il pianeta sta andando a puttane, ci mancherebbe, ma è evidente che questa ultima variante è stata decisiva.

Così ho iniziato, in meno di 24 ore, a gocciolare. Gocciolo, l'ottavo nano. Le narici si alternano, si apre una, si chiude l'altra - nel mezzo nessun sollievo, né pausa. Chissà perché non sgorgano insieme, la bastarde, lo sa solo dio: faremmo prima, no? 

Invece gocciolano a fasi alterne, saranno lunatiche come me.
Il raffreddore mi trova sempre impreparata: arriva di notte, mi dà il buongiorno la mattina, neppure il tempo di sbadigliare ed eccolo, fresco come una rosellina, pimpante, voglioso di cominciare la tiritera.

Che fare, a questo punto?
Cari lettori, una sola cosa: soccombere, lasciarlo fare, mostrargli il fianco debole, assecondarne l'irruenza, danzare al suo ritmo. Se non puoi vincerlo, aiutalo a vincere il prima possibile - e lui, il Raffreddore eh, statemi attenti - si consumerà da solo, come le suole delle sue scarpe.

Così è stato: questo weekend di sole e cielo azzurro mi sono sacrificata, ho cancellato pranzi e impegni, mi sono gettata nelle sue braccia appiccicose e lui si è sfogato.

Sta perdendo verve, si è già annoiato, vorrebbe essere costantemente incentivato - "Esci, scopriti un po', agitati dai!" - ma sinceramente io mi sono già stancata.

Prevedo che levi le tende da solo, sparendo in una nuvola di vapore, al massimo entro la fine di questa settimana, in cui l'autunno prende vigore, sempre più grigio, sempre più difficile.

Etciù!

lunedì 20 settembre 2021

Una banalità che merita di essere sostenuta (zzz)

 Ciao lettori,

un racconto sul sonno estivo, di cui sono diventata esperta nazionale, livello Pro. Contattatemi in privato per consulenze.

Buona lettura,
Maddalena (obissi)


Proviamo a rilassarci sempre, negli attimi delle giornate che ci raccontiamo esser state frenetiche, senza sosta, rocambolesche, faticose. Il tentativo è tracciare un perimetro oltre cui poter riposarci. Per questo il lunedì mattina aspettiamo il venerdì sera, dicembre è un buon mese per chi ha due giorni di ferie pagate tra Natale e Capodanno, e l'estate è un luogo nostalgico, e quindi magico, in cui ventenni con abbronzature omogenee si spalmano ancora olio di jojoba su spiagge bianche e deserte, in barba ai melanomi che sarebbero stati.

C'è chi poi, più tenace e probabilmente facoltoso della media nazionale, trova spazi di relax anche in autunno, grazie alla pratica inventata da Instagram: il foliage. Sono persone che organizzano fine settimana nelle Langhe - lo ammetto, l'ho fatto, e, se non fosse stato per la pioggia novembrina, il rosso vellutato dei Poderi Einaudi e il tartufo di Alba mi avrebbero rilassata.

Chi ha avuto cura delle proprie giunture, tra gennaio e marzo, scia. Anche quest'attività, a mio parere, rientra nelle pratiche per riposarsi, staccare dalla routine, entrare in contatto con la natura. Queste cose così. La neve - bugiardo chi lo nega - è uno spettacolo per occhi, animo, orecchie: si sa, attutisce i rumori. La sua magnificenza, però, si esprime solo tra i monti, ancora ancora vi concedo su una spiaggia oceanica, ma di certo sappiamo bene quanto sia una piaga divina per chi abita in pianura, in città tanto quando in provincia. Due ore di candore per giorni di poltiglia.

Esiste però una cosa su tutte che, a mani basse, batte ogni invenzione, sport, abitudine alimentare, inducendo un profondo e incurante abbandono serafico di mente e corpo.

L'avrete provato sin da piccoli; qualcosa che funziona talmente bene che, appunto, continuate a fare dal momento in cui l'avete scoperta.

Serve la stagione estiva, e quella arriva ciclicamente e senza sforzo per ora, quindi "cel'ho".
Poi dovreste procurarvi un angolo di natura, va bene anche un prato verde. Per me, forse ho spoilerato troppo prima, funziona meglio la spiaggia.
Infine dell'ombra: mi raccomando, è fondamentale.

Il sonnellino estivo così può compiersi; quel riposo universale concesso ai borghesi e ai nuovi poveri, alla classe dirigente e ai campioni olimpici, alle influencer e ai salvatori di anime. 

Aspettiamo insieme l'estate 2022, copertina alla mano.

Sorry for the Delay

Ciao lettori,

come le vere rockstar della Letteratura internazionale, pubblico questa raccolta fluida di pensieri con un po' di ritardo sulla stesura. Avevo scritto questi pochi paragrafi il 2 gennaio di quest'anno, ecco perché ho un tono così risoluto. Ogni inizio, ogni fine, produce il bisogno di tirare le fila, serrare i ranghi delle emozioni sgangherate, dare ovviamente un senso alle vicende trascorse.

Oggi è l'ultimo giorno di estate, e, appena avrò postato questi 2 cents sull'anno pandemico 2020, scriverò un nuovo racconto (piccolo, ma racconto).

Buona lettura, 
Maddalena (obissi)


Nell'anno in cui ho dato il meglio e il peggio di me stessa, sono invecchiata di un altro anno. Non è poesia, ma il corso della vita, che va sempre e solo avanti.

Ho scoperto che nessuna persona, donna o uomo che sia, genitore o amico, amante o compagno, sconosciuto o conoscente, riesce a essere per me quello che io, da sola, ho ritrovato: il centro attorno a cui ogni azione prende forza.

Ho ripetuto più volte il dubbio "Forse questo risulterà egoistico, ma...", fino a che ho deciso di semplificare il concetto: "Questo è egoistico".

Avvicinarmi così tanto al mio centro, alcune volte positivo altre negativo, è stata la naturale svolta di anni di tentativi: non è catarsi, ma cambiamento.

La chiave di lettura che mi ha aiutata, e che spero continuerà a farlo con la stessa energia, è sapere che non esistono in commercio modelli a cui aderire che siano adatti a ciò che sono oggi, o che diventerò domani.  Non nel lavoro, non nelle relazioni: in nessun campo, angolo, orizzonte esiste qualcosa che possa essere più efficace, se non l'analisi aperta di cosa penso, cosa voglio.

Da questa consapevolezza, ogni cosa che accade - o non accade - è una avventura, nel senso più letterale. Non so cosa potrebbe succedere, ma so cosa vorrei far accadere.

Di solito porto con me qualcosa per ricordarmi momenti importanti (o che lo sono stati), ma ho notato che le cose che davvero non scordo sono quelle che non hanno bisogno di essere appuntate, o fotografate. Strano, no? 


giovedì 26 novembre 2020

And I would put them back in poetry, If I only knew how (cit.)

Ciao lettori,
questa storia è intima, perciò universale.
Non si scrive mai di ciò che non si conosce: non solo di esperienza parlo, lo studio e la ricerca possono aiutare. Il punto è che non si arriva in fondo alla pagina, barando.

Questa è una storia abbozzata a metà maggio 2020, vale a dire mille vite fa, per quanto mi riguarda.
Gli ultimi anni passati lenti, gli ultimi mesi densi come un plumcake appiccicato al palato. 
Lo riassumono bene i francesi: c'est la vie, pas de souci.

Emozioni forti, che non avrei sperimentato senza la musica di un compositore romano compagno di classe di Sergio Leone (il caso, che genio), che ci ha lasciati proprio questa estate.
Vale a dire la natura feroce e generatrice dell'amore, l'epica dell'amicizia, la fine necessaria delle cose.

Ho ripescato questa storia oggi, a distanza di mesi densi dicevo, e oggi ha un senso pubblicarla. 
In sottofondo, Florence: All This and Heaven Too

Buona lettura, buona serata
Maddalena (obissiboi)


"Nessuno ti amerà, come ti ho amata io".
Me lo ripeteva convinto, non gli ho mai creduto, pur amandolo moltissimo di riflesso.
Mi fidavo di lui, alti e bassi di fiducia a dirla tutta: concessa e ritirata, "per non vivere troppo sicuri di noi stessi, per non perdere la buona abitudine di ascoltarci con attenzione, per lasciarci quando ne avremo bisogno, per amarci con tutta la pazienza di cui saremo capaci" - diceva.

Ci saranno momenti solo nostri, ancora inspiegabili persino a noi che li abbiamo vissuti: rebus, particolari che non tornano uguali nelle nostre memorie, buchi neri in cui qualcosa lo abbiamo perso.

Tutto condito con il buonumore, quel volo leggero sopra tutte le cose che ci sono accadute, belle e brutte. Hai provato ad insegnarmi come si fa, ma alla fine ammettevi "è un talento, baby": la capacità di accarezzare la vita, un tocco gagliardo, un ghigno che mi faceva sorridere.

Non la felicità assoluta, troppo lunga da sopportare.
Bensì le pieghe sporche, i difetti della pelle, ciò che viene trascinato a valle dalla forza dell'acqua che scende, le foto in cui usciamo male ma si vede lontano un miglio che stiamo bene.

La distanza mi consente di razionalizzare, un'attività che neppure avrei saputo sillabare tempo fa. Invece è più semplice di quanto pensassi, è evidente che la ritrosia mi ha fregata in passato: la testa cresce con il corpo, per lo meno quella di chi non appassisce sulle proprie convinzioni infantili. 

Grazie a te ho spalancato un portone dorato, senza doverlo buttare giù a craniate. 
Grazie al balsamo dispensato come un monaco, poco alla volta e solo su ricetta del medico curante, riesco a immaginare esercizi di stile al posto di battaglie.
Un sorriso, una parola gentile, un bugia bianca sono bastati per spazzare via quel macigno che portavo appresso. 

Ancora mi capita di domandarmelo: cosa sarebbe stata la mia vita, condannata ad una lunga e lenta passeggiata nella pianura in cui sono nata. 
...
Boring.

mercoledì 15 aprile 2020

La notte insegue sempre il giorno (cit)

Ciao lettori,
avevo un po' di pensieri in testa, pensieri che erano idee, idee che avrebbero tanto voluto diventare storie. Stacco: nada, nulla di buono.
Oggi invece un pensiero, quindi una idea, e infine una storia ha sgomitato su su fino alle mie dita.
"Ci sono! Ci sono! Ehi tu, isolata, ci sono!"

La colonna sonora di questa nuova storia è una delle mie canzoni preferite, 
ottima anche per il karaoke:
Il mondo, Jimmy Fontana

Buona lettura,
Maddalena


Cosa sai dell'amore? 
Moltissimo, ma non serve mai.
In che senso?, gli chiesi. 
Tutto quello che ho imparato, ho capito che di notte si disfa in una sostanza fragile e vaporosa quanto i miei sogni, si mischia a loro, si dilegua. E ogni mattina è una gran fatica ricordarmi cosa sia l'amore, e chi tu sia... qui stesa al mio fianco.
Interessante... Confortante anche.
Eppure rimango, al tuo fianco ogni sera intendo.
Già, confortante...
Non capisci, vero? Hai l'espressione di quando non capisci...
...
Restare, e continuare. Sono queste due azioni che ogni giorno allargano il perimetro del mio amore per te, che non si dilegua nella notte con i miei pensieri - qualsiasi essi siano - ma si fa e si disfa in 24 ore.
... Continua.
Non credo nell'invincibilità delle coppie, nelle loro specialità rispetto alle altre, perlomeno non credo sia questa la caratteristica che rende una coppia felice, nel tempo. La banalità delle nostre vite ci segna, la casualità di ciò che ci accade, gli incidenti, le perdite, ma anche le sorprese, i traguardi raggiunti... restare e continuare, nonostante tutto il bello ed il brutto, sono le azioni che definiscono l'amore che ho scelto di vivere.
Che bel pensiero, sei bravo cazzo.
L'ho letto da qualche parte, non credevo avesse senso. Invece...
Invece...?
Ti ho incontrata, ti ho conosciuta, e ho capito, ad un certo punto, che per te era già così, che tu cercavi quell'amore, quello di cui avevo letto, ma che non capivo. Non te ne sei accorta?
Di cosa? 
Che ti amo per molte ragioni, ma una mi convince a rimanere e continuare ogni mattina: per come mi ami, per come ti fai amare. Senza sconti, nella buona e nella cattiva sorte, di fronte al mondo, chiusi nella nostra stanza per settimane. Vuoi vedere come andrà a finire.
Quindi, anche stamattina fino alla fine?
Fino a sera, fino alla fine.

* * *
"La notte insegue sempre il giorno, ed il giorno verrà"


martedì 24 marzo 2020

Un vocabolario nuovo - Lettera B

Ciao lettori,
ho letto, qualche giorno fa, un articolo sull'importanza del lessico che usiamo in questi giorni. 
Non è adeguato, come molte altre cose, è impreparato.
Imprudente, semplificato all'osso, incapace di descrivere, e quindi spiegare, cosa sta accadendo.
Parlare di guerra, eroi, battaglia, fronte, nemico non mi aiuta a capire il mio posto, il mio ruolo, il mio isolamento così immobile e precario.
Ho deciso di sforzarmi, perché non sentirmi "sotto attacco" mi aiuta ad arrivare a sera serena.
Preparo il pranzo (pasta al burro, what else), e ascolto audiolibri.
Buona lettura,
Maddalena


Parole con la lettera B: BambiniBoulangerieBorghi.

Sul balcone della casa di ringhiera, sono tre, forse quattro. Un assembramento, penso.
Non è umano pensare ad un assembramento, se osservo tre bambini giocare sul balcone di una casa di ringhiera. Non è normale. Non posso permettermelo, non così facilmente, non dopo sole due settimane.

Cerco di concentrarmi sul gioco che stanno facendo: non lo capisco mica.
Si inseguono, si muovono in un mondo che non vedo, ma che ricordo aver abitato anche io: i petali delle margherite erano grani di riso che cucinavo nei pentolini grandi quanto un bicchiere, l'elastico della merceria un gioco per saltare ore e ore, e i rami degli alberi ostacoli da superare.
Loro si parlano su un balcone stretto, potrebbero pure litigare, da qui non lo distinguo.

Passare le giornate così, solo per poter giocare ancora il giorno dopo.
Guardo i bambini degli altri, penso a come potrebbero essere i miei (!), e una valanga di pensieri scende a valle. "Ah quindi torna in voga il tema? Fai sul serio? Beh, non in pandemia, perlomeno non oggi, mia cara. Non te lo permetterò." - mi dico.
E così arrivo alla seconda parola.

Le boulangerie francesi, viste da me.
Il profumo consolante che ne esce, soprattutto se siete appena usciti da una metro parigina (quindi molto maleodorante), è di certo tra le prime cose che vorrei tornare ad sentire. Le boulangerie sono luoghi in cui ci assembriamo, in attesa, spesso in fila, di fronte a una cassiera che ha accesso al regno delle prelibatezze a base di burro, creme, mousse, paste, tortine salate, quiche, e, ovviamente, forme di pane croccante.
Distribuite su tutto il territorio francese, sono il primo negozio in cui entravo in vacanza (Bretagna, Normandia, Provenza, Camargue, Ile de France, Clermont Ferrand, Tours, la Loira e i suoi castelli), e a cui tornavo almeno un'altra volta nel corso della giornata.
La ragione più ovvia per cui penso sia del tutto inutile provare ad odiare i francesi, che fanno i croissant, hanno le coste del Finistère, la spiagge degli sbarchi, l'olio d'oliva del mediterraneo, i castelli incantanti, la gabbia dorata di Versailles, e il vento di Parigi, dove a luglio fa buio alle undici di sera, non prima.
E qui, salto triplo, verso la terza parola.

Ci sono poi i giorni in cui, con una positività che non so da dove mi esca, riesco ad immaginarmi con uno zaino, anzi un trolley agile, e un itinerario fuori di qui.
Cerco di essere realista anche mentre fantastico, e immagino il primo viaggio oltre il civico di casa mia attraverso i borghi italiani. Alcuni li ho visti per davvero, ma sono pochi, quindi ho una scelta ampia. Una viaggio, da sola, nei borghi della Liguria, delle Marche, della Campania. Spostamenti millimetrici in un tempo rallentato, in cui potrò tornare a farmi la domanda sospesa: "Bambini, tu ne vorresti?".

venerdì 20 marzo 2020

Un vocabolario nuovo

Ciao lettori,
sono giorni pesanti, per cui non riesco a immaginare storie che possano darvi sollievo. 
In un grande abbraccio caldo, raccolgo tutti voi, le vostre vite, i vostri cari.
Per me, ho invece deciso di provare a scrivere.
Un nuovo - e personale - vocabolario, perché nelle parole che penso e scambio sono sempre riuscita a trovare il filo che tutto tiene unito.
Vi penso,
Maddalena

*soundtrack di lettura: Holy War, Alicia Keys


A
La prima lettera dell'alfabeto porta con sé il brivido degli inizi.
Caso vuole, oggi (20 marzo 2020) è il primo giorno di primavera.

E se deve essere un vocabolario nuovo, desidero sia coraggioso, colmo di energia che si è raccolta nell'inverno, scintille scoppiettanti sotto il manto di foglie secche, tentativi.
Alla lettera A, diamo spazio alla parola AMORE.

Per cominciare, ho pensato, mi servirà molto amore: se ero la bambina che strizzava le guance delle compagne dell'asilo in segno di tenerezza, è evidente che col tempo ho imparato a comunicarlo meglio, tutto questo amore che con me venne al mondo, quasi 38 primavere fa.

La definizione perfetta che ricordo, la diede Dante: amore che muove il mondo e tutte le stelle.
Muta, si fa ogni giorno, compie un giro su sé stesso, attraversa le zone d'ombra, si placa dopo una corsa, rallenta i battiti di sera, sa che nulla gli è garantito.
L'amore che ho conosciuto è spesso svanito di fronte al nemico: ci vuole coraggio, ve l'ho detto.

Nel nuovo vocabolario, inaugurato casualmente il primo giorno di una nuova primavera, l'amore è un sostantivo maschile incomprensibile ai più, descritto però da innumerevoli definizioni nei secoli, non commestibile, inodore e insapore. Lo potrete osservare in forma solida, se abbracciate un bambino, ma spesso è capace di passare da essere umano a essere umano attraverso misteriose connessioni che percorrono spazio e tempo.

Va maneggiato con cura, ma non ci sono istruzioni da seguire.
Spesso contagioso, risulta ad oggi la spinta impercettibile che, dal fondo, vi farà tornare in superficie, dove tira vento, l'aria è frizzante, il sole sta sorgendo.

Una buona notizia: non si esaurisce mai.

lunedì 30 dicembre 2019

Parlami di te.

Ciao lettori,
c'è ancora qualcuno in ascolto?
Saltando i preamboli: è uscita una nuova storia.
Non avevo intenzione di parlare di me, ma poi è di me che racconto. 
Così son venuta al mondo, così lo attraverserò.
Buona lettura, my deers.


Un quartiere nuovo, diventato il mio da poco più di un anno. Mi manca la parte di città in cui ho vissuto gli ultimi anni e compiuto i miei primi 30, ma è una mancanza di poco peso: è durata il tempo di pronunciare una vocale ed è stata subito colmata dalle novità, dalle cose accadute negli ultimi dodici mesi, che, alternandosi sul calendario, si sono sovrapposte. 

Mancanze riempite dagli imprevisti, come le carte del Monopoli, senza macchinine di legno, ma tanti autobus Atm e metropolitane piene di gente sconosciuta, eppure somigliante. Avevano i miei stessi sguardi vaporosi e leggeri di alcune mattine, conseguenza di altrettanti notti magiche, estive, come il Mondiale del 90. Focolai di piacere, riscaldati dal caldo afoso di fine luglio.

Mancanze rassicurate da improvvise tristezze; profonde, difficili da impacchettare in una zona franca, lontano dai tiratori scelti. Sono buchi neri in cui la luce viaggia lenta, tapparelle abbassate, lenzuola sopra la testa e occhi chiusi di prepotenza. Sanno comporsi velocemente, e marciano marciano marciano marciano marciano marciano. Raggiungono orizzonti che non vedo, e infine mi abbandonano: da queste mi lascio attraversare, perché grazie a loro sposto l'asta ogni volta più a fondo.

Mancanze innocue, docili da calmare, fatte di nostalgie e ricordi d'infanzia: le più facili da disinnescare. Frequentare il mio passato di bambina non mi appassiona più, anzi. Tutto ciò che è alle spalle è stato, è scritto, è accaduto, e non può avere, per sua stessa natura, l'elettricità del dubbio, del progresso, dell'andare incerto.

Convivo con queste mancanze: apro scatole cinesi, si dice così. 
La mente umana, più del cuore, mi accomuna, avvicina, stringe agli altri esseri umani, costringendomi a osservarli da molto vicino alcune volte. E il mio sguardo trova irresistibili i dettagli: qualcosa che non colgo al primo incontro disattento. Può essere il solco di un sorriso, la cantilena di una voce, il movimento delle mani nell'aria, il silenzio parlante.

Non crediate sia facile. Ci vuole la pazienza che non posseggo, di cui non sono stata dotata all'ingresso, per cui non sono portata. Cosa aspettiamo? Abbiamo tempo per farlo? E se fosse un'attesa vana? Come perdonarsi, per tutto questo tempo in fila, in sala d'aspetto, senza neppure il numerino che mi indichi il mio turno? Dottore, è disumana questa attesa. Non trova anche lei?

Il dottore, di contro, non ama la fretta, le conclusioni fantasiose o le scorciatoie - neppure in montagna con la bufera minacciosa alle calcagna.
A questo punto, arrivata fino a qui, rallento avanzando nella terra che non conosco: la fatica ha fortificato il mio ragionamento.

Percorrendo questo cammino sono tornata ad amarmi molto, ma davvero tanto. Ci scusiamo per le interruzioni, riprendiamo la linea dallo studio.

* * *

Cosa mi rimane, quindi, in questo nuovo anno in arrivo? Sembra tutto già compreso: ho un bagaglio di panni sporchi da lavare e una grande grana che mi punta da lassù, in bilico, pronta a rotolare a valle, trascinando con sé ogni insignificante pensiero passeggero.
Se non troverò spazio per i buoni propositi, saranno i desideri a cui vorrei far posto, tra i calzini e le magliette sgualcite ma comode.

lunedì 29 gennaio 2018

Commitment

Ciao lettori,
buona lettura (anche se non è una storia e non c'è un racconto ihih).

***

UUUUUH.
Sapevo bene che se avessi deciso di confidare a Mr Penguin quello che avevo sognato, mi avrebbe rigirata e rigirata e rigirata ancora. Un frullatore, senza pale e immobile, con lo sguardo fisso, non verso un punto dietro le mie spalle, a cercare l'orizzonte, ma puntato sui miei occhioni miopi.
Madonna l'ansia che genera quello sguardo, non sto neppure a dirvela.

Ebbene, dicevo, lo sapevo, ma ci ho voluto provare. L'ho in un certo senso sfidato sul suo campo, vedere se qualcosa l'avevo imparato. Andavo persino fiera di quanto fosse stato facile, da sola, capire cosa e perché avessi sognato qualche notte avanti.
Pufff!, invece, pufff! Un buco nell'acqua, un tonfo in un lago, un tuffo da 10 metri in mare aperto. Gli è bastato ascoltarmi, ascoltarmi per il tempo necessario intendo, cosa che non riesce quasi a nessuno ormai, avere pazienza e poi lanciare la bomba nell'oceano che gli ho aperto davanti.

E così, dopo tante mattine passate a navigare con sempre maggiore sicurezza, accarezzando le onde molli sotto di me, oggi mi sono riscoperta fragile, di cristallo come quelli di Boemia, ma per motivi prima sconosciuti.
Il mio sogno era davvero facile da interpretare, mi è sembrato addirittura che il mio inconscio volesse spingere a galla qualcosa che non poteva più stare lì, sotto strati di logica, riflessioni guidate, pensiero razionale, calcolo. Così ha inscenato un teatrino semplice, ma con un significato che mi ha sorpresa.

Non posso raccontare di più, lo capite da voi, è personale e questo blog non serve per farvi i cazzi miei. Ma se, dopo così tanto ma tanto tempo, sento il bisogno di scrivere di questa emozione fortissima provata stamattina, penso una ragione ci sia.

Oggi, da quando ho iniziato questo viaggetto accompagnata, ho trovato molte risposte a tante domande che non pensavo neppure mi sarei mai arrivata a fare. E nella catena delle cose che accadono, delle cause e delle conseguenze che corrono su fili striminziti che potrebbero spezzarsi per sempre, oggi ho provato quelle emozioni che solo un cuore sincero e leggero riesce a lasciar fluire.
E' stata una mattina indescrivibile, che non voglio raccontare, ma che vi auguro di vivere prima o poi. Sentirvi pronunciare parole importanti con la serenità di quando giocavate in giardino a 5 anni e la vita non era un dovere, una scadenza, una bolletta, una rata del mutuo, una relazione fallita.

Oggi ho stretto il mio cuore tra le mani senza soffrire.

domenica 3 dicembre 2017

On the edge of the dark side

Ciao lettori,
la stagione A/I 2017/2918 mi sta, inaspettatamente, dando molti spunti.
Avrete notato che passa più tempo tra una storia e l'altra: sarà il metabolismo dei 30 inoltrati, sarà che faccio "dello sport" ormai (!), sarà che alcuni temi si sgonfiano velocemente.

Sedimento quindi, con il solito ardore - altrimenti detto "ogni tanto, mia cara Madeline, respira".
Enjoy!

* * *

Se Vivienne rimane la creazione più divertente, e vera, della mia testolina, è altrettanto vero che la bambina aveva soffocato gli altri percorsi creativi che avrei potuto intraprendere. Mi sento ancora vicina alle emozioni che questa bimba fatta di inchiostro ha fatto emergere. E' un personaggio forte, scoordinato, dotato di una energia che - penso ora, a posteriori - all'epoca non riuscivo ad incanalare in altro modo, se non sulla tastiera. Era innamorata, rumorosa, spesso e volentieri sorridente anche se sdentata, amava ballare e avere mal di piedi.
Credo di averle regalato il meglio di me, ma che non riuscivo ad essere, o a esprimere - molto strano, analizzato ora.

Se non scrivo più di lei, di me, del suo papà presente ma lontano, è perché mi sono accorta di averla, come si dice?, sovraccaricata di aspettative, sentimenti, pensieri (opere e omissioni, per mia colpa etc etc). #ahahah #scusatesonostupidina

Comunque, davvero, a parte le derive sceme di qualche frase, il senso di quello che vorrei dire è che in Vivienne mi ero nascosta: era perfetta, una nana che non parlava, usava gli occhioni ed era la paladina del suo papà. Eh, Freud, abbiamo un problema.

Maaa (e qui viene il bello, il coniglio dal cilindro, il colpo di classe) non dovete essere tristi. Non c'è un personaggio che possa - nè potrà mai - sostituire la mia baby lady dei tempi che furono. Semplicemente non è lei che mi (ci, vi) guiderà lungo le nuove avventure della mia fantasia.
Ve lo spiego: avete presente Dante Alighieri, che si è inventato quella Commedia, che poi scoprimmo essere Divina, di terzina in terzina? La selva oscura prima, la salita speculare in mezzo (e lasciatemelo dire, un po' noiosetta), lo splendore razionale degli astri divini, che roteano immobili, in una armonia che solo il mondo terreno rispecchia, in cui l'amore, e solo quello, smuove le volte celesti di millenni in millenni.

Senza voler fare paragoni azzardati (ormai credo di averne appena fatto uno... #ahaha), la faccio breve. Come potrebbe, una bambina che non vuole crescere, essere la guida del nuovo mondo che mi sono andata a cercare con tanta voglia, passione e fatica?
Non potrebbe.

Le connessioni complicate, le verità scomode, le preoccupazioni stratificate, le ruggini dopo ogni pioggia. Ma anche le passioni sconvolgenti, i fuochi di emozioni, le luci accese nelle stanze in piena notte, in cui le chiacchiere lasciano il passo alle parole scelte e sussurrate, i silenzi, le attese, la forza, l'orgoglio.

La mia bambina era affaticata, e la colpa è stata solo mia.
Per ora procedo senza guida, ma forse anche qui mi sbaglio: c'è un Pinguino che si diverte a lanciarmi sassolini, talvolta in piena fronte!, e con attenzione brucia le ferite, sgombera spazi, fa la polvere, disgrega certezze, e molto altro.

Lo chiameremo Mr Penguin (suonava meglio, un po' eroe, un po' no), e non sarà una passeggiata tra le margheritine, ma ci sarà il cioccolato.
"Perché non guarda nell'abisso, ora che ci siamo?".

* * *

giovedì 12 ottobre 2017

Metriquadrati

Entrare in una nuova casa, provare a immaginare il divano, la radio accesa che recita le notizie del mattino mentre mi muovo tra il frigo ed il fornello, per scaldare il latte e prepararmi per uscire. Non si tratta di pareti da alzare, "guardi qui uno sgabuzzino lo ricava eh". Non mi soffermo sulle spese condominiali (Ma il riscaldamento è centralizzato? Ma ci sono già le valvole? La portineria fino a che ora c'è?), e sbaglio, perché sono quelle che ti fregano, Testina!, presta attenzione.

Osservo cosa si vede se mi affaccio al balconcino-ino-ino: "un balcone a Milano è oro, io-glielo-dico". Se solo l'agente immobiliare riuscisse a non interrompere il filo del discorso che sto avendo con me stessa, mi sarebbe di grande aiuto. Ho bisogno di immaginarmi qui dentro, non me ne frega una mazza benedetta dell'esposizione Sud/Ovest. Stia zitta, anzi, esca un attimo.

Chiaramente non posso dirle tutto questo, e mi limito a sorridere e concentrarmi, riempiendomi di domande. La colazione la faresti in questo cucinotto in cui se ruoti sul piede perno puoi prendere ogni cosa con un po' di stretching? La sera dove abbandoni le scarpe... Ah ecco, qui, qui potrei. Gli amici come li vedi? La cena con i fedeli compagni di una vita, le pizze che arrivano fredde in inverno, le birre, il vino buono a Natale, il primo giorno dell'anno, l'impresa eccezionale di voler ricominciare, ogni anno il 1 gennaio. Riesci ad immaginarti, tesoro? Vorrai bene a questo posto?

Si tratta di questo, oltre che di tanti soldi che non so esattamente come mettere insieme. La parte diligente di me, quella bambina che deve dimostrare che ha imparato, ha capito, lo sa fare da sola, non mi dà problemi. Se una cosa va fatta, va fatta: delegherò a lei la raccolta fondi, la gestione delle pr, l'archiviazione dati.

La cosa che mi preoccupa, invece, è la ragazza che non vorrei più maltrattare, ma che non è abituata a farsi valere, nel marasma.
Sto accumulando ore di cura e attenzione paziente, indulgente verso ogni nota di indolenza, affanno, ansia immotivata, lacrima improvvisa, silenzio denso. Ci sono mattinate dure da attraversare, fatte da sorrisi abbozzati e stupiti, epifanie, eterni ritorni, e riflessioni sfumate.  Ce ne sono altre spassose, imbarazzanti, ironicamente leggere, affollate di parole e parole.

* * *

Voglio immaginarmi ancora un pezzo, per il momento un angolo, di futuro.
Non si retrocede, non si avanza: vacillo ok, ma mi muovo.


venerdì 25 marzo 2016

Respiri ancora?

Ciao lettori

Se vi sembro più vecchia, o agée - come mi piace dire, è perché lo sono. 
Non ho tenuto il conto esatto dei giorni trascorsi, ma l'ultima storia è datata 2015: forse era estate, indossavo una canottiera, chissà cosa pensavo.

Ad ogni modo, BANG!, mi è tornata la voglia di scrivere. Anzi no, meglio: so cosa scrivere. 

Enjoy.


"Lei quando è morta?"
Pochi giorni fa, se mi aveste chiesto di parlarvi di me, ad esempio nel corso di un colloquio di lavoro, o in una chat di incontri, di certo non vi avrei mai confidato di essere morta. Sono simpatica - molto se mi beccate in serata, sono socievole, per lo più evito le situazioni sgradevoli, e non fingo curiosità a tavola, fra i commensali, quando per dieci minuti si sta parlando di come cuocere due uova per non perderne le proprietà nutritive. Quindi tutto, fuorché trapassata.
Pensavo di sapere chi fossi: i tre aggettivi con cui definirmi, il mio colore preferito, il mio scrittore del cuore, il film che potrei rivedere una volta al mese senza addormentarmi, il paese in cui avrei allevato mio figlio, la forma ed il sapore della mia felicità.

"Beh, lei vive come se fosse già morta. E mi chiedevo: quando è accaduto esattamente?"
E' stato come non sapere più quale fosse il mio colore preferito, il libro che rileggerei ogni estate, il film che guarderei con mio figlio, il paese in cui cercare casa, la forma ed il sapore di un sentimento che, ne ero convinta, credevo familiare.

"Non lo so... Io... Io non lo so. Avrei voluto cambiare il mondo. Da biologa o pasticciera: poco importava, sapevo di poterlo fare. Ero un'entusiasta senza freni, passionale e appassionata. Alzavo la mano in classe, avevo un punto di vista personale che volevo esprimere".

Il resto non saprei raccontarvelo lucidamente, mi spiace. Riassumendo, potrei dirvi che mi disorienta sapere di aver mollato la presa ad un certo punto, e mi intenerisce molto il ricordo di una bambina saputella, egocentrica ma giustamente prepotente coi bulli della provincia. Chissà, respirerò ancora?

sabato 12 settembre 2015

Come la lava di un vulcano

Ciao lettori.

Qualcosa mi suggerisce che le foglie ingialliscono, le temperature si abbassano, ma le #Margherite continuano a fiorire sul davanzale della mia fantasia.

Enjoy Vivi's brand new sistah, in questa storia dedicata alla passione folle per la vita che mi s'insinuò prepotente tra un dente da latte e l'altro.


Non è autunno, eppure leggo ovunque che l’estate è finita.
Bugia!, per citare la mia amata figlia unica.
E’ una bugia in effetti; per lei che ha tre anni o poco meno lo è, ed io non riesco a spiegarle con una favola delle mie il significato della parola sensazione sotto pelle.

La stagione di mezzo - il tempo che collega i primi giorni di settembre all’inizio ufficiale dell’autunno, la percepisci, ma difficilmente puoi farla capire a una babylady che si rigira il mondo in una mano sporca di fili d’erba.
Vivienne è diventata una bambina loquace, e sta attraversando la fase che personalmente mi ricorda lo stream of consciousness di Joyce: dice quello che le pare, a non importa chi, con un lessico poco forbito ma efficace, colmo di passione e saliva. Rabbia, dolore fisico, nostalgia e malinconia, euforia da dolce a fine pranzo, amore insano per una formica che le solletica la gambetta: lei vive sull’onda, al momento senza affogarci dentro.
E’ più indipendente di qualche mese fa, gliene siamo tutti grati. In acqua, al mare questa estate, era a suo agio molto più che seduta sulla sabbia, e così la potevo osservare seduta con il didietro a bagnomaria, autonoma mentre - fiera - faceva pipì.

Sempre mentre ce la raccontavamo al mare, oltre a guardare Viv che imparava a dismettere il pannolino, ci è successa un’altra cosa.
Diventeremo nuovamente genitori. Paura eh!? Io non molta, azzarderei per la prima volta nella nostra vita di coppia. Non mi sento l’anello arrugginito della catena di montaggio, e non scricchiolo ad ogni cambiamento meteo.
Non saprei dirvi cosa sia cambiato. Amo molto quest’uomo, amo Vivienne in versione ruota libera di pensieri, amerò di certo la pulce in arrivo. I dubbi che avevo sono sostituiti da una lista di preoccupazioni e riflessioni e nottate trascorse a parlare con gli amichetti immaginari di Vivi, che non dorme più molto.

Tutto questo amore che provo non mi soffoca, e non mi fa più arrossire. Scorre denso nel mio intestino, come la lava del vulcano che cola a picco, adattandosi alle conche della montagna, colmando le buche del versante, lentamente percorre il proprio corso accidentale ma verso valle.

Non mi riconosco, non sono io questa reincarnazione del Buddha in corpo di donna, il mio compagno ogni tanto me lo chiede: se è la calma prima della tempesta, ti prego, dammi un segnale.

E', anche questa, una sensazione irreale, e poco identificabile con una serie di aggettivi. Così ho abbracciato Vivienne una sera di queste e le ho domandato se fosse felice, per specchiarmi nei suoi occhi tondi e capire cosa stia accadendo. Ha divagato, si è divincolata dal mio abbraccio morbido e ha camminato fino al bagno: da quando ha capito come fare pipì si atteggia da regina sul vasino e poco altro le interessa. Non ha ancora notato la mia nuova pancia di lava e scintille e amore, ma vorrei fosse suo padre a raccontarle che, passato l'inverno, avrà una sorella a cui tutti dovremo imparare a badare.

martedì 18 agosto 2015

La nuova arrivata

Ciao lettori

Enjoy the sequel.


Vorrei essere la figlia minore giusta all'interno di questa famiglia che trabocca d'amore e imprecisioni su cui tanto avete già letto, che è un organismo in grado di raggomitolarsi su se stesso non appena ai confini del regno arrivano segnali di pericoli, invasori, carestie e pesti maleodoranti.

Sono stata concepita in un giorno estivo, e arrivata in primavera: per mia madre, una scrittrice, un presagio. Sarei sbocciata, e quindi mi diedero il nome di Margherita. Resto sempre dell’idea sia stata una decisione un po’ banale: il nome di un fiore, per ricordare al mondo che sono nata nella stagione in cui la natura si ripiglia, e aprire una serie innumerevole di connessioni e coincidenze, suona come una pugno di cliché e poca fantasia.
Ma a mia sorella, poco più grande di me, piaceva, e così è stato.

Lei la conoscete, si chiama Vivienne. E’ caruccia, ha una bella voce squillante, e mi ha voluto molto bene nella stragrande maggioranza dei ricordi che conservo. Una normale, ma  molto speciale per i miei genitori. Qui iniziano i problemi per me, che in questo gruppo di persone sono stata un corpo estraneo fin da subito. Capita, ora che sono adulta e ho letto e ho frequentato altri esseri umani, so che capita e che è comune essere il lupo nero tra i cigni rosa. Allora però, da piccina bambolina fagottina, lo ignoravo e non pensavo sarebbe stato così difficile fare i conti con persone amabili e corrette.

Di buono, comunque, c’è che il mio nome mi piace, ed è così da sempre: si abbrevia facilmente, si allunga in modo delizioso, è dolce all’orecchio e gentile sul cuore. Mi si addice oltretutto, e non saprei trovarvi una sola occasione in cui, in preda alla rabbia, mi ci sia rivoltata contro.

Vivienne e mamma si somigliano molto, Vivienne e papà, piuf!, sono due gocce di sapone: loro non si parlano, si fanno le bolle da tanto si amano. Negano se glielo chiedete schiettamente o glielo fate notare durante una litigata silenziosa ed affilata attorno al tavolo all'ora di cena, ma non importa; vedrete sempre galleggiare la bolle color pastello quando si incontrano, e questa prova basta a se stessa.

Io sono stata voluta tantissimo, mi hanno cercata e coccolata fino allo sfinimento, eppure. Capita, anche questo: l’equilibrio tra chi nasce e chi accoglie non è una ciambella che sempre viene.
Così la mia vita è equidistante tanto dai miei genitori, quanto da mia sorella; un po’ come quella teoria delle rette parallele che non si incontreranno mai, per un tempo e uno spazio infiniti. Se non è un supplizio questo, non so cos’altro potrebbe esserlo per voi. Loro saranno sempre al mio fianco, pronti, amorevoli, geniali, originali e caldi, ma distanti.

Un giorno disgraziato ho provato a spiegarlo, a tutti e tre, e ho aperto una crisi che laggiù a Gaza sono dei dilettanti al confronto. Li ho trascinati nelle sabbie mobili con un’imboscata, ma – dovete credermi sulla parola, senza cattiveria. Diagnosticavo semplicemente alcune notevoli difficoltà insormontabili ma con cui avremmo dovuto convivere, poiché legati dal sangue. Stupiti hanno voluto approfondire, per capire e chiaramente capirmi, ma di base non avevo altro da aggiungere sull’argomento. Ho visto le acque aprirsi sulle nostre teste, e poi richiudersi in un lampo, e da allora sono un pesce che non emette suono comprensibile per loro.

Ho ventinove anni, vado avanti e indietro come tutti, santifico ogni festività sul calendario e mi scatto foto ricordo in vacanza, davanti agli oceani e ai piedi di monumenti storici, e la mia storia potrebbe non piacervi quanto quelle di Viv. Eppure amo e sono amata, e secondo me qualcosa di buono ne uscirà.

Buona lettura,
Marghertia

giovedì 5 marzo 2015

She talks with flowers and knows their secrets

Ciao lettori

Il primo racconto del 2015 è per Bea. In circa 13 mesi di vita ha imparato le parole fondamentali per un dialogo adulto e maturo e mai banale: no!, naaah, canguro e pinguino. Isn't she lovely?
Colonna sonora consigliata, per tutti, Waterfall, by Stone Roses

Enjoy fiori e filosofia spiccia :)


Un tempo non molto lontano, in una terra non molto distante, all'interno di una stanza luminosa, con la finestra aperta e le tende leggere ondulate dal vento fresco e dispettoso delle giornate di fine aprile, una bambina immaginava il proprio futuro.

Stava finendo i compiti di matematica, aveva già ripassato inglese e dentro di sé, molto dentro di sé, in un punto difficile da individuare nell'anatomia del corpo umano, avvertì una sensazione spettacolare quanto improvvisa e inspiegabile. Provò a darle un nome, ma non ci riuscì per molti anni a seguire, fino a che, un pomeriggio, annoiandosi a morte su un libro di filosofia, trovò la definizione calzante, che ad occhio e croce faceva così: 'la virtù è felicità in se stessa'.

Attenzione però! Questa bambina non era, a differenza del più celebre Nazareno, figlia di un dio e di una vergine madre, e neppure così precoce da discutere coi maestri, giù al tempio. Ma era una persona sensibile, e il centro di questa sensibilità così grande e forte per un essere umano alto appena 130 cm risiedeva lì, vicino alla virtù premio in se stessa.

Non posso dire fosse una bambina felice, non per lo meno nel modo in cui siete abituati a immaginare una bimba felice. Curiosa, faceva un sacco di domande; correva in cerchio fino a che la testa non le pulsava e i sensi si perdevano in una risata rumorosa, stringeva le mani dei suoi compagni di gioco e li riempiva di baci, leggeva silenziosa per riordinare i sentimenti e, quando cadeva, aveva imparato a rialzarsi, sollevata dal battito dei propri muscoli.

Non si sforzava di sorridere, eppure avreste detto avesse sempre un motivo per farlo: era una rosa gialla, un'orchidea aperta, un singolo petalo di margherita, una bacca rossa e liscia al tatto, un ago gelato in inverno, una grassissima pianta estiva. Parlava coi fiori e forse per questo odorava di terriccio e argilla, e cresceva assecondando il passaggio ciclico delle stagioni.

Il tempo passò e la bambina divenne grande come tutte le altre: più alta di un metro e trenta centimetri, più morbida sui fianchi, più sicura dopo ogni domanda.
Una sera stava finendo di scrivere una mail urgente; doveva ancora cucinarsi qualcosa, quando un punto non troppo preciso del corpo brillò, illuminando la stanza e le tende leggere e ondulate dal vento di quasi primavera.
Durò un minuto o poco meno, e comunque c'era la cena da preparare e la mail da chiudere in fretta, ma una sensazione conosciuta le galleggiò in superficie, molle le sfiorò la pancia, veloce salì fino al seno. 'La virtù è felicità in se stessa', disse tra sé e lo schermo del pc: controllò il calendario, e capì che il giardino si stava svegliando di nuovo.


giovedì 8 gennaio 2015

Je suis Charlie

Ciao lettori,
mi sono chiesta se facessi bene o male. Ma più passano le ore, più sono scossa e incredula.

Nessun storia: spero anche voi stiate leggendo e ascoltando quello che i giornali riportano, le opinioni di chi conosce più di noi, le testimonianze che aiutano a formarsi un'opinione, anche contraddittoria.
Quando non capisco, ho paura; ecco perché mi informo.

Il primo post del 2015 lo immaginavo diverso, ma il mio cuore è a Parigi.


domenica 28 dicembre 2014

#12 punti per ricucire il mio cuore

Ciao lettori

A inizio 2014 mi sono segnata un consiglio all'apparenza banale: 'Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando' (David Foster Wallace). Ha funzionato sempre.

Il protagonista di questa storia è Charlie Skinner: direttore delle news del broadcast statunitense ACN, impersonato dall'incredibile Sam Waterston e inventato da Aron Sorkin, è stato uno dei migliori personaggi della serie televisiva The Newsroom. 

L'ultimo racconto dell'anno lo dedico ad un ragazzo che spero trovi il tempo per leggerselo. E' il modo più semplice che conosco per dirgli grazie, perché è stato lui a ritmare le #crazytales, ricordandomi che non è ancora il tempo della resa. 

Enjoy 2015





Charlie ha lasciato questo elenco sulla mia scrivania, appuntandolo sul block-notes al termine della giornata. L'ho rintracciato al cellulare, parlando con la segreteria telefonica: sono altre scadenze, suggerimenti per nuove campagne, rebus da sciogliere durante le vacanze? Cosa vuoi dirmi Charlie? Non ha risposto alla telefonata: è lui il boss, e può permetterselo alle 20.30 di venerdì sera.

Circa tre ore dopo, mentre nella solitudine di casa scelgo il vestito da indossare al pranzo di famiglia per non irritare il credo religioso di mia nonna, il cellulare squilla e Charlie mi saluta cordiale dall'altro capo della cornetta.
Gli chiedo della lista, e scoppia nella risata spontanea che lo rende familiare e unico, facendomi sentire a mio agio anche se sull'attenti.
'Ahahah! Cazzo Mad, pensavo ci saresti arrivata da sola! Hai presente una settimana fa, quando discutevamo sul perché volessi partire e lasciare il tuo posto, per trovare nuovi stimoli e tutto il resto...? Ricordi ragazzina?'. Gli dico certo che sì, e faccio salire la lampo sul fianco tenendo il telefono tra la spalla e la guancia, sconfortata dall'evidente verità: neppure trattenendo il respiro fino al primo gennaio riuscirei ad indossare nuovamente quest'abito.

'Beh Mad, penso sia una stupidata. Lascia che la ruota compia un giro completo, prima di cambiare nuovamente direzione alla marcia.'

Charlie sa essere enigmatico alle 9 del mattino, quando sono nel pieno delle forze, figuriamoci alle 23 inoltrate: fatico a seguirlo, e sono costretta a concentrarmi totalmente su di lui, dimenticando la lotta con la cerniera.

'Abbandonare ora, perché hai ricevuto brutti colpi e critiche, è da vera codarda. 
Quel giorno in cui mi hai parlato come una figlia in cerca di approvazione, nonostante la presunta convinzione del tuo tono di voce, c'era qualcos'altro che mi colpiva guardandoti: i tuoi occhi negavano le tue parole. Ed è stato in quel momento che ho deciso di darti una spinta.

I dodici punti sono... Come potrei descriverli... Forse un memorandum è il termine più corretto. Di certo non era necessario che qualcuno te li ricordasse, ma chi può dirlo!?, mi è sembrato fosse il momento giusto per rinfrescare la retorica del padre buono. Se mi sono fatto prendere la mano, perdonami.'

Ho individuato il sentiero su cui ci stiamo inerpicando; mi domando dove Charlie trovi la tenacia e la passione e lo slancio e la convinzione per riaffrontare lo stesso identico argomento un triliardo di volte.

'Hai ripreso a correre, è vero; i tuoi polmoni sono grandi e le gambe ogni giorno più sicure, ma continui ad allenarti come il criceto sul tapis-roulant, senza obiettivo azzarderei.
Ma dimmi ragazzina, perché non fai lo sforzo di cogliere la tua chance, e capire cosa ti farebbe salire in cima alla collina? Cosa ti fa ancora tanta paura?

(Due dilatatissimi minuti di silenzio imbarazzato)

'Sei con me, Mad?'

Mi ha affondata: Charlie non è un tipo sentimentale, l'ho intuito dalla volta in cui ci siamo presentati, eppure giurerei di aver ascoltato un discorso costruito per trafiggermi la mente e il cuore nel pieno della notte, mentre sono sottovuoto in un vestito troppo piccolo.

E così accade: non avverto alcuna folgorazione, non si spalancano i portoni al seguito delle porte sbattute, non esiste una ricompensa dovuta. Sorrido e sospiro; sono ridicola di fronte allo specchio, mezza nuda con la zip incastrata all'altezza delle anche, e il mio capo dall'altra parte della città a ricordarmi come ruotano gli ingranaggi.
Charlie tira le fila, e infine riaggancia.

'Buon anno Madeleine. Se te lo stessi ancora chiedendo, dio santo sì: averti richiamata a mezzanotte significa che ti voglio bene. Sei il mio cavallo di razza, perché non ti accontenti di un'ipotesi, cerchi le prove, e alla fine lasci sia il tuo intuito a guidare. Ora scusami, ma andrei a dormire.'

martedì 16 dicembre 2014

Xmas Viv

Ciao lettori

Ultima Vivienne prima di Natale, ma non ultima storia dell'anno.
Rilassatevi con le avventure della bambina che parla con la propria pancia, seduta di fronte allo specchio: entro il 31 dicembre cercherò di scrivere qualcosa che non includa pannolini e manine e diminutivi in generale, promesso.

Enjoy Xmas Viv



La nostra casa è sprovvista di abete, perché ci siamo svegliati tardi ed erano tutti finiti al vivaio e non siamo gente da Ikea VI Bolgia Infernale, sotto le feste. Pensa che ti ripensa, ho trovato la soluzione per addobbarci per il Natale, indorando la pillola a Vivienne e a suo padre, che giocavano alla lotta sul tappeto.

'Ragazzi, ascoltate, focalizziamo l'obiettivo. Siete con meee?'. Ho interpretato il loro silenzio come assenso, e illustrato il piano d'attacco, orgogliosamente battezzato 'Il Natale quando arriva è un casino'. 
Vivienne ha ripreso a fare a botte col torace di suo padre, e la spedizione è partita.

Considerando i nostri rispettivi talenti, ho buttato giù una lista, che dovrebbe farci arrivare pronti all'impatto. Ognuno ha un ruolo ed una rispettiva mansione: io e papà abbiamo pure un budget, Vivienne è un folletto senza portafoglio e dovrà ingegnarsi un po' di più. Ma è la giovane del gruppo, e deve iniziare a farsi le ossa prima di strisciare carte di credito in giro.

La Babyrenna aka mia figlia
E' la decoratrice d'interni: a gattoni e con il solo body di cotone addosso, ha trasformato il salotto nel suo atelier, e si volta solo se la chiamo Pollock. E' un'artista: si muove lenta e riflessiva sulla carta da pacchi stesa sul pavimento, e lascia impronte colorate che, mi ha spiegato poi, rappresentano l'essenza del consumismo dilagante delle Feste nel XXI secolo. Ma scusa, bambina mia, una stella cometa e tre magi!? 
Una volta finito, il quadro natalizio verrà appeso in salotto, così che tutti possano ammirare il primo capolavoro dell'incompresa di casa, come nelle migliori gallerie di Chelsea a NYC. Il resto della casa si sta riempiendo di stelle filanti avanzate da Carnevale; e mi aspetto di vedere un pony colorato a breve, uscendo dal bagno il mattino.

Il papà
Oltre che finanziare l'estro della figlia e incoraggiarla nell'espressione delle sue emozioni, ha il compito di procacciarci del cibo che non sia pizza, o latte e biscotti. Personalmente odio pensare al menu, abbinare le pietanze, scegliere il vino, persino apparecchiare; Vivienne mangia ancora roba grattugiata, spappolata, frullata, dalle tonalità pastello: va da sé che il nostro amore gigantesco abbia vinto la fascia di cuoco delle serata a mani basse.

Infine ci sono io, la mamma smemorina
Sono la maestra di cerimonia. Purtroppo ho avuto una trascurabile svista che ha rischiato di far fallire la mia missione: mi sono scordata di inviare gli inviti per il party della vigilia. 'Scusa mamma, ma questi cartoncini dorati che sto imbrattando con la pappa cosa sarebbero? Sono carini, sembrano proprio le comunicazioni per la nostra festa...'. 'Nooo, non ci posso credere, l'ho scordato! Nascondiamo tutto amore, e neghiamo fino alla morte. Croce sul cuore'. Ovviamente il 24 dicembre è una data gettonatissima nelle agende, e nessuno dei nostri amici e parenti è libero ora.
Mi sono maledetta per un giorno interno, ma ho trasformato l'epic fail in una splendida idea. Dopo l'anno di merda che abbiamo passato, regalerò ai miei tesori un paio d'ore di assoluta e preziosissima tranquillità. 
Farò spegnere i cellulari, disattiverò il wifi e il campanello alla porta. 

Parleremo tra di noi immersi nel silenzio del ticchettio dell'orologio, e penso sarà emozionante ascoltare l'opinione di Vivi sull'immacolata concezione, l'esistenza di tre re venuti dall'Oriente per incoronare un nuovo dio incarnato in un fagottino biondo e ricciolino, e la possibilità che le renne sappiano volare. 'Dai mamma, fa acqua da tutte le parti questa storia'.

Buon Natale, my readers

giovedì 4 dicembre 2014

Seratona

Ciao lettori

Andiamo a fare serata con la Babytalker, sottofondo da brave inglesine :)

Enjoy a little bit of clubbing


D'inverno la casa si riempie di maglioni intrecciati e difficili da far asciugare. L'umidità mi manda fuori di testa, ma sembro l'unica a soffrirne chez nous; gli altri membri dell'equipaggio non si scompongono neppure sotto le bombe d'acqua.
Questi mesi hanno però un risvolto molto divertente. Vesto Vivienne da sandwich al formaggio, la avvolgo in tanti strati di tessuti in poliestere misto lana, e infine la fotografo mentre si agita come un'anaconda spazientita, cercando di sbottonarsi il cardigan, imprecando nella lingua bisillabica che parla fluentemente da un mese.

La lotta contro se stessa termina quando la piazzo in auto e la spoglio: 'li-ber-tààà mammaaa!'. Domani mattina possiamo dormire, e siccome il punto croce non è ancora il nostro passatempo preferito, decidiamo di fare serata. Suo padre è impegnato in affari improrogabili che ancora mi sfuggono, ma si è premurato prima di lasciarci uscire: 'Abbassa la radio, evita di suonare ai camion, ricordati la bambina in autogrill'.
Maschero la tristezza di non poterlo portare con noi dietro una battutina acida, 'Beh ma passami il guinzaglio: la lego e non ci pensiamo più, mh!?', lui mi guarda con sufficienza e il colpo in canna: attenzione, stiamo per litigare.
Fortunatamente Vivienne interviene a placare gli animi bollenti con il ruttino della pace: 'Ragazzi, va bene conciarmi come l'omino Michelin, ma sono a tanto così dall'autocombustione qui sotto. Bury the hatchet, s'il vous plait'.
Che disagio averla fatta più intelligente di me e lui messi insieme.

Scivoliamo lente sull'asfalto, ci superano tutti, ma guidiamo sempre occupando la corsia più a destra. Seduta leggermente scomposta, Vivienne mi chiede di attaccare la playlist che con papà è vietato passare, perché c'è posto per un unico re dell'autoradio e, in ogni caso, 'Le Spice le ascolti con le cuffiette'.
Che disagio, in generale.

Stasera, però, io e la Babydancer facciamo le diavole: papino è lontano, e se dovesse chiamare la mia socia sa maneggiare la manopola del volume. Mentre la lascio giocare con il pennello del fard e il caricabatterie del cellulare, con cui Viv cerca di impiccarsi in 1000 e più modi, ci rilassiamo in chiacchiere.

Allora Viv, cosa mi volevi dire l'altro giorno, quando papà ci ha interrotte?
...
Come non ti ricordi!? Ti sgridavo perché scalciavi contro la porta, arrogantella e paonazza in viso... Dai si che te lo ricordi.
Mo mo.
Dopotutto sai che non si ottiene niente con questi atteggiamenti da prima donna, te l'ho spiegato.
Ma ma.
Esatto, brava, sapevo che avresti colto il punto. Comunque, cosa volevi dirmi prima che entrasse il principe di Persia?
Po pa po.
Come scusa? E' difficile senza traduttore simultaneo...
Mmm Aaa.
Lo so, tuo padre ti capisce al volo. Ma non è carino fare paragoni, non metterci in competizione.
Pppa pppo.
Ma nooo che non me la prendo, fffigurati. Stai serena proprio.
Ba ba.
Ah dici che sono la tua mamma preferita? Bene dai, meglio che due dita negli occhi.
Mmmammmmma!
Dio adesso ti infilo nel Camogli e ti mangio tutta!
Ihihihihihihihi...

Vivienne esplode in un gorgheggio brillante; rilascia ultrasuoni e scintille multicolori che illuminano l'autostrada davanti a noi, mentre io sono costretta ad accostare al primo distributore perché avverto un odorino particolare nell'abitacolo, e non sto parlando dell'Arbe Magic andato a male.

Finalmente arriviamo in disco, il gorilla fa un po' di storie perché i Pampers non sarebbero ammessi, Vivienne gli pianta il solito casino da pasionaria, lui indietreggia spaventato, io mi infilo dietro la Babyclubber navigata.
Dentro troviamo il nostro posticino, Missy Elliot ci shakera per bene, papà ci scrive un paio di volte, Vivienne gli risponde con un selfie in cui rimbalza sul divanetto, io gli invio tre stelline con le emoji di ultima generazione.

La nostra notte è lunga e tenera, Fantasylandia è un posto per gente dal cuore che batte prepotente nonostante l'umidità e qualche altra piccola zecca ancora da estirpare.

Nighty Night

mercoledì 26 novembre 2014

Qualcuno sta crescendo qui attorno

Ciao lettori

Vivienne, la dolcezza dagli occhi grandi e il pannolino sempre pieno, cresce.
Per chi fosse nuovo e non la conoscesse, ecco la prima storia della saga Queen Vivienne I

Per tutti gli altri che non hanno bisogno di ripassare, Enjoy #dentini e #futurodaurlo


Mi chiedevo quando sarebbe accaduto; dopotutto non è la figlia di Zeus e Artemide, è umana e un momento di delirio le è concesso, nonostante per me sia una Babyciambella venuta col buco e una spolverata di zucchero a velo tutt'intorno.

Vivienne ha avuto la sua prima crisi isterica, e se siete madri o padri, forse avete intuito cosa intendo.
Era una di quelle notti di sesso silenzioso al limite dell'umano, 'altrimenti svegliamo a bambina che sonnecchia a un metro da noi, e ti appendo se svegliamo la bambina'. Avevamo anche finito, ed eravamo stati due draghi: l'esercizio evidentemente aiutava, non era una diceria da personal trainer. Leggeri e muti, ci siamo concessi giusto un afflato più spinto sul finale, consentito dal decalogo del genitore perfetto. Ho controllato, fidatevi, si può miagolare un po'.
Vivienne era crollata al solito orario la sera prima, io ero soddisfatta e mi stavo puntando i gradi di mammasyan sopra il cuore che batteva ancora forte.
A un passo dall'appagamento quasi completo, mia figlia mi ha riportata coi piedi per terra.

Saranno state le cinque del mattino, Viv ha iniziato a piangere sotto le coperte, poi si è alzata in piedi, tentando di scavalcare la sbarra del letto, infine le ha tirato una capocciata suicida. Suo padre si è alzato prima che infilasse le dita nella presa della corrente, come atto estremo di richiesta d'attenzione.
Si sono fatti si e no 1000 m avanti e indietro, dalla cucina al bagno, con lui che emetteva un ronzio che sarebbe stato narcotizzante per chiunque, eccetto che per la desperada col pigiamino.
Mezzora dopo la camminata tra le mura domestiche, sono entrati in stanza. 'Non si placa, provaci tu', ha detto massaggiandole la schiena con il palmo della mano, mentre la teneva sdraiata a pancia in giù, stesa sul suo avambraccio. Così mi sono tirata in piedi, l'ho presa dalle sue braccia, e praticamente immobile ho iniziato a cullarla, come per farle venire il mal di mare. 'Se stai ferma, non smette', ha commentato il genio che fino a due minuti prima sembrava Pietro Mennea intramuros. 'Con me funziona, sta' a vedere. Lei sa che, se iniziassi a camminare per casa a quest'ora e con meno di due ore di sonno in corpo, andremmo entrambe a sbattere sul frigo. E' addestrata per sopravvivere'.

Viv ha smentito la mia tesi: ha urlato fino le nove del mattino, le nove! Non pensavo fosse possibile emettere suoni così acuti per un lasso di tempo tanto lungo, e ci siamo preoccupati: era asciutta, aveva fatto la vagonata di cacca come sempre, non aveva macchie sul corpo, muoveva mani e piedi se la pizzicavo, naso e gola erano liberi. Non era calda, non eccessivamente, se considerate che comunque tutto quel piangere l'aveva un po' agitata e arrossata.

Nel dubbio siamo andati al pronto soccorso: la prima volta sul set di E.R. per la Babystarlette. Anche in sala d'attesa Viv ha dato di matto, agitando i pazienti presenti. Un signore mi ha suggerito di sculacciarla e farle brutto: scusa, Erode, ma chi ti ha chiesto niente.

Finalmente è arrivato il nostro turno e il medico ha dato un'occhiata alla pupa.
Le ha fatto una lastra, per vedere se il pancino era ok. E il pancino era ok. Poi la prova dei riflessi, che è una specie di bungee jumpin' per unenni: l'ha presa per le caviglie  e capovolta con una mossa alla Flash Gordon, repentina e improvvisa. Vivienne sembrava un salame, a testa in giù, un tantino disorientata ma sempre sul pezzo: cioè strillava contro l'ospedale intero, geriatria compresa.
Infine, controllandole le gengive, ha scoperto cosa avesse: lo squaletto stava mettendo altri denti.
Era strano non avesse la febbre, ma poteva capitare in alcuni casi, ha detto il dottore, salutandoci mentre Vivienne ancora strillava.
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Se, quindi, pensate sia tutto una gioia e una risata, solo perché il mio modo di descrivervelo effettivamente lo fa sembrare tale, siete fuori strada.
Vivienne sta crescendo; non è neppure una pre-adolescente, e non mi odia ancora, ma è già durissima.
Specialmente se seguite la logica schiacciante: se un nuovo dentino la fa sembrare Tina Turner scuoiata da Ike, non oso immaginare cosa ci riserverà il futuro :)