Ciao lettori,
ho letto, qualche giorno fa, un articolo sull'importanza del lessico che usiamo in questi giorni.
Non è adeguato, come molte altre cose, è impreparato.
Imprudente, semplificato all'osso, incapace di descrivere, e quindi spiegare, cosa sta accadendo.
Parlare di guerra, eroi, battaglia, fronte, nemico non mi aiuta a capire il mio posto, il mio ruolo, il mio isolamento così immobile e precario.
Ho deciso di sforzarmi, perché non sentirmi "sotto attacco" mi aiuta ad arrivare a sera serena.
Preparo il pranzo (pasta al burro, what else), e ascolto audiolibri.
Buona lettura,
Maddalena
Parole con la lettera B: Bambini, Boulangerie, Borghi.
Sul balcone della casa di ringhiera, sono tre, forse quattro. Un assembramento, penso.
Non è umano pensare ad un assembramento, se osservo tre bambini giocare sul balcone di una casa di ringhiera. Non è normale. Non posso permettermelo, non così facilmente, non dopo sole due settimane.
Cerco di concentrarmi sul gioco che stanno facendo: non lo capisco mica.
Si inseguono, si muovono in un mondo che non vedo, ma che ricordo aver abitato anche io: i petali delle margherite erano grani di riso che cucinavo nei pentolini grandi quanto un bicchiere, l'elastico della merceria un gioco per saltare ore e ore, e i rami degli alberi ostacoli da superare.
Loro si parlano su un balcone stretto, potrebbero pure litigare, da qui non lo distinguo.
Passare le giornate così, solo per poter giocare ancora il giorno dopo.
Guardo i bambini degli altri, penso a come potrebbero essere i miei (!), e una valanga di pensieri scende a valle. "Ah quindi torna in voga il tema? Fai sul serio? Beh, non in pandemia, perlomeno non oggi, mia cara. Non te lo permetterò." - mi dico.
E così arrivo alla seconda parola.
Le boulangerie francesi, viste da me.
Il profumo consolante che ne esce, soprattutto se siete appena usciti da una metro parigina (quindi molto maleodorante), è di certo tra le prime cose che vorrei tornare ad sentire. Le boulangerie sono luoghi in cui ci assembriamo, in attesa, spesso in fila, di fronte a una cassiera che ha accesso al regno delle prelibatezze a base di burro, creme, mousse, paste, tortine salate, quiche, e, ovviamente, forme di pane croccante.
Distribuite su tutto il territorio francese, sono il primo negozio in cui entravo in vacanza (Bretagna, Normandia, Provenza, Camargue, Ile de France, Clermont Ferrand, Tours, la Loira e i suoi castelli), e a cui tornavo almeno un'altra volta nel corso della giornata.
La ragione più ovvia per cui penso sia del tutto inutile provare ad odiare i francesi, che fanno i croissant, hanno le coste del Finistère, la spiagge degli sbarchi, l'olio d'oliva del mediterraneo, i castelli incantanti, la gabbia dorata di Versailles, e il vento di Parigi, dove a luglio fa buio alle undici di sera, non prima.
E qui, salto triplo, verso la terza parola.
Ci sono poi i giorni in cui, con una positività che non so da dove mi esca, riesco ad immaginarmi con uno zaino, anzi un trolley agile, e un itinerario fuori di qui.
Cerco di essere realista anche mentre fantastico, e immagino il primo viaggio oltre il civico di casa mia attraverso i borghi italiani. Alcuni li ho visti per davvero, ma sono pochi, quindi ho una scelta ampia. Una viaggio, da sola, nei borghi della Liguria, delle Marche, della Campania. Spostamenti millimetrici in un tempo rallentato, in cui potrò tornare a farmi la domanda sospesa: "Bambini, tu ne vorresti?".
La palestra della scrittrice. Costanza, volontà, errori, refusi. Open 24/7, ingresso libero, commenti ben accetti. Enjoy.
martedì 24 marzo 2020
venerdì 20 marzo 2020
Un vocabolario nuovo
Ciao lettori,
sono giorni pesanti, per cui non riesco a immaginare storie che possano darvi sollievo.
In un grande abbraccio caldo, raccolgo tutti voi, le vostre vite, i vostri cari.
Per me, ho invece deciso di provare a scrivere.
Un nuovo - e personale - vocabolario, perché nelle parole che penso e scambio sono sempre riuscita a trovare il filo che tutto tiene unito.
Vi penso,
Maddalena
*soundtrack di lettura: Holy War, Alicia Keys
A
La prima lettera dell'alfabeto porta con sé il brivido degli inizi.
Caso vuole, oggi (20 marzo 2020) è il primo giorno di primavera.
E se deve essere un vocabolario nuovo, desidero sia coraggioso, colmo di energia che si è raccolta nell'inverno, scintille scoppiettanti sotto il manto di foglie secche, tentativi.
Alla lettera A, diamo spazio alla parola AMORE.
Per cominciare, ho pensato, mi servirà molto amore: se ero la bambina che strizzava le guance delle compagne dell'asilo in segno di tenerezza, è evidente che col tempo ho imparato a comunicarlo meglio, tutto questo amore che con me venne al mondo, quasi 38 primavere fa.
La definizione perfetta che ricordo, la diede Dante: amore che muove il mondo e tutte le stelle.
Muta, si fa ogni giorno, compie un giro su sé stesso, attraversa le zone d'ombra, si placa dopo una corsa, rallenta i battiti di sera, sa che nulla gli è garantito.
L'amore che ho conosciuto è spesso svanito di fronte al nemico: ci vuole coraggio, ve l'ho detto.
Nel nuovo vocabolario, inaugurato casualmente il primo giorno di una nuova primavera, l'amore è un sostantivo maschile incomprensibile ai più, descritto però da innumerevoli definizioni nei secoli, non commestibile, inodore e insapore. Lo potrete osservare in forma solida, se abbracciate un bambino, ma spesso è capace di passare da essere umano a essere umano attraverso misteriose connessioni che percorrono spazio e tempo.
Va maneggiato con cura, ma non ci sono istruzioni da seguire.
Spesso contagioso, risulta ad oggi la spinta impercettibile che, dal fondo, vi farà tornare in superficie, dove tira vento, l'aria è frizzante, il sole sta sorgendo.
Una buona notizia: non si esaurisce mai.
sono giorni pesanti, per cui non riesco a immaginare storie che possano darvi sollievo.
In un grande abbraccio caldo, raccolgo tutti voi, le vostre vite, i vostri cari.
Per me, ho invece deciso di provare a scrivere.
Un nuovo - e personale - vocabolario, perché nelle parole che penso e scambio sono sempre riuscita a trovare il filo che tutto tiene unito.
Vi penso,
Maddalena
*soundtrack di lettura: Holy War, Alicia Keys
A
La prima lettera dell'alfabeto porta con sé il brivido degli inizi.
Caso vuole, oggi (20 marzo 2020) è il primo giorno di primavera.
E se deve essere un vocabolario nuovo, desidero sia coraggioso, colmo di energia che si è raccolta nell'inverno, scintille scoppiettanti sotto il manto di foglie secche, tentativi.
Alla lettera A, diamo spazio alla parola AMORE.
Per cominciare, ho pensato, mi servirà molto amore: se ero la bambina che strizzava le guance delle compagne dell'asilo in segno di tenerezza, è evidente che col tempo ho imparato a comunicarlo meglio, tutto questo amore che con me venne al mondo, quasi 38 primavere fa.
La definizione perfetta che ricordo, la diede Dante: amore che muove il mondo e tutte le stelle.
Muta, si fa ogni giorno, compie un giro su sé stesso, attraversa le zone d'ombra, si placa dopo una corsa, rallenta i battiti di sera, sa che nulla gli è garantito.
L'amore che ho conosciuto è spesso svanito di fronte al nemico: ci vuole coraggio, ve l'ho detto.
Nel nuovo vocabolario, inaugurato casualmente il primo giorno di una nuova primavera, l'amore è un sostantivo maschile incomprensibile ai più, descritto però da innumerevoli definizioni nei secoli, non commestibile, inodore e insapore. Lo potrete osservare in forma solida, se abbracciate un bambino, ma spesso è capace di passare da essere umano a essere umano attraverso misteriose connessioni che percorrono spazio e tempo.
Va maneggiato con cura, ma non ci sono istruzioni da seguire.
Spesso contagioso, risulta ad oggi la spinta impercettibile che, dal fondo, vi farà tornare in superficie, dove tira vento, l'aria è frizzante, il sole sta sorgendo.
Una buona notizia: non si esaurisce mai.
lunedì 30 dicembre 2019
Parlami di te.
Ciao lettori,
c'è ancora qualcuno in ascolto?
Saltando i preamboli: è uscita una nuova storia.
Non avevo intenzione di parlare di me, ma poi è di me che racconto.
Così son venuta al mondo, così lo attraverserò.
Così son venuta al mondo, così lo attraverserò.
Buona lettura, my deers.
Un quartiere nuovo, diventato il mio da poco più di un anno. Mi manca la parte di città in cui ho vissuto gli ultimi anni e compiuto i miei primi 30, ma è una mancanza di poco peso: è durata il tempo di pronunciare una vocale ed è stata subito colmata dalle novità, dalle cose accadute negli ultimi dodici mesi, che, alternandosi sul calendario, si sono sovrapposte.
Mancanze riempite dagli imprevisti, come le carte del Monopoli, senza macchinine di legno, ma tanti autobus Atm e metropolitane piene di gente sconosciuta, eppure somigliante. Avevano i miei stessi sguardi vaporosi e leggeri di alcune mattine, conseguenza di altrettanti notti magiche, estive, come il Mondiale del 90. Focolai di piacere, riscaldati dal caldo afoso di fine luglio.
Mancanze rassicurate da improvvise tristezze; profonde, difficili da impacchettare in una zona franca, lontano dai tiratori scelti. Sono buchi neri in cui la luce viaggia lenta, tapparelle abbassate, lenzuola sopra la testa e occhi chiusi di prepotenza. Sanno comporsi velocemente, e marciano marciano marciano marciano marciano marciano. Raggiungono orizzonti che non vedo, e infine mi abbandonano: da queste mi lascio attraversare, perché grazie a loro sposto l'asta ogni volta più a fondo.
Mancanze innocue, docili da calmare, fatte di nostalgie e ricordi d'infanzia: le più facili da disinnescare. Frequentare il mio passato di bambina non mi appassiona più, anzi. Tutto ciò che è alle spalle è stato, è scritto, è accaduto, e non può avere, per sua stessa natura, l'elettricità del dubbio, del progresso, dell'andare incerto.
Convivo con queste mancanze: apro scatole cinesi, si dice così.
La mente umana, più del cuore, mi accomuna, avvicina, stringe agli altri esseri umani, costringendomi a osservarli da molto vicino alcune volte. E il mio sguardo trova irresistibili i dettagli: qualcosa che non colgo al primo incontro disattento. Può essere il solco di un sorriso, la cantilena di una voce, il movimento delle mani nell'aria, il silenzio parlante.
Non crediate sia facile. Ci vuole la pazienza che non posseggo, di cui non sono stata dotata all'ingresso, per cui non sono portata. Cosa aspettiamo? Abbiamo tempo per farlo? E se fosse un'attesa vana? Come perdonarsi, per tutto questo tempo in fila, in sala d'aspetto, senza neppure il numerino che mi indichi il mio turno? Dottore, è disumana questa attesa. Non trova anche lei?
Il dottore, di contro, non ama la fretta, le conclusioni fantasiose o le scorciatoie - neppure in montagna con la bufera minacciosa alle calcagna.
A questo punto, arrivata fino a qui, rallento avanzando nella terra che non conosco: la fatica ha fortificato il mio ragionamento.
Percorrendo questo cammino sono tornata ad amarmi molto, ma davvero tanto. Ci scusiamo per le interruzioni, riprendiamo la linea dallo studio.
* * *
Cosa mi rimane, quindi, in questo nuovo anno in arrivo? Sembra tutto già compreso: ho un bagaglio di panni sporchi da lavare e una grande grana che mi punta da lassù, in bilico, pronta a rotolare a valle, trascinando con sé ogni insignificante pensiero passeggero.
Se non troverò spazio per i buoni propositi, saranno i desideri a cui vorrei far posto, tra i calzini e le magliette sgualcite ma comode.
lunedì 29 gennaio 2018
Commitment
Ciao lettori,
buona lettura (anche se non è una storia e non c'è un racconto ihih).
***
UUUUUH.
Sapevo bene che se avessi deciso di confidare a Mr Penguin quello che avevo sognato, mi avrebbe rigirata e rigirata e rigirata ancora. Un frullatore, senza pale e immobile, con lo sguardo fisso, non verso un punto dietro le mie spalle, a cercare l'orizzonte, ma puntato sui miei occhioni miopi.
Madonna l'ansia che genera quello sguardo, non sto neppure a dirvela.
Ebbene, dicevo, lo sapevo, ma ci ho voluto provare. L'ho in un certo senso sfidato sul suo campo, vedere se qualcosa l'avevo imparato. Andavo persino fiera di quanto fosse stato facile, da sola, capire cosa e perché avessi sognato qualche notte avanti.
Pufff!, invece, pufff! Un buco nell'acqua, un tonfo in un lago, un tuffo da 10 metri in mare aperto. Gli è bastato ascoltarmi, ascoltarmi per il tempo necessario intendo, cosa che non riesce quasi a nessuno ormai, avere pazienza e poi lanciare la bomba nell'oceano che gli ho aperto davanti.
E così, dopo tante mattine passate a navigare con sempre maggiore sicurezza, accarezzando le onde molli sotto di me, oggi mi sono riscoperta fragile, di cristallo come quelli di Boemia, ma per motivi prima sconosciuti.
Il mio sogno era davvero facile da interpretare, mi è sembrato addirittura che il mio inconscio volesse spingere a galla qualcosa che non poteva più stare lì, sotto strati di logica, riflessioni guidate, pensiero razionale, calcolo. Così ha inscenato un teatrino semplice, ma con un significato che mi ha sorpresa.
Non posso raccontare di più, lo capite da voi, è personale e questo blog non serve per farvi i cazzi miei. Ma se, dopo così tanto ma tanto tempo, sento il bisogno di scrivere di questa emozione fortissima provata stamattina, penso una ragione ci sia.
Oggi, da quando ho iniziato questo viaggetto accompagnata, ho trovato molte risposte a tante domande che non pensavo neppure mi sarei mai arrivata a fare. E nella catena delle cose che accadono, delle cause e delle conseguenze che corrono su fili striminziti che potrebbero spezzarsi per sempre, oggi ho provato quelle emozioni che solo un cuore sincero e leggero riesce a lasciar fluire.
E' stata una mattina indescrivibile, che non voglio raccontare, ma che vi auguro di vivere prima o poi. Sentirvi pronunciare parole importanti con la serenità di quando giocavate in giardino a 5 anni e la vita non era un dovere, una scadenza, una bolletta, una rata del mutuo, una relazione fallita.
Oggi ho stretto il mio cuore tra le mani senza soffrire.
buona lettura (anche se non è una storia e non c'è un racconto ihih).
***
UUUUUH.
Sapevo bene che se avessi deciso di confidare a Mr Penguin quello che avevo sognato, mi avrebbe rigirata e rigirata e rigirata ancora. Un frullatore, senza pale e immobile, con lo sguardo fisso, non verso un punto dietro le mie spalle, a cercare l'orizzonte, ma puntato sui miei occhioni miopi.
Madonna l'ansia che genera quello sguardo, non sto neppure a dirvela.
Ebbene, dicevo, lo sapevo, ma ci ho voluto provare. L'ho in un certo senso sfidato sul suo campo, vedere se qualcosa l'avevo imparato. Andavo persino fiera di quanto fosse stato facile, da sola, capire cosa e perché avessi sognato qualche notte avanti.
Pufff!, invece, pufff! Un buco nell'acqua, un tonfo in un lago, un tuffo da 10 metri in mare aperto. Gli è bastato ascoltarmi, ascoltarmi per il tempo necessario intendo, cosa che non riesce quasi a nessuno ormai, avere pazienza e poi lanciare la bomba nell'oceano che gli ho aperto davanti.
E così, dopo tante mattine passate a navigare con sempre maggiore sicurezza, accarezzando le onde molli sotto di me, oggi mi sono riscoperta fragile, di cristallo come quelli di Boemia, ma per motivi prima sconosciuti.
Il mio sogno era davvero facile da interpretare, mi è sembrato addirittura che il mio inconscio volesse spingere a galla qualcosa che non poteva più stare lì, sotto strati di logica, riflessioni guidate, pensiero razionale, calcolo. Così ha inscenato un teatrino semplice, ma con un significato che mi ha sorpresa.
Non posso raccontare di più, lo capite da voi, è personale e questo blog non serve per farvi i cazzi miei. Ma se, dopo così tanto ma tanto tempo, sento il bisogno di scrivere di questa emozione fortissima provata stamattina, penso una ragione ci sia.
Oggi, da quando ho iniziato questo viaggetto accompagnata, ho trovato molte risposte a tante domande che non pensavo neppure mi sarei mai arrivata a fare. E nella catena delle cose che accadono, delle cause e delle conseguenze che corrono su fili striminziti che potrebbero spezzarsi per sempre, oggi ho provato quelle emozioni che solo un cuore sincero e leggero riesce a lasciar fluire.
E' stata una mattina indescrivibile, che non voglio raccontare, ma che vi auguro di vivere prima o poi. Sentirvi pronunciare parole importanti con la serenità di quando giocavate in giardino a 5 anni e la vita non era un dovere, una scadenza, una bolletta, una rata del mutuo, una relazione fallita.
Oggi ho stretto il mio cuore tra le mani senza soffrire.
domenica 3 dicembre 2017
On the edge of the dark side
Ciao lettori,
la stagione A/I 2017/2918 mi sta, inaspettatamente, dando molti spunti.
Avrete notato che passa più tempo tra una storia e l'altra: sarà il metabolismo dei 30 inoltrati, sarà che faccio "dello sport" ormai (!), sarà che alcuni temi si sgonfiano velocemente.
Sedimento quindi, con il solito ardore - altrimenti detto "ogni tanto, mia cara Madeline, respira".
Enjoy!
* * *
Se Vivienne rimane la creazione più divertente, e vera, della mia testolina, è altrettanto vero che la bambina aveva soffocato gli altri percorsi creativi che avrei potuto intraprendere. Mi sento ancora vicina alle emozioni che questa bimba fatta di inchiostro ha fatto emergere. E' un personaggio forte, scoordinato, dotato di una energia che - penso ora, a posteriori - all'epoca non riuscivo ad incanalare in altro modo, se non sulla tastiera. Era innamorata, rumorosa, spesso e volentieri sorridente anche se sdentata, amava ballare e avere mal di piedi.
Credo di averle regalato il meglio di me, ma che non riuscivo ad essere, o a esprimere - molto strano, analizzato ora.
Se non scrivo più di lei, di me, del suo papà presente ma lontano, è perché mi sono accorta di averla, come si dice?, sovraccaricata di aspettative, sentimenti, pensieri (opere e omissioni, per mia colpa etc etc). #ahahah #scusatesonostupidina
Comunque, davvero, a parte le derive sceme di qualche frase, il senso di quello che vorrei dire è che in Vivienne mi ero nascosta: era perfetta, una nana che non parlava, usava gli occhioni ed era la paladina del suo papà. Eh, Freud, abbiamo un problema.
Maaa (e qui viene il bello, il coniglio dal cilindro, il colpo di classe) non dovete essere tristi. Non c'è un personaggio che possa - nè potrà mai - sostituire la mia baby lady dei tempi che furono. Semplicemente non è lei che mi (ci, vi) guiderà lungo le nuove avventure della mia fantasia.
Ve lo spiego: avete presente Dante Alighieri, che si è inventato quella Commedia, che poi scoprimmo essere Divina, di terzina in terzina? La selva oscura prima, la salita speculare in mezzo (e lasciatemelo dire, un po' noiosetta), lo splendore razionale degli astri divini, che roteano immobili, in una armonia che solo il mondo terreno rispecchia, in cui l'amore, e solo quello, smuove le volte celesti di millenni in millenni.
Senza voler fare paragoni azzardati (ormai credo di averne appena fatto uno... #ahaha), la faccio breve. Come potrebbe, una bambina che non vuole crescere, essere la guida del nuovo mondo che mi sono andata a cercare con tanta voglia, passione e fatica?
Non potrebbe.
Le connessioni complicate, le verità scomode, le preoccupazioni stratificate, le ruggini dopo ogni pioggia. Ma anche le passioni sconvolgenti, i fuochi di emozioni, le luci accese nelle stanze in piena notte, in cui le chiacchiere lasciano il passo alle parole scelte e sussurrate, i silenzi, le attese, la forza, l'orgoglio.
La mia bambina era affaticata, e la colpa è stata solo mia.
Per ora procedo senza guida, ma forse anche qui mi sbaglio: c'è un Pinguino che si diverte a lanciarmi sassolini, talvolta in piena fronte!, e con attenzione brucia le ferite, sgombera spazi, fa la polvere, disgrega certezze, e molto altro.
Lo chiameremo Mr Penguin (suonava meglio, un po' eroe, un po' no), e non sarà una passeggiata tra le margheritine, ma ci sarà il cioccolato.
"Perché non guarda nell'abisso, ora che ci siamo?".
* * *
la stagione A/I 2017/2918 mi sta, inaspettatamente, dando molti spunti.
Avrete notato che passa più tempo tra una storia e l'altra: sarà il metabolismo dei 30 inoltrati, sarà che faccio "dello sport" ormai (!), sarà che alcuni temi si sgonfiano velocemente.
Sedimento quindi, con il solito ardore - altrimenti detto "ogni tanto, mia cara Madeline, respira".
Enjoy!
* * *
Se Vivienne rimane la creazione più divertente, e vera, della mia testolina, è altrettanto vero che la bambina aveva soffocato gli altri percorsi creativi che avrei potuto intraprendere. Mi sento ancora vicina alle emozioni che questa bimba fatta di inchiostro ha fatto emergere. E' un personaggio forte, scoordinato, dotato di una energia che - penso ora, a posteriori - all'epoca non riuscivo ad incanalare in altro modo, se non sulla tastiera. Era innamorata, rumorosa, spesso e volentieri sorridente anche se sdentata, amava ballare e avere mal di piedi.
Credo di averle regalato il meglio di me, ma che non riuscivo ad essere, o a esprimere - molto strano, analizzato ora.
Se non scrivo più di lei, di me, del suo papà presente ma lontano, è perché mi sono accorta di averla, come si dice?, sovraccaricata di aspettative, sentimenti, pensieri (opere e omissioni, per mia colpa etc etc). #ahahah #scusatesonostupidina
Comunque, davvero, a parte le derive sceme di qualche frase, il senso di quello che vorrei dire è che in Vivienne mi ero nascosta: era perfetta, una nana che non parlava, usava gli occhioni ed era la paladina del suo papà. Eh, Freud, abbiamo un problema.
Maaa (e qui viene il bello, il coniglio dal cilindro, il colpo di classe) non dovete essere tristi. Non c'è un personaggio che possa - nè potrà mai - sostituire la mia baby lady dei tempi che furono. Semplicemente non è lei che mi (ci, vi) guiderà lungo le nuove avventure della mia fantasia.
Ve lo spiego: avete presente Dante Alighieri, che si è inventato quella Commedia, che poi scoprimmo essere Divina, di terzina in terzina? La selva oscura prima, la salita speculare in mezzo (e lasciatemelo dire, un po' noiosetta), lo splendore razionale degli astri divini, che roteano immobili, in una armonia che solo il mondo terreno rispecchia, in cui l'amore, e solo quello, smuove le volte celesti di millenni in millenni.
Senza voler fare paragoni azzardati (ormai credo di averne appena fatto uno... #ahaha), la faccio breve. Come potrebbe, una bambina che non vuole crescere, essere la guida del nuovo mondo che mi sono andata a cercare con tanta voglia, passione e fatica?
Non potrebbe.
Le connessioni complicate, le verità scomode, le preoccupazioni stratificate, le ruggini dopo ogni pioggia. Ma anche le passioni sconvolgenti, i fuochi di emozioni, le luci accese nelle stanze in piena notte, in cui le chiacchiere lasciano il passo alle parole scelte e sussurrate, i silenzi, le attese, la forza, l'orgoglio.
La mia bambina era affaticata, e la colpa è stata solo mia.
Per ora procedo senza guida, ma forse anche qui mi sbaglio: c'è un Pinguino che si diverte a lanciarmi sassolini, talvolta in piena fronte!, e con attenzione brucia le ferite, sgombera spazi, fa la polvere, disgrega certezze, e molto altro.
Lo chiameremo Mr Penguin (suonava meglio, un po' eroe, un po' no), e non sarà una passeggiata tra le margheritine, ma ci sarà il cioccolato.
"Perché non guarda nell'abisso, ora che ci siamo?".
* * *
giovedì 12 ottobre 2017
Metriquadrati
Entrare in una nuova casa, provare a immaginare il divano, la radio accesa che recita le notizie del mattino mentre mi muovo tra il frigo ed il fornello, per scaldare il latte e prepararmi per uscire. Non si tratta di pareti da alzare, "guardi qui uno sgabuzzino lo ricava eh". Non mi soffermo sulle spese condominiali (Ma il riscaldamento è centralizzato? Ma ci sono già le valvole? La portineria fino a che ora c'è?), e sbaglio, perché sono quelle che ti fregano, Testina!, presta attenzione.
Osservo cosa si vede se mi affaccio al balconcino-ino-ino: "un balcone a Milano è oro, io-glielo-dico". Se solo l'agente immobiliare riuscisse a non interrompere il filo del discorso che sto avendo con me stessa, mi sarebbe di grande aiuto. Ho bisogno di immaginarmi qui dentro, non me ne frega una mazza benedetta dell'esposizione Sud/Ovest. Stia zitta, anzi, esca un attimo.
Chiaramente non posso dirle tutto questo, e mi limito a sorridere e concentrarmi, riempiendomi di domande. La colazione la faresti in questo cucinotto in cui se ruoti sul piede perno puoi prendere ogni cosa con un po' di stretching? La sera dove abbandoni le scarpe... Ah ecco, qui, qui potrei. Gli amici come li vedi? La cena con i fedeli compagni di una vita, le pizze che arrivano fredde in inverno, le birre, il vino buono a Natale, il primo giorno dell'anno, l'impresa eccezionale di voler ricominciare, ogni anno il 1 gennaio. Riesci ad immaginarti, tesoro? Vorrai bene a questo posto?
Si tratta di questo, oltre che di tanti soldi che non so esattamente come mettere insieme. La parte diligente di me, quella bambina che deve dimostrare che ha imparato, ha capito, lo sa fare da sola, non mi dà problemi. Se una cosa va fatta, va fatta: delegherò a lei la raccolta fondi, la gestione delle pr, l'archiviazione dati.
La cosa che mi preoccupa, invece, è la ragazza che non vorrei più maltrattare, ma che non è abituata a farsi valere, nel marasma.
Sto accumulando ore di cura e attenzione paziente, indulgente verso ogni nota di indolenza, affanno, ansia immotivata, lacrima improvvisa, silenzio denso. Ci sono mattinate dure da attraversare, fatte da sorrisi abbozzati e stupiti, epifanie, eterni ritorni, e riflessioni sfumate. Ce ne sono altre spassose, imbarazzanti, ironicamente leggere, affollate di parole e parole.
* * *
Voglio immaginarmi ancora un pezzo, per il momento un angolo, di futuro.
Non si retrocede, non si avanza: vacillo ok, ma mi muovo.
Osservo cosa si vede se mi affaccio al balconcino-ino-ino: "un balcone a Milano è oro, io-glielo-dico". Se solo l'agente immobiliare riuscisse a non interrompere il filo del discorso che sto avendo con me stessa, mi sarebbe di grande aiuto. Ho bisogno di immaginarmi qui dentro, non me ne frega una mazza benedetta dell'esposizione Sud/Ovest. Stia zitta, anzi, esca un attimo.
Chiaramente non posso dirle tutto questo, e mi limito a sorridere e concentrarmi, riempiendomi di domande. La colazione la faresti in questo cucinotto in cui se ruoti sul piede perno puoi prendere ogni cosa con un po' di stretching? La sera dove abbandoni le scarpe... Ah ecco, qui, qui potrei. Gli amici come li vedi? La cena con i fedeli compagni di una vita, le pizze che arrivano fredde in inverno, le birre, il vino buono a Natale, il primo giorno dell'anno, l'impresa eccezionale di voler ricominciare, ogni anno il 1 gennaio. Riesci ad immaginarti, tesoro? Vorrai bene a questo posto?
Si tratta di questo, oltre che di tanti soldi che non so esattamente come mettere insieme. La parte diligente di me, quella bambina che deve dimostrare che ha imparato, ha capito, lo sa fare da sola, non mi dà problemi. Se una cosa va fatta, va fatta: delegherò a lei la raccolta fondi, la gestione delle pr, l'archiviazione dati.
La cosa che mi preoccupa, invece, è la ragazza che non vorrei più maltrattare, ma che non è abituata a farsi valere, nel marasma.
Sto accumulando ore di cura e attenzione paziente, indulgente verso ogni nota di indolenza, affanno, ansia immotivata, lacrima improvvisa, silenzio denso. Ci sono mattinate dure da attraversare, fatte da sorrisi abbozzati e stupiti, epifanie, eterni ritorni, e riflessioni sfumate. Ce ne sono altre spassose, imbarazzanti, ironicamente leggere, affollate di parole e parole.
* * *
Voglio immaginarmi ancora un pezzo, per il momento un angolo, di futuro.
Non si retrocede, non si avanza: vacillo ok, ma mi muovo.
venerdì 25 marzo 2016
Respiri ancora?
Ciao lettori
Se vi sembro più vecchia, o agée - come mi piace dire, è perché lo sono.
Non ho tenuto il conto esatto dei giorni trascorsi, ma l'ultima storia è datata 2015: forse era estate, indossavo una canottiera, chissà cosa pensavo.
Ad ogni modo, BANG!, mi è tornata la voglia di scrivere. Anzi no, meglio: so cosa scrivere.
Enjoy.
"Lei quando è morta?"
Pochi giorni fa, se mi aveste chiesto di parlarvi di me, ad esempio nel corso di un colloquio di lavoro, o in una chat di incontri, di certo non vi avrei mai confidato di essere morta. Sono simpatica - molto se mi beccate in serata, sono socievole, per lo più evito le situazioni sgradevoli, e non fingo curiosità a tavola, fra i commensali, quando per dieci minuti si sta parlando di come cuocere due uova per non perderne le proprietà nutritive. Quindi tutto, fuorché trapassata.
Pensavo di sapere chi fossi: i tre aggettivi con cui definirmi, il mio colore preferito, il mio scrittore del cuore, il film che potrei rivedere una volta al mese senza addormentarmi, il paese in cui avrei allevato mio figlio, la forma ed il sapore della mia felicità.
"Beh, lei vive come se fosse già morta. E mi chiedevo: quando è accaduto esattamente?"
E' stato come non sapere più quale fosse il mio colore preferito, il libro che rileggerei ogni estate, il film che guarderei con mio figlio, il paese in cui cercare casa, la forma ed il sapore di un sentimento che, ne ero convinta, credevo familiare.
"Non lo so... Io... Io non lo so. Avrei voluto cambiare il mondo. Da biologa o pasticciera: poco importava, sapevo di poterlo fare. Ero un'entusiasta senza freni, passionale e appassionata. Alzavo la mano in classe, avevo un punto di vista personale che volevo esprimere".
Il resto non saprei raccontarvelo lucidamente, mi spiace. Riassumendo, potrei dirvi che mi disorienta sapere di aver mollato la presa ad un certo punto, e mi intenerisce molto il ricordo di una bambina saputella, egocentrica ma giustamente prepotente coi bulli della provincia. Chissà, respirerò ancora?
Se vi sembro più vecchia, o agée - come mi piace dire, è perché lo sono.
Non ho tenuto il conto esatto dei giorni trascorsi, ma l'ultima storia è datata 2015: forse era estate, indossavo una canottiera, chissà cosa pensavo.
Ad ogni modo, BANG!, mi è tornata la voglia di scrivere. Anzi no, meglio: so cosa scrivere.
Enjoy.
"Lei quando è morta?"
Pochi giorni fa, se mi aveste chiesto di parlarvi di me, ad esempio nel corso di un colloquio di lavoro, o in una chat di incontri, di certo non vi avrei mai confidato di essere morta. Sono simpatica - molto se mi beccate in serata, sono socievole, per lo più evito le situazioni sgradevoli, e non fingo curiosità a tavola, fra i commensali, quando per dieci minuti si sta parlando di come cuocere due uova per non perderne le proprietà nutritive. Quindi tutto, fuorché trapassata.
Pensavo di sapere chi fossi: i tre aggettivi con cui definirmi, il mio colore preferito, il mio scrittore del cuore, il film che potrei rivedere una volta al mese senza addormentarmi, il paese in cui avrei allevato mio figlio, la forma ed il sapore della mia felicità.
"Beh, lei vive come se fosse già morta. E mi chiedevo: quando è accaduto esattamente?"
E' stato come non sapere più quale fosse il mio colore preferito, il libro che rileggerei ogni estate, il film che guarderei con mio figlio, il paese in cui cercare casa, la forma ed il sapore di un sentimento che, ne ero convinta, credevo familiare.
"Non lo so... Io... Io non lo so. Avrei voluto cambiare il mondo. Da biologa o pasticciera: poco importava, sapevo di poterlo fare. Ero un'entusiasta senza freni, passionale e appassionata. Alzavo la mano in classe, avevo un punto di vista personale che volevo esprimere".
Il resto non saprei raccontarvelo lucidamente, mi spiace. Riassumendo, potrei dirvi che mi disorienta sapere di aver mollato la presa ad un certo punto, e mi intenerisce molto il ricordo di una bambina saputella, egocentrica ma giustamente prepotente coi bulli della provincia. Chissà, respirerò ancora?
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