Ciao Lettori,
E'il turno di Eleanor.
***QUI*** trovate il filo della storia d'amore che sto scrivendo per voi,con un po' di fatica perché la vita ogni tanto mi distrae dal compito che mi sono scelta da me. 'Become what you are/ Don't bother friends/ Make Love till the end of time'.
Enjoy.
Non posso più aspettarlo, e non credo lui voglia essere aspettato oltre, a dirtela tutta, Joan. E' distante quando avrei bisogno di averlo vicino, ed è vicino ma assente quando avrei voglia di spiarlo da lontano. Per cogliere l'insieme , me l'ha svelato una professoressa di latino, è necessario mettere spazio. E sai cosa vedo, quando lo guardo da un kilometro? La sua vita Joan, la sua vita così bella, Joan, solare e piena, in esplosione costante e potente. Joan, lui sta bene. Sono io la sua zavorra, il cruccio che lo tiene sveglio mentre dormo al suo fianco. Joan, sta per accadere di nuovo, mi sta lasciando andare.
Joan è l'amica di Eleanor, la sta ascoltando dall'altro lato del telefono. E' silenziosa, evita commenti superflui, neppure annuisce. Sa che Eleonor ha ragione, che sta succedendo quello che già hanno visto succedere solo pochi mesi prima. Ciao Baby Ciao.
Joan... Joan non voglio legarlo, io non... io non... io non so cosa fare. Ecco l'ho detto. Lo amo talmente da non sapere cosa fare.
Mangiare un po' di torta al limone, tra una confessione e l'altra, serve. Eleanor addenta una fetta morbida, il sapore della crema si attacca alla lingua, la dolcezza si fa spazio.
Mi viene da ridere, Joan. Non sono molto normale. Di solito si piange un po', si cercano i coltelli in cucina, si gratta la ferita per sentire ancora il dolore. Io ho fame di Lemon Cake, e rido.
Joan... credi sia normale? Sono pazza eh!?
Joan ride, Eleanor ride. Sei giorni dopo Eleanor viene mollata, per la X volta.
L'autunno è iniziato, fa freddo la sera senza collant, il maglione preferito di Eleanor è uscito dal cassetto, le cose accadono, le cose passano.
La palestra della scrittrice. Costanza, volontà, errori, refusi. Open 24/7, ingresso libero, commenti ben accetti. Enjoy.
domenica 14 ottobre 2012
sabato 6 ottobre 2012
VS PRINCESS
Ciao Lettori.
Oggi ho comprato uno degli album che hanno cambiato la mia vita, per regalarlo a una ragazza preadolescente che mi sta molto a cuore. Save the teenager, save the world.
Enjoy, e preparate il machete piccolini.
Amici,
è per me un piacere, ma soprattutto un onore, avervi alla mia tavola. Il cibo ci tiene caldi, il vino allegri. I vostri volti, così familiari, raccontano quasi la totalità della mia vita.
Alcuni di voi sono stati testimoni dei miei più grandi fallimenti, come ragazza, donna, compagna e madre. Altri hanno condiviso la mia serenità: attimi brevi, scambi di sguardi, carezze leggere. Pochi mi hanno vista piegata in due sul cesso di una casa non mia, e solo uno, tra tutti voi, ha scoperto dove si nascondeva il mio giardino segreto senza avere paura d'entrarci.
Ho compiuto gesta grandiose, il mondo lo ha riconosciuto, e mia ha indorata di monete, applausi, ghirlande e molte caramelle Rossana. Eppure, amici, c'è ancora un'ingiustizia che pulsa forte nel mio petto. Sono le principesse cafone, che profumano di un profumo volgare, che parlano con un tono di voce volgare, che hanno un guardaroba vario sì, ma volgare, e che fanno ginnastica in modo così estremamente volgare. Vale a dire con le tute di ciniglia, che ormai neppure Madonna Luisa Ciccone mette più.
Sono maleducate, e lo saranno sempre fino a che qualcuno non glielo farà notare. Quindi amici, miei carissimi amici, nonostante la vostra compagnia valga per me più di un cervo alato dai poteri terapeutici, nonostante il sorriso dei miei figli sia la cosa più difficile da lasciare, e nonostante il mio valido compagno non sappia caricare una minchia di lavastoviglie all by himself, ho deciso di partire e combattere.
Sentirete parlare di me, i messi viaggiatori faranno il loro dovere, le notizie scorreranno fino qui, nella Terra Dell'Amore Condiviso. Non sarò sola, non temete: ho raccolto i miei più fidati cavalieri, uomini e donne valorosi, e con loro sarò sempre protetta.
Non siate tristi ora, continuate a brindare.
Tornerò anche se perdente, e troverò nuove motivazioni per andare avanti.
Adesso, che entri il tacchino!
Oggi ho comprato uno degli album che hanno cambiato la mia vita, per regalarlo a una ragazza preadolescente che mi sta molto a cuore. Save the teenager, save the world.
Enjoy, e preparate il machete piccolini.
Amici,
è per me un piacere, ma soprattutto un onore, avervi alla mia tavola. Il cibo ci tiene caldi, il vino allegri. I vostri volti, così familiari, raccontano quasi la totalità della mia vita.
Alcuni di voi sono stati testimoni dei miei più grandi fallimenti, come ragazza, donna, compagna e madre. Altri hanno condiviso la mia serenità: attimi brevi, scambi di sguardi, carezze leggere. Pochi mi hanno vista piegata in due sul cesso di una casa non mia, e solo uno, tra tutti voi, ha scoperto dove si nascondeva il mio giardino segreto senza avere paura d'entrarci.
Ho compiuto gesta grandiose, il mondo lo ha riconosciuto, e mia ha indorata di monete, applausi, ghirlande e molte caramelle Rossana. Eppure, amici, c'è ancora un'ingiustizia che pulsa forte nel mio petto. Sono le principesse cafone, che profumano di un profumo volgare, che parlano con un tono di voce volgare, che hanno un guardaroba vario sì, ma volgare, e che fanno ginnastica in modo così estremamente volgare. Vale a dire con le tute di ciniglia, che ormai neppure Madonna Luisa Ciccone mette più.
Sono maleducate, e lo saranno sempre fino a che qualcuno non glielo farà notare. Quindi amici, miei carissimi amici, nonostante la vostra compagnia valga per me più di un cervo alato dai poteri terapeutici, nonostante il sorriso dei miei figli sia la cosa più difficile da lasciare, e nonostante il mio valido compagno non sappia caricare una minchia di lavastoviglie all by himself, ho deciso di partire e combattere.
Sentirete parlare di me, i messi viaggiatori faranno il loro dovere, le notizie scorreranno fino qui, nella Terra Dell'Amore Condiviso. Non sarò sola, non temete: ho raccolto i miei più fidati cavalieri, uomini e donne valorosi, e con loro sarò sempre protetta.
Non siate tristi ora, continuate a brindare.
Tornerò anche se perdente, e troverò nuove motivazioni per andare avanti.
Adesso, che entri il tacchino!
giovedì 4 ottobre 2012
ONE OCCASIONE
Buongiorno lettori.
Dovrei cercarmi un editore.
Enjoy intanto.
Claire stava aspettando il suo caffè, seduta ad un tavolino del bar. Era puntualissima, pulitissima, profumatissima. Quando ripenso a come stavo solo pochi mesi fa, tutta questo -issimo mi dà la nausea. Poi arrivò Paolo e le chiese di sposarlo, seduto allo stesso tavolino del bar, poco meno puntuale di lei. Non credi siamo fatti per... ? Claire macinava stati di confusione e rabbia sotto il fondotinta steso con una spugnetta assorbente dall'effetto opacizzante. Paolo, tu non sai quello che stai dicendo. Noi è già tanto che ci siamo incontrati santo dio, come puoi immaginare di abbracciarmi per tutta la vita!? Paolo si strinse il nodo della cravatta, immaginando di abbracciare Claire per tutta la sua vita: una morsa elastica, in cui inserire calcetto con amici, compleanni e ricorrenze, primi passi di primi figli, code in autostrada verso località balneari, amore forte e vero e infine vecchio. Non mi ami come ti amo io, lo so.. Lo vedo. Ma Claire, guardaci, non vuoi darci un'opportunità? Claire lasciò cadere il cucchiaino del caffè che nel frattempo era arrivato al tavolino. Avrebbe desiderato un'opportunità, certo che sì, senza dubbio, era pronta per un'opportunità , voleva cogliere una cazzo di opportunità. Ma poi guardò Paolo, e sputò il pensiero più sincero che avesse. Paolo, mi credi meglio di quanto io sia, hai falsato la nostra storia con le tue aspettative, hai voluto guarirmi senza darmi la possibilità di perdermi. Hai riverniciato, hai sistemato, hai persino lavato i vetri di una casa che non ho mai avuto intenzione di costruire con te. Io sono malata, io soffro, io piombo in stati d'ansia banalissimi eppure ogni volta sconvolgenti per me. Ma, sopra ogni cosa, Paolo, io non solo non ti amo, ma non lo farò mai e non vorrò mai farlo, e non potrei mai volerlo, e non vorrò mai poterlo fare. Riesco a sostenere questa conversazione esattamente con la stessa intensità con cui lo stai facendo tu, ma per un motivo diametralmente opposto. Paolo la interruppe qui, sul più bello. Si slaccio la cravatta, poggiò la schiena alla sedia, le sorrise.Quanto stai male, da uno a dieci? Claire rispose Non sono cazzi tuoi sai, Paolo. Lui mise le mani in tasca, e distese le gambe sotto il tavolino. Claire, sei sempre stata onesta, alle volte brutale, spesso decisamente maleducata. Usi parolacce per prendere il tempo per pensare, spargi rumore per disorientare gli altri, ti vergogni come una ladra della tua depressione incurabile, stai male, e non sei così intelligente come credi. Ma quando mi sorridi senza ragione, in quel preciso istante soltanto, mi spacchi il cuore e ci entri dentro con tutta la tua merda. Claire rimase scioccata: Paolo non aveva mai usato la parola merda in tutta la sua vita, neppure osava scriverla la parola merda, digitava tanti asterischi e via. Hai detto merda...Te ne sei accorto? Tu hai appena pronunciato merda, e lo hai fatto parlando di me. Vuoi ancora sapere quanto sto male? Paolo fece sì. Appena entrata, seduta e in attesa, stavo male da 7, dopo che mi hai chiesto in moglie stavo male da 9. Quante occasioni vorresti darci.. ?
Una, Claire, ma ci basterà.
Dovrei cercarmi un editore.
Enjoy intanto.
Claire stava aspettando il suo caffè, seduta ad un tavolino del bar. Era puntualissima, pulitissima, profumatissima. Quando ripenso a come stavo solo pochi mesi fa, tutta questo -issimo mi dà la nausea. Poi arrivò Paolo e le chiese di sposarlo, seduto allo stesso tavolino del bar, poco meno puntuale di lei. Non credi siamo fatti per... ? Claire macinava stati di confusione e rabbia sotto il fondotinta steso con una spugnetta assorbente dall'effetto opacizzante. Paolo, tu non sai quello che stai dicendo. Noi è già tanto che ci siamo incontrati santo dio, come puoi immaginare di abbracciarmi per tutta la vita!? Paolo si strinse il nodo della cravatta, immaginando di abbracciare Claire per tutta la sua vita: una morsa elastica, in cui inserire calcetto con amici, compleanni e ricorrenze, primi passi di primi figli, code in autostrada verso località balneari, amore forte e vero e infine vecchio. Non mi ami come ti amo io, lo so.. Lo vedo. Ma Claire, guardaci, non vuoi darci un'opportunità? Claire lasciò cadere il cucchiaino del caffè che nel frattempo era arrivato al tavolino. Avrebbe desiderato un'opportunità, certo che sì, senza dubbio, era pronta per un'opportunità , voleva cogliere una cazzo di opportunità. Ma poi guardò Paolo, e sputò il pensiero più sincero che avesse. Paolo, mi credi meglio di quanto io sia, hai falsato la nostra storia con le tue aspettative, hai voluto guarirmi senza darmi la possibilità di perdermi. Hai riverniciato, hai sistemato, hai persino lavato i vetri di una casa che non ho mai avuto intenzione di costruire con te. Io sono malata, io soffro, io piombo in stati d'ansia banalissimi eppure ogni volta sconvolgenti per me. Ma, sopra ogni cosa, Paolo, io non solo non ti amo, ma non lo farò mai e non vorrò mai farlo, e non potrei mai volerlo, e non vorrò mai poterlo fare. Riesco a sostenere questa conversazione esattamente con la stessa intensità con cui lo stai facendo tu, ma per un motivo diametralmente opposto. Paolo la interruppe qui, sul più bello. Si slaccio la cravatta, poggiò la schiena alla sedia, le sorrise.Quanto stai male, da uno a dieci? Claire rispose Non sono cazzi tuoi sai, Paolo. Lui mise le mani in tasca, e distese le gambe sotto il tavolino. Claire, sei sempre stata onesta, alle volte brutale, spesso decisamente maleducata. Usi parolacce per prendere il tempo per pensare, spargi rumore per disorientare gli altri, ti vergogni come una ladra della tua depressione incurabile, stai male, e non sei così intelligente come credi. Ma quando mi sorridi senza ragione, in quel preciso istante soltanto, mi spacchi il cuore e ci entri dentro con tutta la tua merda. Claire rimase scioccata: Paolo non aveva mai usato la parola merda in tutta la sua vita, neppure osava scriverla la parola merda, digitava tanti asterischi e via. Hai detto merda...Te ne sei accorto? Tu hai appena pronunciato merda, e lo hai fatto parlando di me. Vuoi ancora sapere quanto sto male? Paolo fece sì. Appena entrata, seduta e in attesa, stavo male da 7, dopo che mi hai chiesto in moglie stavo male da 9. Quante occasioni vorresti darci.. ?
Una, Claire, ma ci basterà.
venerdì 28 settembre 2012
Give me my Arcade Fire, please
Ciao lettori.
Settembre sta finendo, i Righeira lo dicevano, no?
Enjoy con questa in sottofondo e capirete cosa intendo WAKE UP.
Promettilo.
Che cosa...?
Mi ci porti, al concerto degli Arcade. Promettilo per favore.
Ma quando suonano? E' uscito il nuovo album? Ma a me piacciono, soprattutto!?
Non è questo il punto.
Tu dici? Ok allora ti prometto che andremo a vedere un concerto che non ci sarà.
Dai per favore, perché non puoi farlo!?
Ma cosa? Portarti a vedere un concerto che non c'è? Te lo devo really spiegare?
Perché non puoi promettere che lo farai, quando verrà il momento? Questo intendo.
Andando oltre per un attimo, seguimi: perché mi devi smaronare così, randomly, con domande che sai benissimo non ci portano da nessuna parte se non al punto in cui tu sputi fumo dalle narici e io faccio sì sì sì con la testa ma senza ascoltarti?
Dio che pesantezzaaa. Facevo conversazioneee. Vuoi parlare del del del... di cosa vuoi parlare?, dai, spara.
Io di niente.
??? NON TI VA DI PARLARE CON ME ???
Ok che problema abbiamo? Forza, su, dai.
Nessunissimo problema.
Ehi?
Eh?
Ehi tu?
Mh?
Adesso tanto piangi, stai a vedere.
Mi hai fatto incupire.
Ma ti rendi conto che sei una delle poche persone al mondo che direbbe 'incupire' in una conversazione?
Mi hai creato un momento di tristezza profonda, toh.
A che punto del dialogo, scusa?
'Non ho voglia di parlare con te', più o meno lì.
Non ci credo, c'è dell'altro.
Sì, forse.
E dovrei scoprirlo dopo aver trafitto il drago con la spada, immagino, se poco poco ti conosco.
Esatto! E poi ? E poi? E poi? Dai continua!
Allora: prima uccido il drago, poi sgozzo la principessa bionda e tinta con la mia lama lucente, poi soffoco il nano barbuto con la borsa del super, infine ti salvo bruciando il castello del mago. Che dici?
Zììì! E poi? E poi?
... poi mi connetto, e provo a vedere se gli Arcade hanno qualcosa in uscita.
MMMitico! Visto, era facile.
Settembre sta finendo, i Righeira lo dicevano, no?
Enjoy con questa in sottofondo e capirete cosa intendo WAKE UP.
Promettilo.
Che cosa...?
Mi ci porti, al concerto degli Arcade. Promettilo per favore.
Ma quando suonano? E' uscito il nuovo album? Ma a me piacciono, soprattutto!?
Non è questo il punto.
Tu dici? Ok allora ti prometto che andremo a vedere un concerto che non ci sarà.
Dai per favore, perché non puoi farlo!?
Ma cosa? Portarti a vedere un concerto che non c'è? Te lo devo really spiegare?
Perché non puoi promettere che lo farai, quando verrà il momento? Questo intendo.
Andando oltre per un attimo, seguimi: perché mi devi smaronare così, randomly, con domande che sai benissimo non ci portano da nessuna parte se non al punto in cui tu sputi fumo dalle narici e io faccio sì sì sì con la testa ma senza ascoltarti?
Dio che pesantezzaaa. Facevo conversazioneee. Vuoi parlare del del del... di cosa vuoi parlare?, dai, spara.
Io di niente.
??? NON TI VA DI PARLARE CON ME ???
Ok che problema abbiamo? Forza, su, dai.
Nessunissimo problema.
Ehi?
Eh?
Ehi tu?
Mh?
Adesso tanto piangi, stai a vedere.
Mi hai fatto incupire.
Ma ti rendi conto che sei una delle poche persone al mondo che direbbe 'incupire' in una conversazione?
Mi hai creato un momento di tristezza profonda, toh.
A che punto del dialogo, scusa?
'Non ho voglia di parlare con te', più o meno lì.
Non ci credo, c'è dell'altro.
Sì, forse.
E dovrei scoprirlo dopo aver trafitto il drago con la spada, immagino, se poco poco ti conosco.
Esatto! E poi ? E poi? E poi? Dai continua!
Allora: prima uccido il drago, poi sgozzo la principessa bionda e tinta con la mia lama lucente, poi soffoco il nano barbuto con la borsa del super, infine ti salvo bruciando il castello del mago. Che dici?
Zììì! E poi? E poi?
... poi mi connetto, e provo a vedere se gli Arcade hanno qualcosa in uscita.
MMMitico! Visto, era facile.
giovedì 27 settembre 2012
Dovreste leggere i classici, senza citarli a memoria all'ape però. Il contesto è importante.
Ciao lettori.
Enjoy.
Lo fanno tutti questo, non sei niente di che.
Ma cosa c'entra!?
Non lo so, hai iniziato tu, commentavo. Ahhh ma forse stavi parlando con il tuo amico immaginario!
Mmm (onomatopeico)
Ah no guarda, sbollisci velocemente e possibilmente in silenzio che tra poco esco.
Non ti rispondo.
L'hai appena fatto. Comunque ok, finite le ostilità.
Ma cazzo, volevo dire una cosa bella e mi hai rovinato l'incipit. Appproposito sai cos'è un incipit?
No. Spiegamelo tu che sai tutto eccetto il significato della locuzione 'essere maturi'.
Ma sti grandissimi cazzi. Ma ciao. Ma esci pure va.
E poi posso non tornare mai più?
Vuoi non tornare mai più? Non tornare mai più.
Stai litigando con il tuo amico immaginario adesso?
Mmm (onomatopea furens)
Il tuo amico immaginario è stato maleducato? Ma dai, ma non lo sa che hai un carattere di merda e che non stai allo scherzo se non è giornata e che poi produci solo suoni identificabili con muggiti di vacche alpine!? Ma che amico c'hai!?
Non farlo eh... Guarda che prendo fuoco.
Ok senti, mi sto preoccupando. Oltre all'amico Image, c'è anche l'Uomo Torcia qui in giro? Cioè, è un'ammucchiata? Quanti siamo?
Ma non stavi uscendo per sempre senza tornare mai più?
E tu non stai sorridendo, vero? Ciao, torno per cena basta che cucini.
Nota del narratore* Alle volte vorrei essere un grande autore russo, cogliere l'essenza delle vite degli altri, ridarvi il senso dei vostri sentimenti, spalmare l'eternità in ogni momento. Poi non ce la faccio. Ma se vi capitasse di sostenere un dialogo così, comunque, fatemelo sapere. Fëdor Michajlovič Dostoevskij non ti temo.
domenica 23 settembre 2012
THE MASTER
Buona domenica.
Una buona notizia per tutti: il 30 ottobre pv esce il nuovo libro di J.Franzen. Una raccolta di saggi intitolata Più lontano ancora (Einaudi, trad. Silvia Pareschi, 20 scudi, 300 pagine).
Basterebbe questo per vestirsi a festa, mettere i sandali alti, laccarsi le unghie di rosso, e uscire. Infatti ora scrivo, poi zac! mi vado a rotolare fuori.
Enjoy per un motivo a caso.
Quando mi sono addormentata, ieri notte, avevo una serie di pensieri. Uno come pagarci la rata dell'auto il mese a venire. Due cosa dire alla mia amica, nel rifiutare gentilmente l'invito al compleanno del pargolo nato ormai due anni fa. Tre ricordarmi con tutte le forze di controllare la scadenza del latte, prima di usarlo per preparare la torta che sì, avrei portato alla festa del bimbo della mia amica. Quattro trovare l'orecchino con la tigre che forse proprio il figlio della mia amica mi aveva preso tempo addietro. Cinque chissà come si chiama 'sto bambino poi. Sei... zzz.
Ho dormito come faccio sempre quando arriva questa bellissima stagione. Come un cucciolo di muflone raggomitolato sotto la pancia della mamma muflona; incurante del tempo, delle facce dei turisti, degli adolescenti che si accoppiano giù, nel prato. La pesantezza delle vite degli altri è niente a confronto del sonno dopo l'estate. Cadere sulla terra umida, trovare la posizione, alzare gli occhi un attimo prima di dire 'ciao, ci vediamo a primavera'.
Poi stamattina ho trovato il caffè caldo e tre fette di pane e la marmellata e un succo alla pesca temperatura ambiente, il quotidiano e l'inserto e il romanzo che sto leggendo sul tavolo in cucina, la casa vuota, questa canzone IL MASTERPLAN accesa. E ho capito che avevi capito. Al mattino sono una bestia; ma se mi prendi bene, mi lasci sola, non mi parli, magari ti allontani pure, poi è tutto in discesa. E la vita ci sorriderà, te lo prometto amore.
"Take the time to make some sense
Of what you want to say
And cast your words away upon the waves
Sail them home with acquiesce
On a ship of hope today
And as they land upon the shore
Tell them not to fear no more
Say it loud and sing it proud today [...]"
(The masterplan, Oasis)
Una buona notizia per tutti: il 30 ottobre pv esce il nuovo libro di J.Franzen. Una raccolta di saggi intitolata Più lontano ancora (Einaudi, trad. Silvia Pareschi, 20 scudi, 300 pagine).
Basterebbe questo per vestirsi a festa, mettere i sandali alti, laccarsi le unghie di rosso, e uscire. Infatti ora scrivo, poi zac! mi vado a rotolare fuori.
Enjoy per un motivo a caso.
Quando mi sono addormentata, ieri notte, avevo una serie di pensieri. Uno come pagarci la rata dell'auto il mese a venire. Due cosa dire alla mia amica, nel rifiutare gentilmente l'invito al compleanno del pargolo nato ormai due anni fa. Tre ricordarmi con tutte le forze di controllare la scadenza del latte, prima di usarlo per preparare la torta che sì, avrei portato alla festa del bimbo della mia amica. Quattro trovare l'orecchino con la tigre che forse proprio il figlio della mia amica mi aveva preso tempo addietro. Cinque chissà come si chiama 'sto bambino poi. Sei... zzz.
Ho dormito come faccio sempre quando arriva questa bellissima stagione. Come un cucciolo di muflone raggomitolato sotto la pancia della mamma muflona; incurante del tempo, delle facce dei turisti, degli adolescenti che si accoppiano giù, nel prato. La pesantezza delle vite degli altri è niente a confronto del sonno dopo l'estate. Cadere sulla terra umida, trovare la posizione, alzare gli occhi un attimo prima di dire 'ciao, ci vediamo a primavera'.
Poi stamattina ho trovato il caffè caldo e tre fette di pane e la marmellata e un succo alla pesca temperatura ambiente, il quotidiano e l'inserto e il romanzo che sto leggendo sul tavolo in cucina, la casa vuota, questa canzone IL MASTERPLAN accesa. E ho capito che avevi capito. Al mattino sono una bestia; ma se mi prendi bene, mi lasci sola, non mi parli, magari ti allontani pure, poi è tutto in discesa. E la vita ci sorriderà, te lo prometto amore.
"Take the time to make some sense
Of what you want to say
And cast your words away upon the waves
Sail them home with acquiesce
On a ship of hope today
And as they land upon the shore
Tell them not to fear no more
Say it loud and sing it proud today [...]"
(The masterplan, Oasis)
lunedì 17 settembre 2012
POST IT #04
Ciao lettori.
Ho scoperto che scrivo per lo stesso motivo per cui lo faceva Kafka.
Spiegarmi l'inspiegabile, farmi spazio, darmi voce.
Sono innegabilmente una grande parakula, con la K di.
Enjoy il POST #04 - We are a Love Story
ma ciao. quando ti svegli fai scendere il cane della vicina per favore, le ho promesso di farlo pisciare mentre lei è in vacanza ma sono in rit e non ce l'ho fatta. grazie! :) ps. ti amo anche se non lo fai, ma perché farmi incazzare così dopo che ti ho scritto per la prima volta che ti amo!?
Sono tornato con Eleanor, e lei mi ha lasciato un messaggio sul frigo che non ha bisogno di commenti.
Non so se ho fatto bene, a cercarla dopo che me ne ero liberato. Vi confido che mi fa paura come riesce a dire (scrivere) quello che le passa per la testa senza problemi. E' allineata a se stessa, procede sorridendo in mezzo ai rovi, si spalma la crema idratante prima della battaglia, ha cicatrici raccapriccianti sulla schiena ma non le nasconde. La sua semplicità mi uccide, la sua complessità mi spaventa. Penso di averla capita, lei cambia. Eppure è certa di amarmi, mentre io non so. Ci sto, la guardo, mi lascio trascinare, mi domando, mi nego, mi rimetto in carreggiata, me ne sbatto.
E' un casino. Ma nessuna, fino a questa mattina, mi aveva lasciato una dichiarazione così in cucina. Quindi intanto temporeggio, poi in caso vediamo come fare.
Ho scoperto che scrivo per lo stesso motivo per cui lo faceva Kafka.
Spiegarmi l'inspiegabile, farmi spazio, darmi voce.
Sono innegabilmente una grande parakula, con la K di.
Enjoy il POST #04 - We are a Love Story
ma ciao. quando ti svegli fai scendere il cane della vicina per favore, le ho promesso di farlo pisciare mentre lei è in vacanza ma sono in rit e non ce l'ho fatta. grazie! :) ps. ti amo anche se non lo fai, ma perché farmi incazzare così dopo che ti ho scritto per la prima volta che ti amo!?
Sono tornato con Eleanor, e lei mi ha lasciato un messaggio sul frigo che non ha bisogno di commenti.
Non so se ho fatto bene, a cercarla dopo che me ne ero liberato. Vi confido che mi fa paura come riesce a dire (scrivere) quello che le passa per la testa senza problemi. E' allineata a se stessa, procede sorridendo in mezzo ai rovi, si spalma la crema idratante prima della battaglia, ha cicatrici raccapriccianti sulla schiena ma non le nasconde. La sua semplicità mi uccide, la sua complessità mi spaventa. Penso di averla capita, lei cambia. Eppure è certa di amarmi, mentre io non so. Ci sto, la guardo, mi lascio trascinare, mi domando, mi nego, mi rimetto in carreggiata, me ne sbatto.
E' un casino. Ma nessuna, fino a questa mattina, mi aveva lasciato una dichiarazione così in cucina. Quindi intanto temporeggio, poi in caso vediamo come fare.
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