Ciao lettori
Vivienne ha iniziato a parlare.
Enjoy this little lady of mine, and my own crazy imagination.
Abbiamo camminato moltissimo stamattina per arrivare al nido. La macchina non partiva, la spia della batteria era accesa, e dopo dieci minuti i santi invocati cominciavano a essere troppi nell'abitacolo.
Nonostante tutto, Vivienne ha reagito bene allo stress cui l'ho involontariamente sottoposta. In generale, non si scompone mai troppo e mi sorride dal basso del suo metro e poco più, infagottata e leggermente scoordinata nelle movenze, a causa della giacca che le ho acquistato a inizio stagione. Ve lo dico, ma non lo ammetterò mai di fronte a mia madre: è di due taglie più grandi della sua, ma pensavo sarebbe cresciuta molto questo inverno. Invece è una tappetta!, così il cappotto le copre completamente le mani e le ginocchia, costringendola a movimenti goffi e impacciati. La osservo mentre si cerca gli arti nascosti chissà dove, cercando di sbrigarsela da sola in queste piccole difficoltà da nana da giardino quale è.
Stamattina non avrei, in ogni caso, potuto darle troppo ascolto, anche se si fosse lamentata. Abbiamo preso la metro e un bus per arrivare al nido e infine fatto un pezzetto a piedi, che Vivi ha percorso in braccio: okay essere scoordinate per colpa di mamma, ma tesoro un piede dietro l'altro su, dai, forza. Quando mi sono accorta di aver alzato la voce una volta di troppo, ricordandomi spaventosamente mia madre nei tempi che furono, l'ho sollevata: le gambine aperte e ancorate attorno al mio bacino largo, le braccia sobbalzanti ad ogni mio passo spedito. A ripensarci ora, dovevamo essere imbarazzanti entrambe.
Ci siamo salutate un po' di corsa, ma questo lo facciamo sempre. Vivienne è matta per il nido e gli altri bambini e tutte quelle attività che le fanno fare, come dipingere coi piedi scalzi. Si dimentica di avere una madre non appena mettiamo piede nella sala comune ordinata e dal profumo di finestre aperte al primo sole invernale. La aiuto a togliersi lo scafandro e la bacio dove capita: una volta ci siamo date una testata, a mo' di arieti. Entrambe a testa bassa, per motivi differenti: io ero di fretta e distratta, lei stava osservando qualcosa sul pavimento di linoleum. 'Ocio amore... Ti ho fatto male?'. Indicava la carta di una caramella accidentalmente lasciata sul pavimento, e si stava piegando a raccoglierla. Una volta presa, se la girava tra i polpastrelli, con un'espressione che solo suo padre riesce a replicare con la stessa semplicità. Intenta in qualcosa che attira la sua attenzione, incapace di mascherare la scintilla di curiosità che le attraversa la mente, silenziosa nel momento dell'osservazione come un monaco tibetano, serissima e indisturbata. Ovviamente, compreso cosa avesse in mano, cioè dell'immondizia, l'ha piazzata a me, e anche qui mi ha strappato il sorriso delle connessioni aperte: sei come tuo padre, mi lasci gli avanzi di un mondo segreto che non vedo, chissà cosa vi frulla dentro quel cervello pazzo.
La giornata è andata bene per me, e quando rientro trovo i due già a casa, intenti a leggersi a vicenda un libro, uno di quelli che ho comprato io in un mercatino natalizio: coloratissimo, con animali personificati e cospiranti contro il contadino della fattoria. Il mio compagno mi ha urlato dal divano di correre là, vicino a loro. Signor sì, signore, mi sfilo le scarpe e sono vostra.
Vvienne ha tentennato quel quarto d'ora, come tutti i bambini quando gli si chiede di fare una cosa a comando. Ma suo padre non demordeva, 'Devi vederla, aspetta'. Sfogliando pagine a caso, finalmente siamo arrivati al punto in cui la gallinella della fattoria, protagonista della storia, forgia il suo carattere da condottiera e guida la rivoluzione contro il fattore. Vivienne ha sgranato gli occhi, scambiato uno sguardo d'intesa con il mio compagno ed esclamato la seguente parola: Maia!
Non so spiegare perché Viv chiami una gallina per nome, perché abbia scelto quel nome o perché si sia affezionata a lei più che agli altri animaletti della fiaba. Il mio compagno non me lo vuole dire, dice che è un segreto, e se solo rientrassi a casa prima, la sera, lo saprei anch'io. Scorretto da parte sua, alimentare i miei sensi di colpa. Però anche io custodisco un piccolo segreto: due ore fa, salutandola al nido, Vivienne mi ha chiamata mamma, fissandomi con quegli occhi attenti che rivedo solo in suo padre.
La palestra della scrittrice. Costanza, volontà, errori, refusi. Open 24/7, ingresso libero, commenti ben accetti. Enjoy.
giovedì 6 marzo 2014
giovedì 27 febbraio 2014
Una fenice alla fine risorge
Ciao lettori
Citando a memoria Jonathan Franzen, più o meno l'intro suona così questo giro: devi diventare lo scrittore che vuoi essere per poter scrivere il romanzo che vuoi scrivere. La citazione originale è, per ovvi motivi, migliore, ma il senso spero arrivi in ogni caso.
Enjoy F for Failure and Fenice
William mi spiace... Mi spiace molto.
Non fa differenza ormai, ma va bene.
No davvero, dammi un attimo... Mi spiace e se potessi tornare indietro...
Se potessi tornare indietro, non rifaresti quello che hai fatto, lo so. E non cambierebbe comunque le cose. Andiamo avanti, per favore.
Non mi rendi il compito facile in questo modo, Will.
C'è qualcosa che stona in quello che hai appena detto, e sono certo te ne sarai accorta anche tu nello stesso momento in cui lo stavi pronunciando... no?
Sì, sì... Possiamo parlare un secondo senza essere per forza così.... così... così pieni di noi stessi?
Pieni di noi stessi!? Non capisco di cosa tu stia parlando, Jen. Parlo come parlo, e tu hai fatto quello che hai fatto, fine della conversazione. Adesso avrei da...
Non lo avrei fatto, se non avessimo litigato, se ci fossimo spiegati poi, se solo tu...
Io. Se solo io...!?
... se solo ci fossimo spiegati, e fossimo stati più, come dire, docili l'uno verso l'altra, non sarei mai uscita con quello e non sarebbe successo nulla e invece abbiamo giocato a fare i duri ed eccoci qui.
Non la vediamo allo stesso modo, ma, come dicevo, va benissimo così.
Ho bisogno di spiegarti, per favore. Devo parlarne e devo farlo con te. Perché... perché...
Te lo dico io il motivo. Devi discuterne e sviscerare con me questi mesi e quello che hai fatto, e quello che ho fatto, e quello che abbiamo fatto, perché ragioni in questo modo, lo so perfettamente. Non si tratta di ripulirti la coscienza, non è questo. Devi rielaborare, collegare i punti e rimettere tutto in linea. Non per giustificarti, so benissimo anche questo, ma per riordinare.
Beh...
Non ho finito. Tu devi riportare le cose nel loro ordine, tornare sui tuoi passi per aggiustarle e cercare di dare un senso a ciò che accade. Ma non te lo lascerò fare, per certo non con me presente. Dovrai sbrigartela da sola, o con un analista, fa lo stesso.
Will non l'ho fatto intenzionalmente.
Non mi interessa.
Non l'ho fatto intenzionalmente, e non lo rifarei.
Non mi interessa.
Ho bisogno...
Ancora una volta, Jen. So bene di cosa tu hai bisogno, e la differenza sta esattamente qui. Io lo so e ho deciso di non curarmene. Mi sono stancato, tu mi hai stancato.
Ah, pensavo fossimo un pelino più indietro.
Indietro?
Nel processo di disgregazione, credevo fossimo prossimi al 'potremmo tornare insieme se ci mettessimo d'impegno', piuttosto che al 'non è una buona idea continuare a vederci e parlarci'. Non pensavo ti saresti arrabbiato così.
Sono stanco, non arrabbiato. Presumo sia questa la differenza ormai.
Presumo anch'io.
...
Posso dire solo una cosa?
Di'.
Sei il bravo ragazzo che ero convinta non saresti mai stato. Hai...
Senti Jen...
No dai, lasciami finire. Hai... Tu hai ribaltato il mio pronostico iniziale.
Avevi un... un pronostico? Tu.avevi.un.pronostico!? Ahahah.
Ce l'ho sempre, sarà che voglio mettere le cose in fila, sai. Comunque, all'inizio, quando insomma ci siamo conosciuti eccetera eccetera, sapevo mi avresti, ad un certo punto, delusa e...
Tradita.
Esatto, tradita. La mia fiducia, la mia ingenuità, il mio amore e... e invece non lo facevi mai. Passavano i giorni e niente.
...
Volevo ti dimostrassi il cattivo ragazzo che pensavo fossi, all'inizio. Doveva accadere, e mi stavo preparando. Poi abbiamo litigato, e... ed è stata colpa mia, volevo litigare così, per metterti alla prova. Ho spinto, io ho spinto uno stupido di litigio al limite, ho esagerato di proposito e boom. E... e non lo rifarei: non ti metterei alla prova di nuovo, se tornassi indietro. E' questo che non farei più.
...
Mi fiderei di me stessa e del ragazzo che avrei davanti. Non mi chiederei più se stia facendo la cosa giusta o sbagliata e...
Lo potrai fare con il prossimo.
Già. Presumo sia questa la cosa che mi fa stare male ora, pensare ci debba essere un prossimo. Ma non sono sempre io a decidere. Grazie per avermi ascoltata, Will. Ci vediamo in giro.
Citando a memoria Jonathan Franzen, più o meno l'intro suona così questo giro: devi diventare lo scrittore che vuoi essere per poter scrivere il romanzo che vuoi scrivere. La citazione originale è, per ovvi motivi, migliore, ma il senso spero arrivi in ogni caso.
Enjoy F for Failure and Fenice
William mi spiace... Mi spiace molto.
Non fa differenza ormai, ma va bene.
No davvero, dammi un attimo... Mi spiace e se potessi tornare indietro...
Se potessi tornare indietro, non rifaresti quello che hai fatto, lo so. E non cambierebbe comunque le cose. Andiamo avanti, per favore.
Non mi rendi il compito facile in questo modo, Will.
C'è qualcosa che stona in quello che hai appena detto, e sono certo te ne sarai accorta anche tu nello stesso momento in cui lo stavi pronunciando... no?
Sì, sì... Possiamo parlare un secondo senza essere per forza così.... così... così pieni di noi stessi?
Pieni di noi stessi!? Non capisco di cosa tu stia parlando, Jen. Parlo come parlo, e tu hai fatto quello che hai fatto, fine della conversazione. Adesso avrei da...
Non lo avrei fatto, se non avessimo litigato, se ci fossimo spiegati poi, se solo tu...
Io. Se solo io...!?
... se solo ci fossimo spiegati, e fossimo stati più, come dire, docili l'uno verso l'altra, non sarei mai uscita con quello e non sarebbe successo nulla e invece abbiamo giocato a fare i duri ed eccoci qui.
Non la vediamo allo stesso modo, ma, come dicevo, va benissimo così.
Ho bisogno di spiegarti, per favore. Devo parlarne e devo farlo con te. Perché... perché...
Te lo dico io il motivo. Devi discuterne e sviscerare con me questi mesi e quello che hai fatto, e quello che ho fatto, e quello che abbiamo fatto, perché ragioni in questo modo, lo so perfettamente. Non si tratta di ripulirti la coscienza, non è questo. Devi rielaborare, collegare i punti e rimettere tutto in linea. Non per giustificarti, so benissimo anche questo, ma per riordinare.
Beh...
Non ho finito. Tu devi riportare le cose nel loro ordine, tornare sui tuoi passi per aggiustarle e cercare di dare un senso a ciò che accade. Ma non te lo lascerò fare, per certo non con me presente. Dovrai sbrigartela da sola, o con un analista, fa lo stesso.
Will non l'ho fatto intenzionalmente.
Non mi interessa.
Non l'ho fatto intenzionalmente, e non lo rifarei.
Non mi interessa.
Ho bisogno...
Ancora una volta, Jen. So bene di cosa tu hai bisogno, e la differenza sta esattamente qui. Io lo so e ho deciso di non curarmene. Mi sono stancato, tu mi hai stancato.
Ah, pensavo fossimo un pelino più indietro.
Indietro?
Nel processo di disgregazione, credevo fossimo prossimi al 'potremmo tornare insieme se ci mettessimo d'impegno', piuttosto che al 'non è una buona idea continuare a vederci e parlarci'. Non pensavo ti saresti arrabbiato così.
Sono stanco, non arrabbiato. Presumo sia questa la differenza ormai.
Presumo anch'io.
...
Posso dire solo una cosa?
Di'.
Sei il bravo ragazzo che ero convinta non saresti mai stato. Hai...
Senti Jen...
No dai, lasciami finire. Hai... Tu hai ribaltato il mio pronostico iniziale.
Avevi un... un pronostico? Tu.avevi.un.pronostico!? Ahahah.
Ce l'ho sempre, sarà che voglio mettere le cose in fila, sai. Comunque, all'inizio, quando insomma ci siamo conosciuti eccetera eccetera, sapevo mi avresti, ad un certo punto, delusa e...
Tradita.
Esatto, tradita. La mia fiducia, la mia ingenuità, il mio amore e... e invece non lo facevi mai. Passavano i giorni e niente.
...
Volevo ti dimostrassi il cattivo ragazzo che pensavo fossi, all'inizio. Doveva accadere, e mi stavo preparando. Poi abbiamo litigato, e... ed è stata colpa mia, volevo litigare così, per metterti alla prova. Ho spinto, io ho spinto uno stupido di litigio al limite, ho esagerato di proposito e boom. E... e non lo rifarei: non ti metterei alla prova di nuovo, se tornassi indietro. E' questo che non farei più.
...
Mi fiderei di me stessa e del ragazzo che avrei davanti. Non mi chiederei più se stia facendo la cosa giusta o sbagliata e...
Lo potrai fare con il prossimo.
Già. Presumo sia questa la cosa che mi fa stare male ora, pensare ci debba essere un prossimo. Ma non sono sempre io a decidere. Grazie per avermi ascoltata, Will. Ci vediamo in giro.
mercoledì 19 febbraio 2014
A mia figlia piace farsi i selfie
Ciao lettori
In questi giorni abbiamo ricevuto una bellissima notizia da una coppia di amici, e dato il benvenuto a una brand new baby fan dei Ramones. Cresciamo a dismisura, siamo un mucchio di gente che si vuole bene.
Enjoy con questa in sottofondo Song For Zula, Phosphorescent
Abbiamo intravisto un nostro caro amico al super, ieri l'altro, e Claire mi ha chiesto se fosse lo stesso che quando viene a casa a trovarci la prende in braccio e inizia a scattarsi le foto con lei. Le ho detto sì, è proprio l'amico di papà che ti usa per rimorchiare qualche ragazza su Instagram; ma non c'è niente di male, gli vogliamo bene anche quando ti mette in posa davanti all'iphone e iniziate a fare le faccine buffe. Insieme sono una favola, e capisco perché Claire si diverta con lui, questo Don Juan De Marco 2.0. E' affascinante, affabile, adorabile, e le fischietta una serie infinita di motivetti che poi lei, la mia bambina, balla sbandando contro il tavolino del salotto. Bang, bang, bang; fino al pianto inconsolabile, tra le mie braccia stavolta.
Ad ogni modo, Claire lo adora, e io adoro lui perché qualche foto molto carina gliel'ha fatta, in effetti. Quando lei ha compiuto un anno, Juan 2.0 mi ha regalato un album di scatti di Claire che non mi aveva mai mostrato prima, e, tra quelle in cui dorme raggomitolata come un gattino sul divano e quelle in cui ride come una matta fissando la telecamera, ce n'è una che mi ha trafitta.
Era una sera estiva, Claire avrà avuto si e no sei mesi, e lo ricordo come se fosse oggi: io e suo padre avevamo litigato, discutendo di problemi economici pretestuosi, perché in realtà avevo scoperto che mi aveva tradita con... bah, non è importante con chi. Ci eravamo scannati fino a prendere in considerazione la possibilità di separarci. Personalmente avrei preferito sgozzarlo con le mie mani, la semplice lontananza non mi convinceva, ma alla fine sedai la violenza, e ripiegai sulla distanza forzata. Fu un periodo che ora ricordo a tratti, sfuocato nella memoria: per autodifesa, rimozione inconsapevole, e perché fu molto triste anche per me, che mi ero gettata, con lo stesso slancio che ha ereditato la mia bimba, nelle braccia di uno praticamente sconosciuto, per farmi curare la ferita. L'amico di famiglia mi aveva scoperta, nel modo in cui si scoprono queste cose: il mio chiodo consolatore era un'amicizia comune sui social network, e, sapete, anche a me piacciono i selfie.
Juan 2.0 mi affrontò, cogliendomi di sorpresa, con queste parole che potrebbero sembrare rudi, e indubbiamente lo erano: 'Cosa cazzo stai facendo?'. Passammo ore a parlare, senza arrivare ad un punto, e mi stupì quando mi disse che si sarebbe tenuto per sé la spiacevole sorpresa di quanto fossi, anche io, banalmente fedifraga. 'Ah, non glielo dirai!?'. 'Certo che non glielo dirò. Vorrei vedere Claire un po' più spesso sai, ora che siete separati è diventato un casino rimorchiare...'. Mi misi a piangere silenziosamente, abbassando la testa sopraffatta dal senso di colpa, dalla vergogna e dalla solitudine che mi colpì in mezzo ai denti. Lui non esitò, mi prese tra le sue braccia, e mi disse che ad ogni modo Claire stava diventando bellissima.
La foto che le fece, quella sera di luglio abbastanza lontana, l'ho messa sul comodino. Era il tramonto, c'era una luce calda che colorava il prato di giallo e oro, e Claire sedeva, da sola e in precario equilibrio, su due o tre cuscini di fortuna. In mano teneva un sonaglio, o un pentolino di plastica, e volgeva il viso verso l'orizzonte, dalla parte opposta rispetto all'obbiettivo dello smartphone. Lì, in lontananza e fuori fuoco, di spalle, ci siamo io e il mio compagno, intenti a lasciarci.
Il testone di mia figlia che ci guarda è la foto più bella che ho della nostra famiglia, e dei nostri preziosi amici.
In questi giorni abbiamo ricevuto una bellissima notizia da una coppia di amici, e dato il benvenuto a una brand new baby fan dei Ramones. Cresciamo a dismisura, siamo un mucchio di gente che si vuole bene.
Enjoy con questa in sottofondo Song For Zula, Phosphorescent
Abbiamo intravisto un nostro caro amico al super, ieri l'altro, e Claire mi ha chiesto se fosse lo stesso che quando viene a casa a trovarci la prende in braccio e inizia a scattarsi le foto con lei. Le ho detto sì, è proprio l'amico di papà che ti usa per rimorchiare qualche ragazza su Instagram; ma non c'è niente di male, gli vogliamo bene anche quando ti mette in posa davanti all'iphone e iniziate a fare le faccine buffe. Insieme sono una favola, e capisco perché Claire si diverta con lui, questo Don Juan De Marco 2.0. E' affascinante, affabile, adorabile, e le fischietta una serie infinita di motivetti che poi lei, la mia bambina, balla sbandando contro il tavolino del salotto. Bang, bang, bang; fino al pianto inconsolabile, tra le mie braccia stavolta.
Ad ogni modo, Claire lo adora, e io adoro lui perché qualche foto molto carina gliel'ha fatta, in effetti. Quando lei ha compiuto un anno, Juan 2.0 mi ha regalato un album di scatti di Claire che non mi aveva mai mostrato prima, e, tra quelle in cui dorme raggomitolata come un gattino sul divano e quelle in cui ride come una matta fissando la telecamera, ce n'è una che mi ha trafitta.
Era una sera estiva, Claire avrà avuto si e no sei mesi, e lo ricordo come se fosse oggi: io e suo padre avevamo litigato, discutendo di problemi economici pretestuosi, perché in realtà avevo scoperto che mi aveva tradita con... bah, non è importante con chi. Ci eravamo scannati fino a prendere in considerazione la possibilità di separarci. Personalmente avrei preferito sgozzarlo con le mie mani, la semplice lontananza non mi convinceva, ma alla fine sedai la violenza, e ripiegai sulla distanza forzata. Fu un periodo che ora ricordo a tratti, sfuocato nella memoria: per autodifesa, rimozione inconsapevole, e perché fu molto triste anche per me, che mi ero gettata, con lo stesso slancio che ha ereditato la mia bimba, nelle braccia di uno praticamente sconosciuto, per farmi curare la ferita. L'amico di famiglia mi aveva scoperta, nel modo in cui si scoprono queste cose: il mio chiodo consolatore era un'amicizia comune sui social network, e, sapete, anche a me piacciono i selfie.
Juan 2.0 mi affrontò, cogliendomi di sorpresa, con queste parole che potrebbero sembrare rudi, e indubbiamente lo erano: 'Cosa cazzo stai facendo?'. Passammo ore a parlare, senza arrivare ad un punto, e mi stupì quando mi disse che si sarebbe tenuto per sé la spiacevole sorpresa di quanto fossi, anche io, banalmente fedifraga. 'Ah, non glielo dirai!?'. 'Certo che non glielo dirò. Vorrei vedere Claire un po' più spesso sai, ora che siete separati è diventato un casino rimorchiare...'. Mi misi a piangere silenziosamente, abbassando la testa sopraffatta dal senso di colpa, dalla vergogna e dalla solitudine che mi colpì in mezzo ai denti. Lui non esitò, mi prese tra le sue braccia, e mi disse che ad ogni modo Claire stava diventando bellissima.
La foto che le fece, quella sera di luglio abbastanza lontana, l'ho messa sul comodino. Era il tramonto, c'era una luce calda che colorava il prato di giallo e oro, e Claire sedeva, da sola e in precario equilibrio, su due o tre cuscini di fortuna. In mano teneva un sonaglio, o un pentolino di plastica, e volgeva il viso verso l'orizzonte, dalla parte opposta rispetto all'obbiettivo dello smartphone. Lì, in lontananza e fuori fuoco, di spalle, ci siamo io e il mio compagno, intenti a lasciarci.
Il testone di mia figlia che ci guarda è la foto più bella che ho della nostra famiglia, e dei nostri preziosi amici.
mercoledì 5 febbraio 2014
Trainin' yourself a little bit harder | Exercise #01
Ciao lettori
Tra le tre più potenti influenze del momento, di sicuro troviamo una serie tv che ci ha fatto sbarellare. Iniziamo il periodo di disintossicazione, promesso, subito dopo aver dato libero sfogo ad un desiderio infantile: scrivere un dialogo che non porterà a nulla (o forse no), battendo sulla tastiera in fiamme. Burn, Baby, Burn.
Enjoy The Screeplay.
Oh Come On!
Non mi parlare in inglese, per favore, non fare questa cosa da giovane che sa le lingue e passa in continuazione dallo spagnolo al francese senza afferrare quanto sia stupido in una conversazione tra adulti.
Gatcha.
...
E' una conversazione seria, inteso. Scusa, pensavo si trattasse dell'ennesima soffiata di quel tuo amico che lavora per l'ufficio del sindaco, affidabile come mia nonna malata di Parkinson con un paio di forbici in mano ai blocchi di partenza dei 100 piani.
Non appena esaurisci il repertorio, David Letterman...
Finito, quella sulla nonna sarebbe stata comunque la migliore.
Stamattina mi ha chiamato il mio amico che collabora con lo staff del sindaco...
Oh Come On!!!
... per avvisarmi, in via del tutto confidenziale, di una riunione che avverrà, tra due giorni, e servirà per fare fuori alcuni pezzi grossi, diciamo così, finora inamovibili del board di rappresentanza del consiglio...
A che punto entra la nonna con le forbici?
Per favore!
Per favore tu! Sai quante volte ci ha inculati? Tre volte, tre volte nell'ultimo mese. Tre soffiate, tre smentite, tre grandissimi grovigli di rovi che personalmente mi sono costati una serie infinita di chiarimenti a catena con ogni altra persona incontrassi, ad ogni singola riunione, che ovviamente aveva sentito parlare di quella storiaccia che...
Ho afferrato il punto, Arianne, lasciami concludere.
John, davvero, ho un triliardo di cose da finire entro stasera, e di là la tizia della sicurezza sta piantando un casino per alcuni pass falsificati ad alcuni ospiti entrati due giorni fa con Alberto, il quale, senti questa perché è la prima volta che ci capita ma entra di diritto nella top 5 delle puttanate mai sentite in questa azienda, senti eh, non sapendo i loro nomi ed essendo in ritardo, ha deciso di inventarseli, comunicarli in anticipo alla guardia all'ingresso per guadagnare tempo, salvo pensare solo poi che ci sarebbe stato un problema al momento del loro effettivo ingresso. Ma chi cazzo l'ha assunto?
Parli della guardia? Non ne ho idea, non mi aggiornano su...
Alberto!
Lo so, sdrammatizzavo.
Pfuuuu. Senti, so che sei arrivato a chiamarmi, farmi sedere e lasciarmi sfogare sulla storia della sicurezza, la faccenda della soffiata del tuo amico la stai prendendo seriamente in considerazione, ma non ho tempo per seguirti, non stavolta. Oltre al fatto che la tua fonte, per me, è totalmente inattendibile. Avrei un pregiudizio e questo falserebbe il lavoro che dovrei fare, quindi...
C'entra con il consiglio direttivo per la demolizione degli edifici costruiti fuori dal piano regolatore una decina di anni fa, quelli al confi...
Quelli al confine nord? Quelli? Stiamo parlando di quel tipo di teste grosse che la commissione di sicurezza per il territorio ha intenzione di far saltare?
Esattamente.
Cosa dice il tuo amico?
La riunione della commissione è stata indetta ieri, avverrà dopodomani e sarà risolutiva per i destini di alcuni membri del consiglio collegati ad alcune organizzazioni mafiose locali e non.
Chi sono?
Non l'ha detto, non ancora. Ma siamo gli unici avvisati della riunione, e gli unici a cui darà i loro nomi.
Sicuro 100%?
Mi darà la registrazione del file di trascrizione della seduta.
Cosa!? Ci passerà...
Mi, mi passerà.
Ok ok... Ti passerà la sbobinatura ufficiale?
Esatto.
Che favore ti deve?
Non è importante.
Lo è, è la cosa più importante di tutte se arriva a trafugare un documento segreto. Lo sa lui, lo sai tu e non fingere che non lo sappia io. Da quanto vi conoscete?
Questo non è il punto...
Lo è ti dico! Non mi fido di lui ora, e non mi fiderò di lui neppure tra un milione di anni se non mi dirai che rapporto vi lega. Ci ha incu...
Inculati tre volte in un mese, l'hai già detto, si. Ascolta Arianne, non posso dirtelo, minerei la sua fiducia.
Ma chi cazzo se ne fotte! Devi dirmelo se vuoi coinvolgermi, sennò sono fuori.
Sei fuori? Davvero ti chiameresti fuori da questo?
No, ovviamente non lo farei, se solo ti dimostrassi ragionevole, e mi dicessi quello che ho bisogno di sapere per lavorarci, diciamo, con piena convinzione.
Sono cazzate, menti senza sapere come si fa. Ti dà solo fastidio che ci sia qualcosa che non sai, tutto qui.
Pensi davvero quello che hai detto? Pensi che sia una dilettante fino al punto di non riconoscere quando un dettaglio diventa importante da un punto di vista professionale?
Non travisare le mie parole ora, è evidente che non penso tu sia una stagista uscita dal corso di comunicazione per le giovani figlie dell'esercito della salvezza.
Bene, perché sai sembrava esattamente quello che intendevi dire, poco fa con, testuali parole, 'Ti dà solo fastidio che ci sia qualcosa che non sai, tutto qui.'
Non hai ascoltato oltre, vero?
No, mi sottovaluti. Ho lavorato molto sulle capacità mnemoniche all'istituto per le figlie di stocazzo.
...
Adesso, seriamente e per l'ultima volta, dimmi cosa ti deve quel grandissimo figlio di buona donna per farci... Cioè, farti un favore del genere e lasciarti indagare con grandissimo anticipo su questa storia che, non fare finta di non capirlo, farà molto più che 'rotolare qualche testa' giù dal burrone.
Gli ho salvato la vita.
Oh Come On, Johnny Boy!!!
Abbiamo frequentato la stessa università, abbiamo solo due anni di differenza, puoi controllare gli annali. Eravamo amici, molto amici l'ultimo anno prima della mia laurea, e lui aveva alcuni problemi di droga. Inizialmente niente di che, niente che nessun'altro facesse, poi una serie di coincidenze, scelte sbagliate...
Scelte sbagliate? Scelte sbagliate!? Dove l'hai letta questa stronzata?
Arianne, so che ti aspettavi qualche segreto di Stato, so che la tua testa viaggia a mille miglia all'ora oltre i parametri consentiti dagli psichiatri di mezzo paese, ma non c'è nient'altro.
E come gliel'avresti salvata? La vita.. in che modo?
Come farebbe un amico che vede in che casino ti stai cacciando, e che ti conosce, e che sa come prenderti e farti ragionare e...
John non ci credi neppure tu.
Quindi sei fuori dalla storia?
Totalmente, fino a che non mi dirai il vero motivo per cui lui ci faccia un favore che potrebbe costargli il lavoro e non solo.
Bene, ho finito, non avevo altro da dirti.
John?
Si?
Vacci piano... Intendo, vacci piano. Non è affidabile e non possiamo permetterci un altro boomerang.
Arianne, sei fuori, non ti è permesso dare alcun giudizio o consiglio. Non verrai disturbata e non dovrai disturbare.
Ma vaffanculo.
Tra le tre più potenti influenze del momento, di sicuro troviamo una serie tv che ci ha fatto sbarellare. Iniziamo il periodo di disintossicazione, promesso, subito dopo aver dato libero sfogo ad un desiderio infantile: scrivere un dialogo che non porterà a nulla (o forse no), battendo sulla tastiera in fiamme. Burn, Baby, Burn.
Enjoy The Screeplay.
Oh Come On!
Non mi parlare in inglese, per favore, non fare questa cosa da giovane che sa le lingue e passa in continuazione dallo spagnolo al francese senza afferrare quanto sia stupido in una conversazione tra adulti.
Gatcha.
...
E' una conversazione seria, inteso. Scusa, pensavo si trattasse dell'ennesima soffiata di quel tuo amico che lavora per l'ufficio del sindaco, affidabile come mia nonna malata di Parkinson con un paio di forbici in mano ai blocchi di partenza dei 100 piani.
Non appena esaurisci il repertorio, David Letterman...
Finito, quella sulla nonna sarebbe stata comunque la migliore.
Stamattina mi ha chiamato il mio amico che collabora con lo staff del sindaco...
Oh Come On!!!
... per avvisarmi, in via del tutto confidenziale, di una riunione che avverrà, tra due giorni, e servirà per fare fuori alcuni pezzi grossi, diciamo così, finora inamovibili del board di rappresentanza del consiglio...
A che punto entra la nonna con le forbici?
Per favore!
Per favore tu! Sai quante volte ci ha inculati? Tre volte, tre volte nell'ultimo mese. Tre soffiate, tre smentite, tre grandissimi grovigli di rovi che personalmente mi sono costati una serie infinita di chiarimenti a catena con ogni altra persona incontrassi, ad ogni singola riunione, che ovviamente aveva sentito parlare di quella storiaccia che...
Ho afferrato il punto, Arianne, lasciami concludere.
John, davvero, ho un triliardo di cose da finire entro stasera, e di là la tizia della sicurezza sta piantando un casino per alcuni pass falsificati ad alcuni ospiti entrati due giorni fa con Alberto, il quale, senti questa perché è la prima volta che ci capita ma entra di diritto nella top 5 delle puttanate mai sentite in questa azienda, senti eh, non sapendo i loro nomi ed essendo in ritardo, ha deciso di inventarseli, comunicarli in anticipo alla guardia all'ingresso per guadagnare tempo, salvo pensare solo poi che ci sarebbe stato un problema al momento del loro effettivo ingresso. Ma chi cazzo l'ha assunto?
Parli della guardia? Non ne ho idea, non mi aggiornano su...
Alberto!
Lo so, sdrammatizzavo.
Pfuuuu. Senti, so che sei arrivato a chiamarmi, farmi sedere e lasciarmi sfogare sulla storia della sicurezza, la faccenda della soffiata del tuo amico la stai prendendo seriamente in considerazione, ma non ho tempo per seguirti, non stavolta. Oltre al fatto che la tua fonte, per me, è totalmente inattendibile. Avrei un pregiudizio e questo falserebbe il lavoro che dovrei fare, quindi...
C'entra con il consiglio direttivo per la demolizione degli edifici costruiti fuori dal piano regolatore una decina di anni fa, quelli al confi...
Quelli al confine nord? Quelli? Stiamo parlando di quel tipo di teste grosse che la commissione di sicurezza per il territorio ha intenzione di far saltare?
Esattamente.
Cosa dice il tuo amico?
La riunione della commissione è stata indetta ieri, avverrà dopodomani e sarà risolutiva per i destini di alcuni membri del consiglio collegati ad alcune organizzazioni mafiose locali e non.
Chi sono?
Non l'ha detto, non ancora. Ma siamo gli unici avvisati della riunione, e gli unici a cui darà i loro nomi.
Sicuro 100%?
Mi darà la registrazione del file di trascrizione della seduta.
Cosa!? Ci passerà...
Mi, mi passerà.
Ok ok... Ti passerà la sbobinatura ufficiale?
Esatto.
Che favore ti deve?
Non è importante.
Lo è, è la cosa più importante di tutte se arriva a trafugare un documento segreto. Lo sa lui, lo sai tu e non fingere che non lo sappia io. Da quanto vi conoscete?
Questo non è il punto...
Lo è ti dico! Non mi fido di lui ora, e non mi fiderò di lui neppure tra un milione di anni se non mi dirai che rapporto vi lega. Ci ha incu...
Inculati tre volte in un mese, l'hai già detto, si. Ascolta Arianne, non posso dirtelo, minerei la sua fiducia.
Ma chi cazzo se ne fotte! Devi dirmelo se vuoi coinvolgermi, sennò sono fuori.
Sei fuori? Davvero ti chiameresti fuori da questo?
No, ovviamente non lo farei, se solo ti dimostrassi ragionevole, e mi dicessi quello che ho bisogno di sapere per lavorarci, diciamo, con piena convinzione.
Sono cazzate, menti senza sapere come si fa. Ti dà solo fastidio che ci sia qualcosa che non sai, tutto qui.
Pensi davvero quello che hai detto? Pensi che sia una dilettante fino al punto di non riconoscere quando un dettaglio diventa importante da un punto di vista professionale?
Non travisare le mie parole ora, è evidente che non penso tu sia una stagista uscita dal corso di comunicazione per le giovani figlie dell'esercito della salvezza.
Bene, perché sai sembrava esattamente quello che intendevi dire, poco fa con, testuali parole, 'Ti dà solo fastidio che ci sia qualcosa che non sai, tutto qui.'
Non hai ascoltato oltre, vero?
No, mi sottovaluti. Ho lavorato molto sulle capacità mnemoniche all'istituto per le figlie di stocazzo.
...
Adesso, seriamente e per l'ultima volta, dimmi cosa ti deve quel grandissimo figlio di buona donna per farci... Cioè, farti un favore del genere e lasciarti indagare con grandissimo anticipo su questa storia che, non fare finta di non capirlo, farà molto più che 'rotolare qualche testa' giù dal burrone.
Gli ho salvato la vita.
Oh Come On, Johnny Boy!!!
Abbiamo frequentato la stessa università, abbiamo solo due anni di differenza, puoi controllare gli annali. Eravamo amici, molto amici l'ultimo anno prima della mia laurea, e lui aveva alcuni problemi di droga. Inizialmente niente di che, niente che nessun'altro facesse, poi una serie di coincidenze, scelte sbagliate...
Scelte sbagliate? Scelte sbagliate!? Dove l'hai letta questa stronzata?
Arianne, so che ti aspettavi qualche segreto di Stato, so che la tua testa viaggia a mille miglia all'ora oltre i parametri consentiti dagli psichiatri di mezzo paese, ma non c'è nient'altro.
E come gliel'avresti salvata? La vita.. in che modo?
Come farebbe un amico che vede in che casino ti stai cacciando, e che ti conosce, e che sa come prenderti e farti ragionare e...
John non ci credi neppure tu.
Quindi sei fuori dalla storia?
Totalmente, fino a che non mi dirai il vero motivo per cui lui ci faccia un favore che potrebbe costargli il lavoro e non solo.
Bene, ho finito, non avevo altro da dirti.
John?
Si?
Vacci piano... Intendo, vacci piano. Non è affidabile e non possiamo permetterci un altro boomerang.
Arianne, sei fuori, non ti è permesso dare alcun giudizio o consiglio. Non verrai disturbata e non dovrai disturbare.
Ma vaffanculo.
lunedì 3 febbraio 2014
Mi tiene dolce (cit)
Ciao lettori
Questo febbraio potrebbe portarci buone nuove, amarezza, portoni in faccia, inaspettate soluzioni, cibo a non finire, tanto latte caldo per gole arrossate. Di tutto un po' insomma: non prevedo il futuro del resto.
Enjoy Holiday Fuori Stagione e Karaoke in macchina.
Questa settimana andiamo tutti in vacanza; prendo le ragazze, le carico a forza in auto, le faccio cantare lungo il tragitto, scruto le loro espressioni dallo specchietto retrovisore, lascio che si lamentino per rientrare nei parametri di una famiglia tra le tante. Mia moglie è d'accordo, 'Facciamolo, trasciniamo le bestioline nella giungla, magari dimentichiamole pure all'area di sosta..mh!?' Se ci sentissero i servizi sociali, ci toglierebbero la patria potestà; lo Stato non condivide il nostro sottilissimo senso dell'umorismo. Le dolcezze sono tre, come le Grazie dipinte da Botticelli: le nostre non danzano tenendosi per mano, e sono aggraziate a modo loro. Hanno nomi comunissimi, scelti con il consiglio della comunità che ci ruota attorno: bocciati Giulia, Marianna, Francesca, approvati quasi all'unanimità Federica, Adele, Anna.
Papà quando arriviamo?
Siamo appena partiti.... Tre ore.
Tre - O - Re!? Fiiischia!
Dormi Fede, così non te ne accorgerai neppure.
Non ho sonno, non sono piccola.
Già, okay, cantiamo?
Sìììììììììììì.
Vai.
Mia moglie mi osserva assecondare tutte le richieste della nostra figlia maggiore, e fa 'no no no' con la testa, mentre si pettina con le mani i nodi della nottata. Dietro di lei, le tre nane si stanno dando da fare per incastrasi come in Tetris: Anna si è spalmata orizzontalmente, e già sonnecchia, Adele, in mezzo tra le sorelle in auto come nella vita, le tiene la testa sulle gambe, guardando fuori dal finestrino, Federica già sapete, canta aggrappata al retro del mio sedile, urlandomi nell'orecchio.
Guido lentamente, mi fermo dopo 50 minuti, abbiamo già tutti fame. Tre brioches, due lisce, l'altra marmellata, due caffè, un'acqua naturale. Grazie.
La cassiera ci casca, come l'80% delle ragazze in età fertile, quando vede la mia Annie dormire tra le mie braccia, mentre pago. Lo so, è un effetto scontato, e mia moglie mi osserva dal bancone, facendo sempre 'no no no' con la testa, ridendo guardando il punto lontano. 'E' bellissima, è dolcissima, quanto ha?' 'Due anni a maggio, grazie!'. 'Stupenda, un amore, complimenti'. 'Grazie, grazie!'. Annie fa le bolle e respira pesantemente, per un raffreddore che speriamo l'aria buona del mare aiuti a far passare. E' un orsacchiotto rumorosissimo, ed è impossibile resisterle, nonostante le coliche e qualche nottata in bianco. I suoi occhi, o per lo meno la forma, li ha ereditati da mia moglie, il colore invece è mio. Quando li sgrana perché ha fame, mi fa riderissimo: un lupo farebbe meno scena, mi dico, stai calma che cibo ce n'è, amore. Anna è un'impaziente, la stiamo educando con severità, cercando di addomesticare questo animo selvaggio e autogestito, che le fa pestare i piedi per chiedere una cosa, tirare i capelli delle sorelle, piangere disperata se il giro del fumo non gira come vorrebbe lei. 'It's life, my puppylove, e ti farai molto male se continui a sbraitare contro l'invisibile', le dico mentre la metto a letto, entrambi sfiniti.
Quando tutti abbiamo terminato di mangiucchiare, e tutti abbiamo fatto pipì, compresi quelli che non la volevano fare perché 'Sono grande, non sono piccola' e quelli che'Allora se non la fa lei, non la faccio neanche io', e quelli che 'Sì certo, ragazze, apriamo il televoto. Forza, tutti al cesso. Amore, tieni tu Anna per favore, la cassiera apprezzerà :)', ci rimettiamo in marcia verso il mare.
Stavolta converso con mia moglie e Adele; quattro anni e qualcosa e una mente oscura, che inventa parole per comunicare con le streghe del giardino della vicina, e sussurra formule magiche per trasformare le sorelle in qualcosa che non oso immaginare. E' una bambina molto dolce, la più dolce delle tre che ho messo al mondo per lo meno, che ha una passione per le cose che nessuno le può spiegare, che né io né mia moglie conosciamo, e che quindi si va a cercare da sola, domandando, osservando, dicendo sempre grazie. Mia moglie ci tiene a queste cose, 'Cresci un figlio di Satana, e avrai un figlio di Satana. E' matematico, e non voglio avere problemi con un esserino di dieci anni che sputa il cibo che non ama, o danza sui tavoli mentre i commensali cenano, solo perché nessuno ha avuto la pazienza ed il coraggio di insegnarli che siamo tutti liberi certo, ma che la libertà si trova agli antipodi della logica del faccio-quello-che-mi-pare'.
Il cd che ho messo per Federica gira veloce, e questa è la parte che più mi piace di quando prendo tre giorni di ferie in pieno febbraio, preparo due valigie e molti sacchetti aperti con scarpe pesanti, sciarpe di riserva, cappellini e felpe, e faccio cantare le mie quattro ragazzacce, in coro, direzione Benessere Duffuso, Amore Incondizionato, Telefonino Scollegato, Vita Meravigliosa e Adulta.
My Family Playlist
domenica 19 gennaio 2014
Se me lo dicevi prima (cit)
Ciao lettori
Il tempo dei commenti politici incalza e la cosa inizia a darci un po' fastidio.
Ecco cosa ne esce fuori, quando gente a caso non si regola e ci vuole assolutamente confidare 'come la pensa'.
Enjoy.
Il mio interlocutore insiste affinché mi fermi per il caffè, e, non sapendo come spiegare, nella sua lingua che a dirvi il vero dovrebbe essere identica alla mia, ma evidentemente non lo è, che il problema non sarebbe il caffè, quanto la sua compagnia, decido di accettare, sedermi e togliermi il giubbino di jeans.
Ok, beviamoci questo caffè, facciamolo.
E' un ragazzo che conosco da poco, un amico di amici non miei, una persona che non avrei motivo di presentare a nessuno, se non altro perché non mi ricordo neppure il suo nome, e doverglielo richiedere ora che siamo a fine pranzo è imbarazzante. Sembra non dare peso alla mia eccessiva cortesia, agli sguardi sbalorditi che gli regalo, alla totale mancanza di interesse che mi suscita; eppure ho una mimica facciale cristallina, facile da interpretare. Più ti sorrido e faccio le bolle ad ogni tuo sospiro, più ho smesso di starti a sentire.
Gli piace parlare in generale, e oggi gli piace vedermi lì seduta a fingere di ascoltarlo. Sarà che tutti gli altri commensali se la sono data, e che i camerieri non sono pagati per assecondare proprio ogni desiderio dei clienti, ma alla fine tocca a me porgere l'altra guancia e dargli retta.
Domani ci sono le elezioni, e questo vi avrà già fatto intuire di cosa vuole assolutamente discutere, adesso, con me e i nostri caffè che dio santo solo sa quanto ci mettono ad arrivare al nostro tavolo.
L'esordio, lo ammetto, è da perfetto incantatore di serpenti. Peccato io non sia un rettile, penso, sennò mi avevi in pugno. "Questo paese, questa classe politica, questi addetti ai lavori". Mi volto, scruto oltre le mie spalle, faccio una panoramica su tutta la sala: a che punto, esattamente, è iniziato il comizio, mi chiedo. E soprattutto, com'è che gli si è gonfiato il petto e ha abbassato il tono di voce? E, cosa più importante tra le cose importanti, perché ripete 'questo' tre volte in una frase di massimo dieci parole? Faccio due calcoli, tiro le somme: mi vuole convincere di qualcosa, devo solo capire cosa. Del caffè neppure l'aroma nel frattempo.
Sto sudando, e spero se ne accorga anche Coso Qui Che Mi Parla: potrebbe provare pietà, io la proverei per uno che mi suda davanti senza via di fuga. Ma lui è molto concentrato e sta già al paragrafo due del suo discorso. Per me è come se fosse immerso nella vasca dei delfini dell'acquario di Genova: muove le labbra ma non lo sento; è spettacolare quanto riesca ad isolarmi se lo desidero molto, penso.
Butto lo sguardo all'orologio del cellulare, sempre sorridendo ovviamente, e penso che il nostro caffè lo stiano confezionando direttamente i coltivatori colombiani. E che quando arriverà, sarà sempre troppo tardi ormai. Inizio a preoccuparmi di quando vorrà che anche io dica la mia: cosa mi invento? Con quale battuta lo stendo? Soprattutto, come si chiama? Il tempo di stare allerta, e infatti il problema si palesa: "Tu cosa ne pensi?"
Palloncini che volano nel cielo, colombe liberate a festa, menestrelli intonati che deliziano orecchie di giovani donne vestite a festa, arcobaleni multicolor, e nani da giardino che zappano la terra: nella mia mente inizio ad affollare immagini stupide, scollegate tra loro, prive di senso, e funziona. Il mio volto si fa cupo, la mia espressione intelligente e pensierosa, la fronte si corruga tutta e, senza neppure accorgermene, l'ho convinto.
"Lo so, lo so... la penso esattamente anche io come te del resto, il senso di quello che dicevo, alla fine, è lo stesso: bisogna tapparsi il naso in cabina elettorale!!!". Esclamato, credetemi, con tre punti finali.
Scomodare Indro Montanelli mi sembra esagerato, soprattutto se i miniponies stanno ancora pascolando nel giardino della mia fantasia così potente da permettermi di alzarmi senza che i caffè siano passati alla dogana.
Mentre sposto la sedia per permettermi di allontanarmi quanto basta da sentirmi al sicuro, lui rimane in silenzio. Cosa cavolo ti starai domandando ancora, mi chiedo, cosa!? Lo saluto, dicendo che è tardi e ho amici che mi aspettano e che per il caffè facciamo un'altra volta. Lui annuisce, capisce che si è fatto tardi e mi raccomanda di fare il mio dovere l'indomani. Gli escono proprio queste parole: "Mi raccomando, fai il tuo dovere domani".
Lì mi esce la bestia: mi risiedo di scatto, appoggio la borsa e ci manca poco mi tolga il giubbino.
"Carissimo... carissimo. Ho davvero fretta, quindi potrò sembrarti un po' sbrigativa, a tratti rude, forse maleducata. Mi scuso preventivamente, ma non riuscirò a fare altrimenti. Quattro ore fa non ci conoscevamo affatto, eppure ti giuro che il mio dovere l'avrei in ogni caso portato a termine domani, al seggio. Invece dio ha deciso, stamattina, di farci incontrare, e dopo le cavallette in Egitto ecco una nuova piaga. Persino fingere di ascoltarti è stato punitivo, persino un caffè - mai arrivato, te ne sei accorto? - insopportabile.
Premesso questo, ti prego di non sentirti in dovere di assicurati che io faccia il mio dovere: né domani, né mai. Togliti quindi lo sguardo da padre benevolo, guida eletta, pastore con bastone e carota, presentatore di materassi in svendita. Non sono solita affrettare giudizi basati sulle prime impressioni, ma per te farò un'eccezione: non mi piaci."
La cosa assurda è che mentre gli sbrodolo addosso, in sottofondo c'è UNA CANZONE MERAVIGLIOSA che di certo mi ha fatto ruggire con passione, ricordandomi perché mal sopporto chi si raccomanda per me, le mie intenzioni e le mie azioni, senza neppure conoscermi.
Il tempo dei commenti politici incalza e la cosa inizia a darci un po' fastidio.
Ecco cosa ne esce fuori, quando gente a caso non si regola e ci vuole assolutamente confidare 'come la pensa'.
Enjoy.
Il mio interlocutore insiste affinché mi fermi per il caffè, e, non sapendo come spiegare, nella sua lingua che a dirvi il vero dovrebbe essere identica alla mia, ma evidentemente non lo è, che il problema non sarebbe il caffè, quanto la sua compagnia, decido di accettare, sedermi e togliermi il giubbino di jeans.
Ok, beviamoci questo caffè, facciamolo.
E' un ragazzo che conosco da poco, un amico di amici non miei, una persona che non avrei motivo di presentare a nessuno, se non altro perché non mi ricordo neppure il suo nome, e doverglielo richiedere ora che siamo a fine pranzo è imbarazzante. Sembra non dare peso alla mia eccessiva cortesia, agli sguardi sbalorditi che gli regalo, alla totale mancanza di interesse che mi suscita; eppure ho una mimica facciale cristallina, facile da interpretare. Più ti sorrido e faccio le bolle ad ogni tuo sospiro, più ho smesso di starti a sentire.
Gli piace parlare in generale, e oggi gli piace vedermi lì seduta a fingere di ascoltarlo. Sarà che tutti gli altri commensali se la sono data, e che i camerieri non sono pagati per assecondare proprio ogni desiderio dei clienti, ma alla fine tocca a me porgere l'altra guancia e dargli retta.
Domani ci sono le elezioni, e questo vi avrà già fatto intuire di cosa vuole assolutamente discutere, adesso, con me e i nostri caffè che dio santo solo sa quanto ci mettono ad arrivare al nostro tavolo.
L'esordio, lo ammetto, è da perfetto incantatore di serpenti. Peccato io non sia un rettile, penso, sennò mi avevi in pugno. "Questo paese, questa classe politica, questi addetti ai lavori". Mi volto, scruto oltre le mie spalle, faccio una panoramica su tutta la sala: a che punto, esattamente, è iniziato il comizio, mi chiedo. E soprattutto, com'è che gli si è gonfiato il petto e ha abbassato il tono di voce? E, cosa più importante tra le cose importanti, perché ripete 'questo' tre volte in una frase di massimo dieci parole? Faccio due calcoli, tiro le somme: mi vuole convincere di qualcosa, devo solo capire cosa. Del caffè neppure l'aroma nel frattempo.
Sto sudando, e spero se ne accorga anche Coso Qui Che Mi Parla: potrebbe provare pietà, io la proverei per uno che mi suda davanti senza via di fuga. Ma lui è molto concentrato e sta già al paragrafo due del suo discorso. Per me è come se fosse immerso nella vasca dei delfini dell'acquario di Genova: muove le labbra ma non lo sento; è spettacolare quanto riesca ad isolarmi se lo desidero molto, penso.
Butto lo sguardo all'orologio del cellulare, sempre sorridendo ovviamente, e penso che il nostro caffè lo stiano confezionando direttamente i coltivatori colombiani. E che quando arriverà, sarà sempre troppo tardi ormai. Inizio a preoccuparmi di quando vorrà che anche io dica la mia: cosa mi invento? Con quale battuta lo stendo? Soprattutto, come si chiama? Il tempo di stare allerta, e infatti il problema si palesa: "Tu cosa ne pensi?"
Palloncini che volano nel cielo, colombe liberate a festa, menestrelli intonati che deliziano orecchie di giovani donne vestite a festa, arcobaleni multicolor, e nani da giardino che zappano la terra: nella mia mente inizio ad affollare immagini stupide, scollegate tra loro, prive di senso, e funziona. Il mio volto si fa cupo, la mia espressione intelligente e pensierosa, la fronte si corruga tutta e, senza neppure accorgermene, l'ho convinto.
"Lo so, lo so... la penso esattamente anche io come te del resto, il senso di quello che dicevo, alla fine, è lo stesso: bisogna tapparsi il naso in cabina elettorale!!!". Esclamato, credetemi, con tre punti finali.
Scomodare Indro Montanelli mi sembra esagerato, soprattutto se i miniponies stanno ancora pascolando nel giardino della mia fantasia così potente da permettermi di alzarmi senza che i caffè siano passati alla dogana.
Mentre sposto la sedia per permettermi di allontanarmi quanto basta da sentirmi al sicuro, lui rimane in silenzio. Cosa cavolo ti starai domandando ancora, mi chiedo, cosa!? Lo saluto, dicendo che è tardi e ho amici che mi aspettano e che per il caffè facciamo un'altra volta. Lui annuisce, capisce che si è fatto tardi e mi raccomanda di fare il mio dovere l'indomani. Gli escono proprio queste parole: "Mi raccomando, fai il tuo dovere domani".
Lì mi esce la bestia: mi risiedo di scatto, appoggio la borsa e ci manca poco mi tolga il giubbino.
"Carissimo... carissimo. Ho davvero fretta, quindi potrò sembrarti un po' sbrigativa, a tratti rude, forse maleducata. Mi scuso preventivamente, ma non riuscirò a fare altrimenti. Quattro ore fa non ci conoscevamo affatto, eppure ti giuro che il mio dovere l'avrei in ogni caso portato a termine domani, al seggio. Invece dio ha deciso, stamattina, di farci incontrare, e dopo le cavallette in Egitto ecco una nuova piaga. Persino fingere di ascoltarti è stato punitivo, persino un caffè - mai arrivato, te ne sei accorto? - insopportabile.
Premesso questo, ti prego di non sentirti in dovere di assicurati che io faccia il mio dovere: né domani, né mai. Togliti quindi lo sguardo da padre benevolo, guida eletta, pastore con bastone e carota, presentatore di materassi in svendita. Non sono solita affrettare giudizi basati sulle prime impressioni, ma per te farò un'eccezione: non mi piaci."
La cosa assurda è che mentre gli sbrodolo addosso, in sottofondo c'è UNA CANZONE MERAVIGLIOSA che di certo mi ha fatto ruggire con passione, ricordandomi perché mal sopporto chi si raccomanda per me, le mie intenzioni e le mie azioni, senza neppure conoscermi.
giovedì 2 gennaio 2014
These Are Our Glory Days
Ciao lettori
ELLE come leggerezza.
Soundtrack suggerito Dancing and Singing on U.S. Navy Weapon > aka Make Love Not War
Enjoy Adorable Smiles ogni tanto.
Chiamo il mio amore all'ora di pranzo, perché tanto lo disturberei comunque a qualsiasi altra ora.
Scelgo di interrompergli la digestione appena iniziata, stroncargli l'abbiocco, parlargli quando non riesce a rispondermi perché sta masticando ed è troppo educato per farlo con la bocca piena.
Sono di buon umore: mi sono comprata un vestito 100% poliestere verde e fucsia, con uno scollo sulla schiena profondissimo, lungo fino alle caviglie, con le maniche larghe da fata della foresta, che non indosserò mai. Sto cercando dei sandali da abbinarci in ogni caso, perché lo so che le altre fate della foresta sono sempre agguerrite e stanno sempre a guardare come sei vestita.
Ciao amore, che fai?
Mangio.
Che mangi?
La pasta avanzata ieri.
Madonna no, buttala, faceva schifo.
Già finita e per il momento niente bolle sul palmo della mano.
Senti comunque volevo ricordarti di chiamare quel tuo amico per...
Ah sì, volevo dirti che ho risolto.
Dai!? Come?
Lasciando perdere. Ci ho ripensato e mi è venuto in mente che possiamo provare a fare da soli.
Ahahah, divertente. Chiamalo per favore, so come finisce questa storia altrimenti, ascoltami per favore.
Non dici mai per favore due volte di seguito.
E' perché ti voglio raggirare senza darlo a vedere.
Non ti viene naturale, la cosa del non darlo a vedere.
E' perché mi agito, e dopo l'agitazione solitamente segue l'ira.
Sempre malcelata.
Ecco, ora sono incazzata infatti.
Se me lo richiedi gentilmente comunque lo faccio.
Cosa?
Chiamare il mio amico.
Mah...
Dai, sii gentile.
No no, lascia perdere. Gli ho appena mandato un messaggio su whatsapp, faccio io, easy.
Ma hai il suo numero?
Non ti so raggirare maaa so controllare il tuo cellulare mentre dormi.
E lo fai per prendere i numeri dei miei amici?
Ma no! Leggo due o tre chat con nomi femminili un po' esotici tipo Debby e Veruska, controllo qualche foto che fai in giro, apro facebook e conto gli I Like, stalkero l'ultima bagascia che ti ha invitato a prendere un caffè per parlare di lavoro, e solo alla fine mi ricordo cosa devo cercare: il cell del tuo amico.
Stiamo ancora scherzando, vero?
Paura eh.
Stiamo ancora scherzando, vero?
Mmm...
Non te lo richiedo una terza volta...
Stai calmo babylove, ovvio che facciamo per finta. Eccetto...
Le bagasce.
Bravo, quelle sono vere e ovunque oh.
Con una ci ho appena pranzato.
Ma non ti eri finito la pasta di ieri?
Eheheh.
Stiamo sempre scherzando, mh?
Paura eh.
Piantala, tu non sei divertente.
Ahahah, Veruska dice il contrario.
Perché la paghi, io sono for free e dico la verità. E' il motivo per cui mi ami.
Perché vieni via gratis!?
In tempo di crisi, ci sia innamora per un niente. Facciamo che ci sentiamo dopo, ok?
Sì.
Bueno.
Ah aspetta...
Cosa?
Ti saluta Veruska.
Dalle un bacio da parte mia, ma dille basta coi selfie nel nostro bagno, grazie.
Ahahah.
Il problema che abbiamo è che ci si è rotta la lavatrice il 30 dicembre e il tecnico non verrà prima del 10 di gennaio, quindi ragazzi se qualcuno ha buone mani e stomaco forte ci chiami: gli cuciniamo una cenetta coi fiocchi che solitamente finisce metà nel tritarifiuti, ma siamo simpatici.
ELLE come leggerezza.
Soundtrack suggerito Dancing and Singing on U.S. Navy Weapon > aka Make Love Not War
Enjoy Adorable Smiles ogni tanto.
Chiamo il mio amore all'ora di pranzo, perché tanto lo disturberei comunque a qualsiasi altra ora.
Scelgo di interrompergli la digestione appena iniziata, stroncargli l'abbiocco, parlargli quando non riesce a rispondermi perché sta masticando ed è troppo educato per farlo con la bocca piena.
Sono di buon umore: mi sono comprata un vestito 100% poliestere verde e fucsia, con uno scollo sulla schiena profondissimo, lungo fino alle caviglie, con le maniche larghe da fata della foresta, che non indosserò mai. Sto cercando dei sandali da abbinarci in ogni caso, perché lo so che le altre fate della foresta sono sempre agguerrite e stanno sempre a guardare come sei vestita.
Ciao amore, che fai?
Mangio.
Che mangi?
La pasta avanzata ieri.
Madonna no, buttala, faceva schifo.
Già finita e per il momento niente bolle sul palmo della mano.
Senti comunque volevo ricordarti di chiamare quel tuo amico per...
Ah sì, volevo dirti che ho risolto.
Dai!? Come?
Lasciando perdere. Ci ho ripensato e mi è venuto in mente che possiamo provare a fare da soli.
Ahahah, divertente. Chiamalo per favore, so come finisce questa storia altrimenti, ascoltami per favore.
Non dici mai per favore due volte di seguito.
E' perché ti voglio raggirare senza darlo a vedere.
Non ti viene naturale, la cosa del non darlo a vedere.
E' perché mi agito, e dopo l'agitazione solitamente segue l'ira.
Sempre malcelata.
Ecco, ora sono incazzata infatti.
Se me lo richiedi gentilmente comunque lo faccio.
Cosa?
Chiamare il mio amico.
Mah...
Dai, sii gentile.
No no, lascia perdere. Gli ho appena mandato un messaggio su whatsapp, faccio io, easy.
Ma hai il suo numero?
Non ti so raggirare maaa so controllare il tuo cellulare mentre dormi.
E lo fai per prendere i numeri dei miei amici?
Ma no! Leggo due o tre chat con nomi femminili un po' esotici tipo Debby e Veruska, controllo qualche foto che fai in giro, apro facebook e conto gli I Like, stalkero l'ultima bagascia che ti ha invitato a prendere un caffè per parlare di lavoro, e solo alla fine mi ricordo cosa devo cercare: il cell del tuo amico.
Stiamo ancora scherzando, vero?
Paura eh.
Stiamo ancora scherzando, vero?
Mmm...
Non te lo richiedo una terza volta...
Stai calmo babylove, ovvio che facciamo per finta. Eccetto...
Le bagasce.
Bravo, quelle sono vere e ovunque oh.
Con una ci ho appena pranzato.
Ma non ti eri finito la pasta di ieri?
Eheheh.
Stiamo sempre scherzando, mh?
Paura eh.
Piantala, tu non sei divertente.
Ahahah, Veruska dice il contrario.
Perché la paghi, io sono for free e dico la verità. E' il motivo per cui mi ami.
Perché vieni via gratis!?
In tempo di crisi, ci sia innamora per un niente. Facciamo che ci sentiamo dopo, ok?
Sì.
Bueno.
Ah aspetta...
Cosa?
Ti saluta Veruska.
Dalle un bacio da parte mia, ma dille basta coi selfie nel nostro bagno, grazie.
Ahahah.
Il problema che abbiamo è che ci si è rotta la lavatrice il 30 dicembre e il tecnico non verrà prima del 10 di gennaio, quindi ragazzi se qualcuno ha buone mani e stomaco forte ci chiami: gli cuciniamo una cenetta coi fiocchi che solitamente finisce metà nel tritarifiuti, ma siamo simpatici.
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