Ciao lettori!
Vi tremano i polsini al pensiero di anni di rincari/sangue/sudore per non farci prendere a cinghiate dalla BCE e dal New Kid on The Block Dragone Mario, o siete tra quelli che festeggiano l'uscita di scena del già Biscione Fininvest/Publitalia/Standa/Milan, e pensate che adesso tornerà il sereno in un battibaleno come quando volavano i Nostri Oh Mini Ponies?
Bene: in entrambi i casi, fregacazzi (trad: Non mi interessa molto).
E' il momento delle storie.
State seduti, leggete, andate a ballare stasera.
Comme toujours, Enjoy!
Quanto sei sconveniente, quando ti agiti in quel modo. Sai che mia madre non lo sopporta cazzo.
Tua madre non sopporta neppure il caldo d'estate, ecco perché le abbiamo regalato quel condizionatore. A tutto c'è una soluzione, chiamami Mrs Wolf.
Mi ha chiesto se voglio incontrare la figlia della sua amica, quella bona, che parla senza alzarela voce in pubblico e fa la dentista.
Tua madre ha fiuto per le occasioni della vita. Sulla carta sembra un ottimo partito. Se vuoi facciamo shopping per trovarti una giacca decente per il primo appuntamento.
Sei scema forte.
Tu non puoi volere che ti risponda seriamente, altrimenti poi dovrei sciacquarmi la lingua col sapone per una settimana.
Cosa vorresti dire?
Lascia perdere genio.
Dimmi cosa pensi, avanti. E non attaccare con le stronzate.
Penso che tua madre sia incapace di volerti bene, e che sia fastidiosa in silenzio, figuriamoci parlante.
Penso che non solo non mi sopporti, ma molto più semplicemente nutra nei miei confronti quella che un dottore bravo definirebbe 'astio atavico per ragazza fica che fa all'amore con il figlio eletto senza preoccuparsi se la piega regge l'amplesso'.
Penso che non mi stia mai ascoltare, e che non faccia niente per fingere di farlo.
Penso che lei pensi che questa cosa mi procuri frustrazione, visto che sono cordiale come un paggetto ogni volta che mi ringhia cortesemente contro.
Ed infine penso che ognuno ha i genitori che il caso gli attribuisce, ma le fidanzate che si sceglie.
Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti, non esitare se necessiti.
Questo era un discorso serio?
Ammazza! Ho elencato per punti, non mi sono dilungata, e ho mantenuto un tono neutrale, per non lasciare che le emozioni intaccassero il mio eloquio.
Mettiamo il caso che ti chieda di fare qualcosa per "andarle incontro". Cosa faresti?
Innanzitutto non fare " "con le dita quando parli. Mi irrita, mi ricorda tua madre. Secondo poi, non rischieresti mai così tanto.
Cosa intendi?
Che ti farei lo scalpo, sacrificherei le tue interiora al dio Sole, e lascerei che il resto si decomponga al suolo.
Non faresti nulla, quindi.
Forse non mi sono spiegata bene. Ti farei male, prima di lasciarti assalire dalle iene ridens.
Non ci credo. Sei ragionevole, intelligente, e mi ami.
Smetterò di amarti prima o poi, e allora puf!, potrò massacrarti senza rancore.
Perchè eviti il discorso? Perché cazzeggi? Perché non ne possiamo parlare?
Perchè non sto con te per capire come/quando/dove evitare di ferire tua madre, e farlo non mi renderebbe migliore, ed essere migliore non aggiusterebbe il problema che hai con la tua progenitrice. Se vuoi ti tengo la mano prima di entrare quindi, ma non ho nessunissima voglia di litigare al posto tuo.
... ... ... ...
Sei ancora innamorato o stai pensando alla dentista tutta calda mh?
Sei scema forte, ma hai ragione. Vieni qui va'.
FINE
La palestra della scrittrice. Costanza, volontà, errori, refusi. Open 24/7, ingresso libero, commenti ben accetti. Enjoy.
sabato 12 novembre 2011
mercoledì 9 novembre 2011
TOUGHER THAN THE TOUGHS
Amore, vuoi un suggerimento? Sparami. Un colpo solo; non devi maciullarmi, solo uccidermi. Ti sei infatuato di una cagna, una mistificatrice, una meretrice 2.0. Lasciami perdere, non ti merito, e, per quanto ti è concesso sapere beh… magari nemmeno ti voglio. Mi hai fatto il solletico, forse te l’ho permesso senza neppure accorgermene, ma lo sappiamo bene che there’s no direction home for us.
Se preferisci distrarmi, prima di spararmi, possiamo chiacchierare del tempo, dell’efficacia del 4 4 2, dello sbarco dei pinguini su Marte. Dimmi tu, argomento a piacere. Tanto lo sappiamo che non è il cosa, ma il come che ci interesserebbe. Sì, ti ho visto mentre ti facevi i cazzi tuoi. La tua vita mi sembra tranquilla, serena: il tuo futuro con compagna, cani, figli e amici è una cosa seria. Approvo, se è la mia approvazione che stiamo cercando ora. Ehi ehi ehi, non ti irritare eh!, sei tu che non mi vuoi parlare qui. Io sono ferma, un corpo unico scolpito nel marmo carrarese, un blocco silenzioso. Non ho parole, anche se è difficile crederlo. Mi hai preso alla sprovvista, è vero, ma ho sempre un sacco di cose da fare prima che qualcuno le faccia per me.
Sono indisponente, hai ragione. Ma danno sempre a me la parte dell’insensibile, come succedeva a Clint Eastwood. Ecco perché non elencherò le mie infinite qualità nascoste, se per caso te lo stai chiedendo.
Non accadrà mai, e non per colpa mia. Però potremmo rimanere amici, scambiarci gli auguri a Natale, sorriderci. Non mettermi il muso su. Io mi innamoro solo dei condottieri, dei guerrieri, e dei ricchi sfondati che mi fanno vivere negli Hampton. Magari nella prossima vita ci incontriamo prima, ci capiamo meglio, e non ci lasciamo scappare. Sarebbe bello sì, hai ragione anche in questo caso.
venerdì 4 novembre 2011
DICE.
Si dice che ci siano degli unicorni che stanno volando sopra le vostre teste, nonostante la pioggia.
Si dice che siano quattro, e che il battito delle loro ali stia alzando il vento.
Si dice che il più anziano tra loro, JAMES I, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Si dice che il più bello tra loro, CHRISTOPHER, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Si dice che il più intelligente tra loro, CLAUDE, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Si dice che il più coraggioso tra loro, FRANCES, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Il mio vicino di casa, che non crede alle favole, dice che si chiuderà in casa stasera, e non guarderà il cielo. Fa male troppa fantasia, fa male. Dice il mio vicino di casa.
Il mio fidanzato, che mi ama nonostante il nonostante, dice che me ne cattura uno. E lo tiene per il matrimonio. Il nostro. Così risparmiamo sulla macchina e l'autista.
La mia amica, che ha un po' di problemi economici, dice che è fico che siano quattro, gli unicorni. Perchè portano fortuna, e quindi stasera quadruplo culo.
Mio padre, che mi ha sgridato come nessuno mai, dice che non sa perché mi abbia pagato gli studi.
Mio fratello, che cresce senza sosta e mi commuove ad ogni sosta, non dice niente. Gli rubo le parole.
Mia madre, che si preoccupa sempre troppo, dice il telegiornale forse ne parlerà stasera.
Stasera, in ogni caso, trovate qualcosa da fare. Che agli unicorni ci penso io.
Si dice che siano quattro, e che il battito delle loro ali stia alzando il vento.
Si dice che il più anziano tra loro, JAMES I, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Si dice che il più bello tra loro, CHRISTOPHER, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Si dice che il più intelligente tra loro, CLAUDE, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Si dice che il più coraggioso tra loro, FRANCES, abbia un messaggio da consegnare al mondo.
Il mio vicino di casa, che non crede alle favole, dice che si chiuderà in casa stasera, e non guarderà il cielo. Fa male troppa fantasia, fa male. Dice il mio vicino di casa.
Il mio fidanzato, che mi ama nonostante il nonostante, dice che me ne cattura uno. E lo tiene per il matrimonio. Il nostro. Così risparmiamo sulla macchina e l'autista.
La mia amica, che ha un po' di problemi economici, dice che è fico che siano quattro, gli unicorni. Perchè portano fortuna, e quindi stasera quadruplo culo.
Mio padre, che mi ha sgridato come nessuno mai, dice che non sa perché mi abbia pagato gli studi.
Mio fratello, che cresce senza sosta e mi commuove ad ogni sosta, non dice niente. Gli rubo le parole.
Mia madre, che si preoccupa sempre troppo, dice il telegiornale forse ne parlerà stasera.
Stasera, in ogni caso, trovate qualcosa da fare. Che agli unicorni ci penso io.
sabato 29 ottobre 2011
Strictly Personal
Buongiorno GRACE, posso parlarti?
Certo cara, accomodati. Dammi un minuto, sto ultimando una COSA. Poi sono tua.
Trascorre circa un quarto d'ora. Ma sono stanca per spazientirmi come farei di solito. Fuori c'è AMBURGO (nota della scrittrice: questo è il piano della finzione), che mi ricorda di avere un po' di arretrati da smaltire: dalla A di 'andare in banca per chiedere il mutuo' alla Z di 'ziocantante non mi concederanno mai un mutuo, a chi la racconto!?'.
Grace, la bellissima e tranquillissima e solidissima donna entrata per caso nella mia altrettanto bella ma meno solida esistenza, ha ora finito.
Hai bisogno di me? Per quale motivo...?
Sono un po' stanca, Grace. Ti va di ascoltarmi?
Certo.
Bene, allora... da dove comincio... è un discorso lungo che...
Inizia dal mezzo. Tutti cominciano dall'inizio, tu parti in media res. Per lo meno il racconto si farà interessate per me, che ti ascolto. E' una delle regole della retorica, annotala.
Mi stanno tutti sul cazzo. Non li sopporto. Mi tirano le trecce, mi sfiancano con le loro lamentele, mi caricano la schiena di problemi ai quali trovo continue soluzioni, che poi nessuno di loro persegue. Pretendono pazienza, dolcezza, gentilezza e buonumore, senso civile, dignità, serietà, acume, spirito d'iniziativa, propensione all'azione. Ognuno di loro crede di potermi richiamare all'ordine, il proprio. Nessuno che mi chieda come sto, senza poi attaccare la filastrocca del malumore.
E quelli di loro che non si vogliono sfogare, che dio me ne scampi, al minimo passo falso s'indignano, distruggono castelli di sabbia che nessuno, e sottolineo nessuno, gli ha mai chiesto di erigere a mio nome. Mi ammirano, fino a che sono ammirabile dal loro punto di vista; scuotono la testa con rammarico se si accorgono che no, non sono quella che s'immaginavano.
Bene, questi sono GLI ALTRI. Cosa potremmo fare per stare meglio?
Ucciderli UNO AD UNO. Ho preparato una lista sai, ce l'ho qui... aspet' che...
Il tuo senso dell'umorismo, cara, mi seppellirà dalle risate (si asciuga le lacrime). Ma la mia domanda è seria. La riformulo: cosa potresti fare per stare meglio, evitando spargimenti di sangue?
Ho pensato che avrei potuto evitarli, tutti. Addio e scappo. Ma poi mi sono resa conto di aver bisogno di loro, di sentirne la mancanza, di provare affetto, perfino amore per qualcuno. Allora ho provato ad accontentarli, uno ad uno. Ebbene, Grace, non mi crederai, ma più li assecondavo, più li odiavo.
Cara, non per fare la pignola, ma stiamo sempre a parlare DEGLI ALTRI. Sposta il mirino.
Non lo so, non lo so, io.non.lo.so cosa cavolo devo fare!!!
Amburgo è sempre appoggiata fuori dall'ufficio di Grace; un quadrato di palazzi, cielo e nuvole serali. Sta diventando buio, e l'orario di lavoro è finito. Le pagheranno gli straordinari, penso.
D'un tratto Grace prende il pennarello rosso che usa per cerchiare foto, parole, segni. Evidenzia il meritevole dal trascurabile, si muove in una massa di novità, colori e frasi con l'agilità di un delfino curioso (nota della scrittrice. Scusate il riferimento pubblicitario. Ma è venuto spontaneo, e ho pensato di lasciarlo) in un oceano di imput. Vorrei essere così.
Mi piaci. Hai un Q.I. assolutamente trascurabile, non entreresti mai nel direttivo di una grande azienda e di certo non ti affiderei le sorti dell'economia mondiale. Ma mi piaci molto. Non trovo da tempo una ragazza divenuta donna nel modo in cui lo sei diventata tu; e dovresti evitare di chiedere agli altri di capirti, comprenderti, lusingarti. Non è importante. Non è gratificante. Non è neppure lungimirante. Nessuno di loro saprà mai come ti lavi i denti al mattino, quanta crema idratante metti, dove ti siedi in tram per andare in studio. Eppure, riflettendoci, sono questi gesti quotidiani che ti rendono quella che sei. Alla fine del mese, all'inizio di un nuovo anno. Ancora e ancora, imperturbabile, la tua forza di volontà, nascosta sotto un sorriso e due occhi ingenuamente spalancati, ha perforato una montagna di noia, indolenza, accidia e depressione. Hai trovato un muro, ci hai scavato un tunnel.
Lo percorro da sola, il tunnel?
Come vuoi; io trovo sia bello stringere la mano di qualcuno a volte.
Già. Ma se mi stringono troppo forte, se si mettono a piangere sulla mia spalla perché c'è buio, se gli dà fastidio l'umidità, se hanno freddo e dicono che è colpa mia...
Lo faranno, sì. Li deluderai molto, perché scopriranno che il tuo tunnel non è arredato, non è comodo, non è neppure spazioso. Ma mia cara, davvero ti devo spiegare io che vale più una nota di biasimo, che una colata infinita di miele?
Hai bisogno di me? Per quale motivo...?
Sono un po' stanca, Grace. Ti va di ascoltarmi?
Certo.
Bene, allora... da dove comincio... è un discorso lungo che...
Inizia dal mezzo. Tutti cominciano dall'inizio, tu parti in media res. Per lo meno il racconto si farà interessate per me, che ti ascolto. E' una delle regole della retorica, annotala.
Mi stanno tutti sul cazzo. Non li sopporto. Mi tirano le trecce, mi sfiancano con le loro lamentele, mi caricano la schiena di problemi ai quali trovo continue soluzioni, che poi nessuno di loro persegue. Pretendono pazienza, dolcezza, gentilezza e buonumore, senso civile, dignità, serietà, acume, spirito d'iniziativa, propensione all'azione. Ognuno di loro crede di potermi richiamare all'ordine, il proprio. Nessuno che mi chieda come sto, senza poi attaccare la filastrocca del malumore.
E quelli di loro che non si vogliono sfogare, che dio me ne scampi, al minimo passo falso s'indignano, distruggono castelli di sabbia che nessuno, e sottolineo nessuno, gli ha mai chiesto di erigere a mio nome. Mi ammirano, fino a che sono ammirabile dal loro punto di vista; scuotono la testa con rammarico se si accorgono che no, non sono quella che s'immaginavano.
Bene, questi sono GLI ALTRI. Cosa potremmo fare per stare meglio?
Ucciderli UNO AD UNO. Ho preparato una lista sai, ce l'ho qui... aspet' che...
Il tuo senso dell'umorismo, cara, mi seppellirà dalle risate (si asciuga le lacrime). Ma la mia domanda è seria. La riformulo: cosa potresti fare per stare meglio, evitando spargimenti di sangue?
Ho pensato che avrei potuto evitarli, tutti. Addio e scappo. Ma poi mi sono resa conto di aver bisogno di loro, di sentirne la mancanza, di provare affetto, perfino amore per qualcuno. Allora ho provato ad accontentarli, uno ad uno. Ebbene, Grace, non mi crederai, ma più li assecondavo, più li odiavo.
Cara, non per fare la pignola, ma stiamo sempre a parlare DEGLI ALTRI. Sposta il mirino.
Non lo so, non lo so, io.non.lo.so cosa cavolo devo fare!!!
Amburgo è sempre appoggiata fuori dall'ufficio di Grace; un quadrato di palazzi, cielo e nuvole serali. Sta diventando buio, e l'orario di lavoro è finito. Le pagheranno gli straordinari, penso.
D'un tratto Grace prende il pennarello rosso che usa per cerchiare foto, parole, segni. Evidenzia il meritevole dal trascurabile, si muove in una massa di novità, colori e frasi con l'agilità di un delfino curioso (nota della scrittrice. Scusate il riferimento pubblicitario. Ma è venuto spontaneo, e ho pensato di lasciarlo) in un oceano di imput. Vorrei essere così.
Mi piaci. Hai un Q.I. assolutamente trascurabile, non entreresti mai nel direttivo di una grande azienda e di certo non ti affiderei le sorti dell'economia mondiale. Ma mi piaci molto. Non trovo da tempo una ragazza divenuta donna nel modo in cui lo sei diventata tu; e dovresti evitare di chiedere agli altri di capirti, comprenderti, lusingarti. Non è importante. Non è gratificante. Non è neppure lungimirante. Nessuno di loro saprà mai come ti lavi i denti al mattino, quanta crema idratante metti, dove ti siedi in tram per andare in studio. Eppure, riflettendoci, sono questi gesti quotidiani che ti rendono quella che sei. Alla fine del mese, all'inizio di un nuovo anno. Ancora e ancora, imperturbabile, la tua forza di volontà, nascosta sotto un sorriso e due occhi ingenuamente spalancati, ha perforato una montagna di noia, indolenza, accidia e depressione. Hai trovato un muro, ci hai scavato un tunnel.
Lo percorro da sola, il tunnel?
Come vuoi; io trovo sia bello stringere la mano di qualcuno a volte.
Già. Ma se mi stringono troppo forte, se si mettono a piangere sulla mia spalla perché c'è buio, se gli dà fastidio l'umidità, se hanno freddo e dicono che è colpa mia...
Lo faranno, sì. Li deluderai molto, perché scopriranno che il tuo tunnel non è arredato, non è comodo, non è neppure spazioso. Ma mia cara, davvero ti devo spiegare io che vale più una nota di biasimo, che una colata infinita di miele?
lunedì 24 ottobre 2011
IL SONNO RISTORATORE.
Ciao, la pausa pranzo è migliore se leggi mentre mangi.
Quindi mordi, mastica, bevi che sennò t'ingozzi e leggi.
scena 01
Buongiorno ai passeggeri del volo XGFR5473HYFD diretto a UN POSTO CHE VOLETE VOI. Abbiamo un piccolo problema al motore, uno dei due. Ma se ci schiantiamo, attenzione, non pensate di finire su un'isola che un certo Locke sposta nel tempo, minacciato da un certo Ben già bambino triste, oggi sanguinario visionario e un poco vendicativo.
scena 02
La hostess non c'è più, e navigo in uno tsunami, la mia scialuppa di salvataggio (ero su un aereo con le scialuppe di salvataggio, un modello aerodinamico diciamo) è il gommone del gioco Atlantide di Gardaland... Esatto, quello rotondo con il manubrio in mezzo. Non sto a farvela lunga, ma l'onda anomala mi sommerge e mi trovo a nuotare con altri naufraghi verso la riva di una spiaggia che Lost ci fa una pippa.
scena 03
Siamo io e i sopravvissuti. Tra cui mio papino (Freud accomodati pure, analizza l'ovvio dai) e mio fratellino (oggi ventenne) ma nel sogno bimbo di tre anni indifeso e davvero cicciottello. Insomma, siamo lì che ce la raccontiamo come un gruppo di ragazzi dei fiori dopo il concerto dei Camaleonti, che tac!, arrivano gli squali. Squali anfibi. Seguitemi alla scena successiva.
scena 04
Io scappo (e me ne frego di papà e fratello. Egoista), e mi ritrovo all'oratorio del paese. Lo squalo quasi mi becca, papà IL MIO EROE CON L'ASCIA AFFILATA lo fa a brandelli. Guardo papà, pieno zeppo di sangue. Moto di riconoscenza, ma ecco, anche io l'avrei fatto per te eh, diciamolo senza dubbi.
scena 05
Abbandono padre e inerme fratellino che comunque non aveva un ruolo centrale, e sono con Orlando Bloom THE FICO OF FICHI. Ci troviamo su una scogliera (tipo Dover, ma una vale l'altra), e parliamo fitto fitto. Ed è qui che capisco che sto sognando: Orly è gay. E io lo sto insultando per l'ultimo film, I tre Moschettieri. No guarda Orlando non ci siamo. Lui un po' ci rimane male. Ma la conversazione è interrotta dai delfini.
scena 06
Questo branco di delfini dotatissimi ma molto scemi si è appena incagliato tra le rocce della scogliera di Boh Forse Dover Ma Non E' Importante. Io, che è noto sono agile come una gazzella, mi calo (?) e ne salvo uno, liberandolo e gettandolo in mare. Vai Delphi, vai. E che i tuoi compagni delfini invece muoiano qui, che io sto spiegando a Orlando quali mosse fare per far riprendere quota alla sua carriera. Fine? Ma va!
scena 07
Sempre su quella cazzo di scogliera che mi che significa qualcosa a questo punto, dicevo, sulla scogliera arrivano le SCIMMIE CON LA CODA LUNGA. Tipo liana. Salgono dal mare (saranno parenti degli squali anfibi) e sono delle rompipalli dispettose, che faranno molti guai. Ma non scappo, Orlando mi trattiene con sguardo decisamente gaio e mi chiede se ci sono film che credo possano valorizzarlo. Non faccio in tempo a dire A, il sogno per fortuna finisce.
domenica 23 ottobre 2011
BERLINO
Descrizione en plein air.
Di un luogo che ho visto, e che voi umani potete non solo immaginare, ma anche visitare.
Enjoy this lazy Sunday Afternoon, my Fellaws.
Deve essere innanzitutto inverno. Richiamate a voi la sensazione della lama sottile del taglierino che picchietta il vostro nasino, la vostre guance, le vostre palpebre. Milioni di spilli della nonna, tutti sul vostro viso, esposto alle intemperie, e ai baci camminando per strada.
Indossate una giacca a vento molto pesante, piume d'oca imbottiscono un tessuto antipioggia, in grado di respingere il più nobile dei fiocchi di neve. Poca poesia, molto spirito di sopravvivenza. Ai piedi stivali di gomma, doppie calze collant, guanti e sciarpa ça va sans dire, berretta e cappuccio per i più deboli fra voi.
Così siete pronti, e potete imboccare l'uscita della metro.
A questo punto cercate di aprire l'umbrella/ella/ella, ma non pensate di certo a Rhianna.
Davanti a voi, in questo tardo pomeriggio di febbraio, il cielo grigio topo, la strada bianco ghiaccio, il silenzio inaspettato. Non c'è nessuno, se per nessuno intendiamo qualche macchina random, e pochi passanti lontani.
Rimanete attenti, non distraetevi, perché lo stupore si raggiuge solo attraverso l'osservazione.
Avete molto freddo, siete un po' stanchi per il viaggio da Orio al Serio, ma l'eccitazione scorre veloce anche sotto zero.
Lo spettacolo vi coglie impreparati, e comprendete qui ed ora come il Romanticismo sia una cosa seria. Distante dai cioccolatini Perugina; vicinissimo allo spirito dei nobili, alle passioni che non sono solamente amorose, al pensiero che si fa letteratura.
La Porta di Brandeburgo, il viale Unter den Linden, e ovviamente il gelo. Non dimenticate il gelo, è fondamentale. Avete voglia di un caffè bollente, di un dolce alle mele, di una coperta di lana grezza, di un calorifero infiammato. Il ticchettio che sentite, è il battere incontrollato dei vostri denti.
Ma guardate davanti a voi, muti, fate wow con la bocca.
Non state soffrendo. All'inizio del lungo weekend, le mail qui non vi raggiungono, e siete stranamente ibernati e felici. A volte le sensazioni si accoppiano in modo strano, pensate, e inclinate la testolina come un bimbo accarezzato dopo una buona azione. Siete docili e sereni, non vi manca nulla.
Siete finalmente il cervo, e non il cacciatore.
Di un luogo che ho visto, e che voi umani potete non solo immaginare, ma anche visitare.
Enjoy this lazy Sunday Afternoon, my Fellaws.
Deve essere innanzitutto inverno. Richiamate a voi la sensazione della lama sottile del taglierino che picchietta il vostro nasino, la vostre guance, le vostre palpebre. Milioni di spilli della nonna, tutti sul vostro viso, esposto alle intemperie, e ai baci camminando per strada.
Indossate una giacca a vento molto pesante, piume d'oca imbottiscono un tessuto antipioggia, in grado di respingere il più nobile dei fiocchi di neve. Poca poesia, molto spirito di sopravvivenza. Ai piedi stivali di gomma, doppie calze collant, guanti e sciarpa ça va sans dire, berretta e cappuccio per i più deboli fra voi.
Così siete pronti, e potete imboccare l'uscita della metro.
A questo punto cercate di aprire l'umbrella/ella/ella, ma non pensate di certo a Rhianna.
Davanti a voi, in questo tardo pomeriggio di febbraio, il cielo grigio topo, la strada bianco ghiaccio, il silenzio inaspettato. Non c'è nessuno, se per nessuno intendiamo qualche macchina random, e pochi passanti lontani.
Rimanete attenti, non distraetevi, perché lo stupore si raggiuge solo attraverso l'osservazione.
Avete molto freddo, siete un po' stanchi per il viaggio da Orio al Serio, ma l'eccitazione scorre veloce anche sotto zero.
Lo spettacolo vi coglie impreparati, e comprendete qui ed ora come il Romanticismo sia una cosa seria. Distante dai cioccolatini Perugina; vicinissimo allo spirito dei nobili, alle passioni che non sono solamente amorose, al pensiero che si fa letteratura.
La Porta di Brandeburgo, il viale Unter den Linden, e ovviamente il gelo. Non dimenticate il gelo, è fondamentale. Avete voglia di un caffè bollente, di un dolce alle mele, di una coperta di lana grezza, di un calorifero infiammato. Il ticchettio che sentite, è il battere incontrollato dei vostri denti.
Ma guardate davanti a voi, muti, fate wow con la bocca.
Non state soffrendo. All'inizio del lungo weekend, le mail qui non vi raggiungono, e siete stranamente ibernati e felici. A volte le sensazioni si accoppiano in modo strano, pensate, e inclinate la testolina come un bimbo accarezzato dopo una buona azione. Siete docili e sereni, non vi manca nulla.
Siete finalmente il cervo, e non il cacciatore.
sabato 22 ottobre 2011
"Do you see the city lights, dear? It is the fire, and it's walking with us."
Siamo un fermo immagine. Un primissimo piano intenso. Un close-up sul dettaglio insignificante.
Siamo un piano sequenza interminabile. Un lento scorrere senza stacchi, pause, buchi neri.
Siamo anche un controcampo, una dissolvenza, un titolo di coda.
Siamo stati il primo ciak, la sceneggiatura scritta, il soggetto abbozzato, l'idea che prende forma.
Ci vestiamo a festa, passeggiamo davanti alla schiera di fotografi, calpestiamo il red carpet.
Rilasciamo interviste, cerchiamo risposte intelligenti, siamo pupazzetti nella centrifuga dei lustrini.
Leggiamo virgolettati imbarazzanti, proviamo a smentire, nessuno ci ascolta.
Costretti, stringiamo mani potenti.
Tu meglio di me, io meglio di te.
L'alternanza è un'arte che abbiamo affinato sul campo; imparando a leggere i nostri corpi: le mani strette e premute al petto (mi manca l'aria, portami via), il sospiro pesante (falla stare zitta, falla stare zitta, falla stare zitta), il labbro rilassato, la chiacchera fluida, il cicalio sostenuto (va tutto bene amore, ce la faccio, ho tutto sotto controllo).
Siamo felici sprofondati nelle poltrone rosse di una sala di cinematografica. La polvere galleggia nel cono di luce, il rumore del proiettore ci costringe al silenzio, la pellicola inizia a girare.
Twin Peaks Theme (1990), by Angelo Badalamenti.
Siamo un piano sequenza interminabile. Un lento scorrere senza stacchi, pause, buchi neri.
Siamo anche un controcampo, una dissolvenza, un titolo di coda.
Siamo stati il primo ciak, la sceneggiatura scritta, il soggetto abbozzato, l'idea che prende forma.
Ci vestiamo a festa, passeggiamo davanti alla schiera di fotografi, calpestiamo il red carpet.
Rilasciamo interviste, cerchiamo risposte intelligenti, siamo pupazzetti nella centrifuga dei lustrini.
Leggiamo virgolettati imbarazzanti, proviamo a smentire, nessuno ci ascolta.
Costretti, stringiamo mani potenti.
Tu meglio di me, io meglio di te.
L'alternanza è un'arte che abbiamo affinato sul campo; imparando a leggere i nostri corpi: le mani strette e premute al petto (mi manca l'aria, portami via), il sospiro pesante (falla stare zitta, falla stare zitta, falla stare zitta), il labbro rilassato, la chiacchera fluida, il cicalio sostenuto (va tutto bene amore, ce la faccio, ho tutto sotto controllo).
Siamo felici sprofondati nelle poltrone rosse di una sala di cinematografica. La polvere galleggia nel cono di luce, il rumore del proiettore ci costringe al silenzio, la pellicola inizia a girare.
Twin Peaks Theme (1990), by Angelo Badalamenti.
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