sabato 29 marzo 2014

Once Upon a Time

Ciao lettori

E' giusto regalarvi qualcosa al di sopra della media, ogni tanto. 
Post con dedica; per un uomo che mi ha fatto amare il cinema, ma soprattutto assaporare il gusto di una vita agrodolce e sensibilissima, che profuma di terra umida, ma che ha sempre puntato alle stelle sopra il cielo del Grand Palais. Ciao papà.

So please take your seats, and enjoy the last cinematic tale.


Questa è la storia semplice di due anime battagliere ma non gemelle, incapaci di incontrarsi come ogni coppia il sabato pomeriggio, facendo le vasche per le vie del centro con un paio di scarpe nuove sotto il braccio.
E' il racconto del sentimento cresciuto senza illusioni, nascosto alla luce del sole, eppure luccicante come il più verde degli smeraldi di Sua Maestà. Noodles e Deborah hanno danzato una sola volta, adulti ed elegantissimi, in un palazzo del Lido della più malinconica Repubblica marinara, dicendosi addio citando i versi del Cantico dei Cantici.

Did you wait too long? / All my life.

La piccola Deb voleva il palco di Broadway, il giovane Noodles aveva un cuore pulsante e gigantesco. Era il più buono tra i buoni, il più giusto tra i giusti, e questa era la sua più grande qualità. In un mare di stronzi, il pesce che nuota orgoglioso senza far male agli altri, è l'unico meritevole di attenzione; pensava Deb. Noodles you're the only person that I've ever ... / Ever what? Go ahead / ... that I've ever cared about . A Noodles non bastava, per Deb era quanto di più bello potesse mai confidare ad un uomo. Tifo per te, mi rendi orgogliosa, mi importa. Come faceva a non capirlo Noodles!? Come non capiva che questo, e niente altro potesse mai accadere, era l'angolo segreto che solo lui aveva toccato.
La vita può essere lunga, ma non sceglie mai per te: Deb lo sapeva, e Deb sceglieva e sbagliava tantissimo.

Una sola immagine riusciva a calmarla in una stanza d'albergo, dopo una giornata difficile: il viso di Noodles che la guardava tra la folla, silenzioso e durissimo, imbronciato e rabbioso a prima vista, pieno di energia e bellissimo per lei. Una maschera di vita, un corpo vibrante di aspettativa, una voce potente e riconoscibile. Immaginate qualcosa di più forte, sapete consolare i vostri demoni in un modo migliore?

Deb era fragile e impaziente; non aspettava il tram passarle davanti: con 10 minuti d'attesa, alzava i tacchi e si incamminava verso una nuova via percorribile. Difficilmente si voltava, e, se lo faceva, si premurava nessuno la vedesse. Non voglio che mi ricordi così, piegata in due, spezzata dal peso di un carico che non riesco a sostenere, disorientata e confusa. Vorrei, invece, ti restasse il mio sorriso che esplode di gioia, il suono della mia risata, e, infine, il mio abbraccio più sincero. E' tutto quello che posso darti, è tutto quello che vorresti tenere con te, ne sono certa. Non sono docile, Noodles, lo sai, e non hai bisogno di sentirtelo dire.

Noodles e Deb furono due comete l'uno nella vita dell'altra. Illuminarono la volta celeste, passando veloci, ed ebbero la migliore colonna sonora che potrà mai risuonare nelle stanze di una casa di campagna, con la Magnolia che torna a fare ombra, come ogni anno, nei primi giorni di primavera.

Amapola, played by the orchestra



mercoledì 26 marzo 2014

Don't Worry Baby (cit)

Ciao lettori

In pausa pranzo seguiamo la dieta dello scrittore che, dovendosi arrangiare, scrive quando riesce, e vi regaliamo una piccolissima storia. Nel frattempo apriamo un attimo la finestra che il sistema si sta surriscaldando: la stanchezza ruggisce, ma dormiamo come mai prima. 

Enjoy insalatina tutti i gusti a 10 euro in centro, o toast al pc.
Soundtrack vivamente consigliato Don't Play That Song (You Lied) by The One and Only AF


Sto tornando a casa, controllando il cellulare e le chiamate perse di, unica e sola e inimitabile stalker of my life, mia madre, quando l'universo mi parla. Seduta davanti a me, una coppia di adolescenti vestiti da ultra trentenni, in una nuance di colore da far invidia al più medagliato degli stylist di Vogue. Minimal nella scelta degli accessori e perfettamente pettinati nella loro casuale acconciatura. Due piccioni senza fave con cui sfamarsi, pieni di loro stessi e del loro, evidente, amore. Si guardano, si distraggono, si riguardano, si ridistraggono. Un ritmo invidiabile, nato forse durante un compito di latino o matematica, nelle retrovie di un concerto estivo, in una giornata pigrissima davanti alla tv di casa. Simultaneamente, mi sembra, alzano e abbassano gli occhi grandi e vivacissimi, e capita si soffermino anche su di me. Chissà cosa vedono, e se lo specchio stamattina mi ha detto bene, o se ho sbagliato l'accostamento giacca/pantalone. Glielo chiedo quasi, poi rifletto: dio devo sembrargli obsoleta con questo chignon che non sta su neppure con le bombe, e la sciarpa strettissima al collo. Loro non hanno freddo, mentre io sono ibernata; ma quando ero giovane anche io sfidavo la temperatura altalenante di inizio primavera senza rischiare il tete à tete con il bagno la notte. E' una ruota che gira, mi dico, ogni tanto sarebbe bello girasse un po' meglio e senza tutte queste pause di riflessione e i tempi morti e le titubanze e i contratti a scadere, okay, ma è sempre una ruota che continua a girare. Ho provato a saltare giù, scendere tra una corsa e l'altra intendo, per vedere se, cliccando pause, l'atmosfera diventasse più nitida. Ma mi sbagliavo, e, anzi, stagnare ai lati mi ha gettata in uno stato di apatia, indolenza, insofferenza e, anche se non conclamata, depressione. Nulla di grave, niente di irrimediabile.

La verità è che vorrei alzarmi e sorridere ai due davanti a me: "Non tornerei mai alla vostra età. Ciao ragazzi, siete bellissimi, e bel cappotto". L'altra verità è che, per quanto mi sia costato caro ammetterlo, sono sempre più simile a mia madre che, testarda e dolcissima, si accinge alla terza chiamata in mezz'ora.

giovedì 13 marzo 2014

Bum bum cha

Ciao lettori

Ovunque ci giriamo, vediamo i vostri occhi a cuore. Siete tutti innamorati, o in procinto di esserlo, o sul finire di una lunga storia logorata, o forse all'inizio di una nottata molto sudata.
Va bene qualsiasi cosa, l'importante è non abbandonare la giostra prima di afferrare il codino.


Enjoy ottovolante.
Soundtrack "If you start me up, I'll never stop"


Mi sono svegliata con una spada che mi passava da parte a parte: incastrata poco sopra l'orecchio destro, usciva sulla nuca. 'Noti qualcosa di diverso?'. 'Hai una lama che ti passa attraverso'. 'Mai più quello che abbiamo fatto ieri eh, mai mai mai più. Io sto a casa ad aprire fagioli' 'Ok... Girati un po' che guardo se c'è altro...'. Mi sollevo lentamente, restando seduta a gambe incrociate, con la testa buttata in avanti e la schiena scoperta, come quando sono dal medico. 'Allora vedi qualcosa...?'. Il mio amore appoggia il suo orecchio bollente sullo strato di pelle violaceo che mi copre la colonna vertebrale, tenendomi il fianco con la mano. E' un dottore speciale, e questa visita lo sarà altrettanto. Cerco di respirare regolare, ma la tosse è fastidiosa e non si trattiene. Esplodo in una scarica secca di convulsioni, penso di morire avvolta nelle lenzuola profumate di Marsiglia. Invece no, mi fermo quando sento il palmo della sua mano scivolare sulla mia pancia e, riaprendo gli occhi, vedo il suo viso spuntare all'altezza del fianco sinistro. 'Mh, e cosa ci fai qui?'. 'Controllo se è tutto a posto, zitta un attimo'. Faccio voto di silenzio, ma ho la gola in fiamme, e riprendo a tossire scintille. Questa volta l'attacco è più lungo e doloroso: il mio amore se ne deve essere accorto, perché si scansa, aspettandomi appoggiato allo schienale del letto, dietro di me. Mi volto dopo l'ultimo colpo secco di cannone, e mi viene una voglia matta di saltargli addosso. Mollo le lenzuola pulite, gli arrotolo la maglietta e inizio a contargli i battiti. Soffoco una nuova raffica di tosse, sperando i polmoni non mi collassino qui, nel momento in cui stiamo sorridendo affaticati dall'esercizio fisico. Invece accade il prevedibile, e una raffica impietosa mi sale dalle viscere. Sono un drago, nel senso che sparo vapore, ma il mio amore è un uomo dalle mille risorse e conclude da solo quello che avevamo cominciato insieme. Sento la febbre altissima, il sangue che brucia, la mani gelate e, oh no ti prego non adesso no, mi appare la madonna ad un certo punto. Poi tutto finisce, e mi addormento nell'angolo del letto rimasto fresco, rannicchiata e bollente, sognando California, tachipirina al gusto di menta, ghiaccioli sotto i piedi e un'onda anomala e gelata dove trovare sollievo.

Avremmo potuto rimandare le acrobazie, sono davvero conciata e chissà cosa avrò preso l'altra sera uscendo senza calze. Ma le giostre arrivano una volta l'anno in città :)

giovedì 6 marzo 2014

M stands for Maia and just another sweet word

Ciao lettori

Vivienne ha iniziato a parlare. 
Enjoy this little lady of mine, and my own crazy imagination.


Abbiamo camminato moltissimo stamattina per arrivare al nido. La macchina non partiva, la spia della batteria era accesa, e dopo dieci minuti i santi invocati cominciavano a essere troppi nell'abitacolo.

Nonostante tutto, Vivienne ha reagito bene allo stress cui l'ho involontariamente sottoposta. In generale, non si scompone mai troppo e mi sorride dal basso del suo metro e poco più, infagottata e leggermente scoordinata nelle movenze, a causa della giacca che le ho acquistato a inizio stagione. Ve lo dico, ma non lo ammetterò mai di fronte a mia madre: è di due taglie più grandi della sua, ma pensavo sarebbe cresciuta molto questo inverno. Invece è una tappetta!, così il cappotto le copre completamente le mani e le ginocchia, costringendola a movimenti goffi e impacciati. La osservo mentre si cerca gli arti nascosti chissà dove, cercando di sbrigarsela da sola in queste piccole difficoltà da nana da giardino quale è.
Stamattina non avrei, in ogni caso, potuto darle troppo ascolto, anche se si fosse lamentata. Abbiamo preso la metro e un bus per arrivare al nido e infine fatto un pezzetto a piedi, che Vivi ha percorso in braccio: okay essere scoordinate per colpa di mamma, ma tesoro un piede dietro l'altro su, dai, forza. Quando mi sono accorta di aver alzato la voce una volta di troppo, ricordandomi spaventosamente mia madre nei tempi che furono, l'ho sollevata: le gambine aperte e ancorate attorno al mio bacino largo, le braccia sobbalzanti ad ogni mio passo spedito. A ripensarci ora, dovevamo essere imbarazzanti entrambe.

Ci siamo salutate un po' di corsa, ma questo lo facciamo sempre. Vivienne è matta per il nido e gli altri bambini e tutte quelle attività che le fanno fare, come dipingere coi piedi scalzi. Si dimentica di avere una madre non appena mettiamo piede nella sala comune ordinata e dal profumo di finestre aperte al primo sole invernale. La aiuto a togliersi lo scafandro e la bacio dove capita: una volta ci siamo date una testata, a mo' di arieti. Entrambe a testa bassa, per motivi differenti: io ero di fretta e distratta, lei stava osservando qualcosa sul pavimento di linoleum. 'Ocio amore... Ti ho fatto male?'. Indicava la carta di una caramella accidentalmente lasciata sul pavimento, e si stava piegando a raccoglierla. Una volta presa, se la girava tra i polpastrelli, con un'espressione che solo suo padre riesce a replicare con la stessa semplicità. Intenta in qualcosa che attira la sua attenzione, incapace di mascherare la scintilla di curiosità che le attraversa la mente, silenziosa nel momento dell'osservazione come un monaco tibetano, serissima e indisturbata. Ovviamente, compreso cosa avesse in mano, cioè dell'immondizia, l'ha piazzata a me, e anche qui mi ha strappato il sorriso delle connessioni aperte: sei come tuo padre, mi lasci gli avanzi di un mondo segreto che non vedo, chissà cosa vi frulla dentro quel cervello pazzo.

La giornata è andata bene per me, e quando rientro trovo i due già a casa, intenti a leggersi a vicenda un libro, uno di quelli che ho comprato io in un mercatino natalizio: coloratissimo, con animali personificati e cospiranti contro il contadino della fattoria. Il mio compagno mi ha urlato dal divano di correre là, vicino a loro. Signor sì, signore, mi sfilo le scarpe e sono vostra.
Vvienne ha tentennato quel quarto d'ora, come tutti i bambini quando gli si chiede di fare una cosa a comando. Ma suo padre non demordeva, 'Devi vederla, aspetta'. Sfogliando pagine a caso, finalmente siamo arrivati al punto in cui la gallinella della fattoria, protagonista della storia, forgia il suo carattere da condottiera e guida la rivoluzione contro il fattore. Vivienne ha sgranato gli occhi, scambiato uno sguardo d'intesa con il mio compagno ed esclamato la seguente parola: Maia!

Non so spiegare perché Viv chiami una gallina per nome, perché abbia scelto quel nome o perché si sia affezionata a lei più che agli altri animaletti della fiaba. Il mio compagno non me lo vuole dire, dice che è un segreto, e se solo rientrassi a casa prima, la sera, lo saprei anch'io. Scorretto da parte sua, alimentare i miei sensi di colpa. Però anche io custodisco un piccolo segreto: due ore fa, salutandola al nido, Vivienne mi ha chiamata mamma, fissandomi con quegli occhi attenti che rivedo solo in suo padre.

giovedì 27 febbraio 2014

Una fenice alla fine risorge

Ciao lettori

Citando a memoria Jonathan Franzen, più o meno l'intro suona così questo giro: devi diventare lo scrittore che vuoi essere per  poter scrivere il romanzo che vuoi scrivere. La citazione originale è, per ovvi motivi, migliore, ma il senso spero arrivi in ogni caso. 

Enjoy F for Failure and Fenice


William mi spiace... Mi spiace molto.
Non fa differenza ormai, ma va bene. 
No davvero, dammi un attimo... Mi spiace e se potessi tornare indietro...
Se potessi tornare indietro, non rifaresti quello che hai fatto, lo so. E non cambierebbe comunque le cose. Andiamo avanti, per favore.
Non mi rendi il compito facile in questo modo, Will.
C'è qualcosa che stona in quello che hai appena detto, e sono certo te ne sarai accorta anche tu nello stesso momento in cui lo stavi pronunciando... no?
Sì, sì... Possiamo parlare un secondo senza essere per forza così.... così... così pieni di noi stessi?
Pieni di noi stessi!? Non capisco di cosa tu stia parlando, Jen. Parlo come parlo, e tu hai fatto quello che hai fatto, fine della conversazione. Adesso avrei da...
Non lo avrei fatto, se non avessimo litigato, se ci fossimo spiegati poi, se solo tu...
Io. Se solo io...!?
... se solo ci fossimo spiegati, e fossimo stati più, come dire, docili l'uno verso l'altra, non sarei mai uscita con quello e non sarebbe successo nulla e invece abbiamo giocato a fare i duri ed eccoci qui.
Non la vediamo allo stesso modo, ma, come dicevo, va benissimo così. 
Ho bisogno di spiegarti, per favore. Devo parlarne e devo farlo con te. Perché... perché...
Te lo dico io il motivo. Devi discuterne e sviscerare con me questi mesi e quello che hai fatto, e quello che ho fatto, e quello che abbiamo fatto, perché ragioni in questo modo, lo so perfettamente. Non si tratta di ripulirti la coscienza, non è questo. Devi rielaborare, collegare i punti e rimettere tutto in linea. Non per giustificarti, so benissimo anche questo, ma per riordinare.
Beh...
Non ho finito. Tu devi riportare le cose nel loro ordine, tornare sui tuoi passi per aggiustarle e cercare di dare un senso a ciò che accade. Ma non te lo lascerò fare, per certo non con me presente. Dovrai sbrigartela da sola, o con un analista, fa lo stesso.
Will non l'ho fatto intenzionalmente.
Non mi interessa.
Non l'ho fatto intenzionalmente, e non lo rifarei.
Non mi interessa.
Ho bisogno...
Ancora una volta, Jen. So bene di cosa tu hai bisogno, e la differenza sta esattamente qui. Io lo so e ho deciso di non curarmene. Mi sono stancato, tu mi hai stancato.
Ah, pensavo fossimo un pelino più indietro.
Indietro?
Nel processo di disgregazione, credevo fossimo prossimi al 'potremmo tornare insieme se ci mettessimo d'impegno', piuttosto che al 'non è una buona idea continuare a vederci e parlarci'. Non pensavo ti saresti arrabbiato così.
Sono stanco, non arrabbiato. Presumo sia questa la differenza ormai. 
Presumo anch'io.
...
Posso dire solo una cosa?
Di'.
Sei il bravo ragazzo che ero convinta non saresti mai stato. Hai...
Senti Jen...
No dai, lasciami finire. Hai... Tu hai ribaltato il mio pronostico iniziale.
Avevi un... un pronostico? Tu.avevi.un.pronostico!? Ahahah.
Ce l'ho sempre, sarà che voglio mettere le cose in fila, sai. Comunque, all'inizio, quando insomma ci siamo conosciuti eccetera eccetera, sapevo mi avresti, ad un certo punto, delusa e...
Tradita.
Esatto, tradita. La mia fiducia, la mia ingenuità, il mio amore e... e invece non lo facevi mai. Passavano i giorni e niente.
...
Volevo ti dimostrassi il cattivo ragazzo che pensavo fossi, all'inizio. Doveva accadere, e mi stavo preparando. Poi abbiamo litigato, e... ed è stata colpa mia, volevo litigare così, per metterti alla prova. Ho spinto, io ho spinto uno stupido di litigio al limite, ho esagerato di proposito e boom. E... e non lo rifarei: non ti metterei alla prova di nuovo, se tornassi indietro. E' questo che non farei più.
...
Mi fiderei di me stessa e del ragazzo che avrei davanti. Non mi chiederei più se stia facendo la cosa giusta o sbagliata e...
Lo potrai fare con il prossimo.
Già. Presumo sia questa la cosa che mi fa stare male ora, pensare ci debba essere un prossimo. Ma non sono sempre io a decidere. Grazie per avermi ascoltata, Will. Ci vediamo in giro.

mercoledì 19 febbraio 2014

A mia figlia piace farsi i selfie

Ciao lettori

In questi giorni abbiamo ricevuto una bellissima notizia da una coppia di amici, e dato il benvenuto a una brand new baby fan dei Ramones. Cresciamo a dismisura, siamo un mucchio di gente che si vuole bene.

Enjoy con questa in sottofondo Song For Zula, Phosphorescent


Abbiamo intravisto un nostro caro amico al super, ieri l'altro, e Claire mi ha chiesto se fosse lo stesso che quando viene a casa a trovarci la prende in braccio e inizia a scattarsi le foto con lei. Le ho detto sì, è proprio l'amico di papà che ti usa per rimorchiare qualche ragazza su Instagram; ma non c'è niente di male, gli vogliamo bene anche quando ti mette in posa davanti all'iphone e iniziate a fare le faccine buffe. Insieme sono una favola, e capisco perché Claire si diverta con lui, questo Don Juan De Marco 2.0. E' affascinante, affabile, adorabile, e le fischietta una serie infinita di motivetti che poi lei, la mia bambina, balla sbandando contro il tavolino del salotto. Bang, bang, bang; fino al pianto inconsolabile, tra le mie braccia stavolta.

Ad ogni modo, Claire lo adora, e io adoro lui perché qualche foto molto carina gliel'ha fatta, in effetti. Quando lei ha compiuto un anno, Juan 2.0 mi ha regalato un album di scatti di Claire che non mi aveva mai mostrato prima, e, tra quelle in cui dorme raggomitolata come un gattino sul divano e quelle in cui ride come una matta fissando la telecamera, ce n'è una che mi ha trafitta.
Era una sera estiva, Claire avrà avuto si e no sei mesi, e lo ricordo come se fosse oggi: io e suo padre avevamo litigato, discutendo di problemi economici pretestuosi, perché in realtà avevo scoperto che mi aveva tradita con... bah, non è importante con chi. Ci eravamo scannati  fino a prendere in considerazione la possibilità di separarci. Personalmente avrei preferito sgozzarlo con le mie mani, la semplice lontananza non mi convinceva, ma alla fine sedai la violenza, e ripiegai sulla distanza forzata. Fu un periodo che ora ricordo a tratti, sfuocato nella memoria: per autodifesa, rimozione inconsapevole, e perché fu molto triste anche per me, che mi ero gettata, con lo stesso slancio che ha ereditato la mia bimba, nelle braccia di uno praticamente sconosciuto, per farmi curare la ferita. L'amico di famiglia mi aveva scoperta, nel modo in cui si scoprono queste cose: il mio chiodo consolatore era un'amicizia comune sui social network, e, sapete, anche a me piacciono i selfie.
Juan 2.0 mi affrontò, cogliendomi di sorpresa, con queste parole che potrebbero sembrare rudi, e indubbiamente lo erano: 'Cosa cazzo stai facendo?'. Passammo ore a parlare, senza arrivare ad un punto, e mi stupì quando mi disse che si sarebbe tenuto per sé la spiacevole sorpresa di quanto fossi, anche io, banalmente fedifraga. 'Ah, non glielo dirai!?'. 'Certo che non glielo dirò. Vorrei vedere Claire un po' più spesso sai, ora che siete separati è diventato un casino rimorchiare...'. Mi misi a piangere silenziosamente, abbassando la testa sopraffatta dal senso di colpa, dalla vergogna e dalla solitudine che mi colpì  in mezzo ai denti. Lui non esitò, mi prese tra le sue braccia, e mi disse che ad ogni modo Claire stava diventando bellissima.

La foto che le fece, quella sera di luglio abbastanza lontana, l'ho messa sul comodino. Era il tramonto, c'era una luce calda che colorava il prato di giallo e oro, e Claire sedeva, da sola e in precario equilibrio, su due o tre cuscini di fortuna. In mano teneva un sonaglio, o un pentolino di plastica, e volgeva il viso verso l'orizzonte, dalla parte opposta rispetto all'obbiettivo dello smartphone. Lì, in lontananza e fuori fuoco, di spalle, ci siamo io e il mio compagno, intenti a lasciarci.

Il testone di mia figlia che ci guarda è la foto più bella che ho della nostra famiglia, e dei nostri preziosi amici.

mercoledì 5 febbraio 2014

Trainin' yourself a little bit harder | Exercise #01

Ciao lettori

Tra le tre più potenti influenze del momento, di sicuro troviamo una serie tv che ci ha fatto sbarellare. Iniziamo il periodo di disintossicazione, promesso, subito dopo aver dato libero sfogo ad un desiderio infantile: scrivere un dialogo che non porterà a nulla (o forse no), battendo sulla tastiera in fiamme. Burn, Baby, Burn.

Enjoy The Screeplay.


Oh Come On! 
Non mi parlare in inglese, per favore, non fare questa cosa da giovane che sa le lingue e passa in continuazione dallo spagnolo al francese senza afferrare quanto sia stupido in una conversazione tra adulti.
Gatcha.
...
E' una conversazione seria, inteso. Scusa, pensavo si trattasse dell'ennesima soffiata di quel tuo amico che lavora per l'ufficio del sindaco, affidabile come mia nonna malata di Parkinson con un paio di forbici in mano ai blocchi di partenza dei 100 piani.
Non appena esaurisci il repertorio, David Letterman...
Finito, quella sulla nonna sarebbe stata comunque la migliore.
Stamattina mi ha chiamato il mio amico che collabora con lo staff del sindaco...
Oh Come On!!!
... per avvisarmi, in via del tutto confidenziale, di una riunione che avverrà, tra due giorni, e servirà per fare fuori alcuni pezzi grossi, diciamo così, finora inamovibili del board di rappresentanza del consiglio...
A che punto entra la nonna con le forbici?
Per favore!
Per favore tu! Sai quante volte ci ha inculati? Tre volte, tre volte nell'ultimo mese. Tre soffiate, tre smentite, tre grandissimi grovigli di rovi che personalmente mi sono costati una serie infinita di chiarimenti a catena con ogni altra persona incontrassi, ad ogni singola riunione, che ovviamente aveva sentito parlare di quella storiaccia che...
Ho afferrato il punto, Arianne, lasciami concludere.
John, davvero, ho un triliardo di cose da finire entro stasera, e di là la tizia della sicurezza sta piantando un casino per alcuni pass falsificati ad alcuni ospiti entrati due giorni fa con Alberto, il quale, senti questa perché è la prima volta che ci capita ma entra di diritto nella top 5 delle puttanate mai sentite in questa azienda, senti eh, non sapendo i loro nomi ed essendo in ritardo, ha deciso di inventarseli, comunicarli in anticipo alla guardia all'ingresso per guadagnare tempo, salvo  pensare solo poi che ci sarebbe stato un problema al momento del loro effettivo ingresso. Ma chi cazzo l'ha assunto?
Parli della guardia? Non ne ho idea, non mi aggiornano su...
Alberto! 
Lo so, sdrammatizzavo.
Pfuuuu. Senti, so che sei arrivato a chiamarmi, farmi sedere e lasciarmi sfogare sulla storia della sicurezza, la faccenda della soffiata del tuo amico la stai prendendo seriamente in considerazione, ma non ho tempo per seguirti, non stavolta. Oltre al fatto che la tua fonte, per me, è totalmente inattendibile. Avrei un pregiudizio e questo falserebbe il lavoro che dovrei fare, quindi...
C'entra con il consiglio direttivo per la demolizione degli edifici costruiti fuori dal piano regolatore una decina di anni fa, quelli al confi...
Quelli al confine nord? Quelli? Stiamo parlando di quel tipo di teste grosse che la commissione di sicurezza per il territorio ha intenzione di far saltare?
Esattamente.
Cosa dice il tuo amico?
La riunione della commissione è stata indetta ieri, avverrà dopodomani e sarà risolutiva per i destini di alcuni membri del consiglio collegati ad alcune organizzazioni mafiose locali e non.
Chi sono?
Non l'ha detto, non ancora. Ma siamo gli unici avvisati della riunione, e gli unici a cui darà i loro nomi.
Sicuro 100%? 
Mi darà la registrazione del file di trascrizione della seduta.
Cosa!? Ci passerà...
Mi, mi passerà.
Ok ok... Ti passerà la sbobinatura ufficiale? 
Esatto.
Che favore ti deve?
Non è importante.
Lo è, è la cosa più importante di tutte se arriva a trafugare un documento segreto. Lo sa lui, lo sai tu e non fingere che non lo sappia io. Da quanto vi conoscete?
Questo non è il punto...
Lo è ti dico! Non mi fido di lui ora, e non mi fiderò di lui neppure tra un milione di anni se non mi dirai che rapporto vi lega. Ci ha incu...
Inculati tre volte in un mese, l'hai già detto, si. Ascolta Arianne, non posso dirtelo, minerei la sua fiducia.
Ma chi cazzo se ne fotte! Devi dirmelo se vuoi coinvolgermi, sennò sono fuori.
Sei fuori? Davvero ti chiameresti fuori da questo?
No, ovviamente non lo farei, se solo ti dimostrassi ragionevole, e mi dicessi quello che ho bisogno di sapere per lavorarci, diciamo, con piena convinzione.
Sono cazzate, menti senza sapere come si fa. Ti dà solo fastidio che ci sia qualcosa che non sai, tutto qui.
Pensi davvero quello che hai detto? Pensi che sia una dilettante fino al punto di non riconoscere quando un dettaglio diventa importante da un punto di vista professionale? 
Non travisare le mie parole ora, è evidente che non penso tu sia una stagista uscita dal corso di comunicazione per le giovani figlie dell'esercito della salvezza.
Bene, perché sai sembrava esattamente quello che intendevi dire, poco fa con, testuali parole, 'Ti dà solo fastidio che ci sia qualcosa che non sai, tutto qui.'
Non hai ascoltato oltre, vero?
No, mi sottovaluti. Ho lavorato molto sulle capacità mnemoniche all'istituto per le figlie di stocazzo. 
...
Adesso, seriamente e per l'ultima volta, dimmi cosa ti deve quel grandissimo figlio di buona donna per farci... Cioè, farti un favore del genere e lasciarti indagare con grandissimo anticipo su questa storia che, non fare finta di non capirlo, farà molto più che 'rotolare qualche testa' giù dal burrone. 
Gli ho salvato la vita.
Oh Come On, Johnny Boy!!!
Abbiamo frequentato la stessa università, abbiamo solo due anni di differenza, puoi controllare gli annali. Eravamo amici, molto amici l'ultimo anno prima della mia laurea, e lui aveva alcuni problemi di droga. Inizialmente niente di che, niente che nessun'altro facesse, poi una serie di coincidenze, scelte sbagliate...
Scelte sbagliate? Scelte sbagliate!? Dove l'hai letta questa stronzata?
Arianne, so che ti aspettavi qualche segreto di Stato, so che la tua testa viaggia a mille miglia all'ora oltre i parametri consentiti dagli psichiatri di mezzo paese, ma non c'è nient'altro.
E come gliel'avresti salvata? La vita.. in che modo?
Come farebbe un amico che vede in che casino ti stai cacciando, e che ti conosce, e che sa come prenderti e farti ragionare e...
John non ci credi neppure tu.
Quindi sei fuori dalla storia?
Totalmente, fino a che non mi dirai il vero motivo per cui lui ci faccia un favore che potrebbe costargli il lavoro e non solo.
Bene, ho finito, non avevo altro da dirti.

John?
Si?
Vacci piano... Intendo, vacci piano. Non è affidabile e non possiamo permetterci un altro boomerang.
Arianne, sei fuori, non ti è permesso dare alcun giudizio o consiglio. Non verrai disturbata e non dovrai disturbare.
Ma vaffanculo.