domenica 29 dicembre 2013

Auguri!

Ciao lettori

Non siamo molto produttivi in queste vacanze natalizie. Ci siamo immersi nella lettura, un po' faticosa, delle interviste a David Foster Wallace, prima di affrontare 'Infinite Jest'. La paura di non essere all'altezza di un autore appena conosciuto, ma che ci piace, e che - senza modestia, riteniamo molto simile a noi, evidentemente ci ha fatto venire la tremarella da pagina bianca.
Quindi abbiamo scelto di confidarvi un segreto: consideratelo pure il nostro regalo di Natale passato, presente e futuro (Charles Dickens, che genio).

Enjoy "How To Write a Little Tale".


Vorrei che vi concentraste su un particolare insignificante, ritagliandolo seguendone i bordi, con precisione e un po'di cura. Potrebbe essere un cucchiaio di legno lasciato vicino ai fornelli, dove l'acqua bolle e l'arrosto si cuoce senza fretta. Oppure il cuscino che usate per dormire, o il pigiama a terra - lo lasciate a terra, no? Non lo lasciamo tutti per terra!? No!? You, liars!
Avete scelto? Bene.
Ora potremmo iniziare a descrivere il particolare che avete selezionato: elencatene le caratteristiche evidenti, il colore, la forma, il profumo, la consistenza, il gusto. Scrivete tutto, non abbiate timore di scrivere troppo; scrivere fa bene, aiuta la produzione di endorfine, vi rende i capelli lucenti come quelli di Dita Von Teese, e soprattutto vi permette di non dimenticare il dimenticabile, il trascurabile, il superfluo e l'insignificante.
Andiamo avanti.
Adesso lasciate stare la descrizione puntigliosa e probabilmente eccessiva che avete appena messo nero su bianco, e richiamate una sensazione, un sentimento meglio ancora, non necessariamente personale, ma sincero. Dovrebbe essere, per darvi un aiuto, qualcosa che avete provato e che vi è rimasto impresso nella memoria, come accade quando sentite una canzone e pensate ad un ragazzo, leccate un gelato alla stracciatella e vi ritrovate sulla spiaggia di Marina di Massa negli anni Novanta con un costume monopezzo lilla con le balze ai lati, entrate in una stanza mai visitata prima ma il colore della tappezzeria vi rimbalza al profumo della pelle di nonna appena insaponato con le scaglie di Marsiglia. Una cosa così: veloce, immediata, semplice e, appunto, per voi sincera.
A questo punto provate ad unire il particolare descritto all'inizio e l'emozione. Ovvero scrivete di un mestolo da cucina che scatena un litigio tra una coppia anziana, oppure delle piume di un cuscino che strusciano sulla schiena di due giovani e sudatissimi teenager, o di un pigiama dimenticato sul pavimento la mattina di un giorno come tanti, ma terminato con una notizia bomba per la vita del suo proprietario.
Spero di aver reso l'idea, perché non saprei spiegarvelo meglio.

Come vedete non c'è magia in questo procedimento, anzi. La consapevolezza di una routine, di un esercizio ripetuto, di un metodo, è tutt'altro che magica: nessuna epifania in da house.

E qui, arriviamo al vero segreto in serbo.
Non scrivono i disperati, i depressi, i delusi, gli sbandati. Anzi, meglio: scrivono tutti, anche e forse di più i disperati, i depressi, i delusi e gli sbandati, ma questo non è affar vostro.

Scrivere è bello, e sono in grado di farlo anche le persone felici, appagate, esteticamente affascinanti, di successo, serene e in sella al drago.
Quindi ecco il nostro consiglio, assolutamente non richiesto, di fine anno: se non l'avete mai fatto, e avete superato l'adolescenza, non iniziate a scrivere se siete in una fase difficile della vostra vita. Avere quattordici anni e i brufoli e una delusione amorosa in corso è un conto, essere stati licenziati o traditi o abbandonati è un altro discorso. Vi ho appena insegnato a scrivere una piccola e totalmente inutile storia per gli altri, non il diario segreto di Bridget Jones.

Auguri cari lettori.

martedì 17 dicembre 2013

Una coroncina di trifogli

Ciao lettori

Abbiamo ricevuto una boom boom news che ci ha lasciati leggermente scombussolati. 
Questa storia l'avevamo iniziata prima che il trenino ci centrasse. Se avvertite un cambio di registro, un momento di spaesamento, un attimo di disorientamento, non siete voi, ma sono io.

Enjoy età adulta.



Crescere e diventare adulti, amore, è una figata. Starsene a casa a cuocere spaghetti al sugo, controllare le scadenze dello yogurt, parlare con la portinaia che mi sgrida per un'innocente infrazione nella raccolta differenziata e ascoltare la tv troppo alta del vicino sono occupazioni decisamente rilassanti. Non ammazzo il tempo e non aspetto niente e nessuno. Veleggio come il vascello di Sua Maestà, in mari a volte avversi; ma la ciurma non ha mai paura con me. Sono diventata il comandante supremo, conosco i marinai per nome. E' facile capire perché mi amino: rappresento il loro rifugio sicuro e ho sempre un sorriso per ciascuno di loro. Niente panico, la balena bianca la lasciamo in pace, il tempo della guerra è finito, soprattutto navighiamo perché abbiamo scoperto che di notte, tra le onde, ci si culla meglio.

I nostri cerbiatti sono molto divertenti, nel senso di spiritosi: se non fossero miei, mi vanterei più di quanto mi sia concesso fare. Al parco giocano con tutti e tutto: lanciano palle a bambini che non vogliono stare con loro, insistendo affinché gli prestino attenzione, strizzando occhietti ed elargendo supersorrisi sdentati. Su questo punto, lo ammetto, ho ancora problemi: pensano tutti siano amici di tutti, e leccano i gelati degli altri come se fosse la cosa più normale da fare, durante la merenda.

I nostri bambini sono buoni e molto ma molto ma molto forti. L'altro giorno mi hanno regalato una coroncina di trifogli: cercavano quadrifogli, 'ma non ce ne sono mamma, scusa'. Questo non significa che si accontentano di quello che trovano, semplicemente evitano di lamentarsi se, ogni tanto, hanno meno fortuna degli altri. A me non sempre riesce questo movimento di bacino deciso, questo cambio di passo repentino, questa cresta orgogliosa e altissima in cielo. Quindi sì, sono potentissimi, e le loro corna stanno già spuntando sotto i ciuffetti di soffice pelo invernale.

La vita adulta è bellissima, ed è strano che l'abbia scoperto seduta su una panchina del parco comunale con una coroncina di trifogli tra i capelli.

giovedì 21 novembre 2013

UN FIGO E' X SEMPRE

Ciao lettori

Se avete prestato un po' di attenzione, sapete già di cosa scriviamo oggi: "abbiamo una storia d'amore niente male", she said. Però vi avvisiamo: se non siete predisposti, c'avete i problemi, vedete tutto grigio perché dopotutto è autunno e il buonumore non si gratta dai muri, non leggete oltre. 

Enjoy Il figo accanto a voi.


Mi è scoppiato il cuore e non me ne sono accorta fino a che il sangue non ha preso a scendermi ancora abbastanza fluido dalle orecchie. Mi sono toccata con cautela, e ho avvertito la sensazione di avere qualcosa che occludesse il timpano, e ho sorriso dolcemente all'amica che mi osservava un po' spaventata. "So cosa sta accadendo, continua a bere il tuo succo al mirtillo, è tutto sotto controllo, davvero".
Dicevo che mi è scoppiato il cuore, e adesso mi trovo con milioni di schegge luccicanti sparpagliate lì, dove batteva il muscolo più citato nelle lettere d'amore. Le vedo di notte, quando mi corico, perché brillano costanti e piccolissime, tracciando la mappa del mio corpo sotto le lenzuola. Unisco i puntini, e disegno i confini dei piedi e delle gambe, salendo verso la taverna dell'amore, calda e accogliente, appoggio le mani sulla pancia e poi finalmente stanca mi addormento.

Nel mondo so stanno accadendo fatti raccapriccianti, non sono disconnessa con la realtà e se mi chiedono un'opinione sulla candidatura di Matteo Renzi so di cosa si sta parlando in sala. Non ho lo sguardo inebetito, e non scambio i calzini più di quanto non sia abituata a farlo in generale. Non troverete farfalle nel mio stomaco, e non mi perdo in un pensiero stupido ghignando tra me e me sul tram. Non chatto con le amiche per raccontare aneddoti, e, infine, non sono tormentata ma felice.

Questo si è presentato senza bussare, e gli ho aperto con il dentifricio sul colletto della camicetta che stavo giusto per cambiarmi.
Scusa, ti disturbo?
Starei uscendo.
Sì ma la mia domanda era un'altra. Ti disturbo?
No, allora no, non mi disturbi affatto. Vuoi vendermi un'enciclopedia come si faceva quando eravamo piccoli?
Voglio che ti innamori.
Oh Cristo. Ma sai che ore sono? Sono le ore che "è tardi". Ripassi all'ora di cena che di solito sono abbastanza libera a quell'ora?
Eh dai, ripasso! Ma con chi credi di avere a che fare?
Non fare l'arrogante, non sta bene. Sei così carino.
Carino?
Sei così figo.
Quindi?
Quindi cosa? Che vuoi ancora?
Ti canto una canzone.
Oh Gesù, i vicini si lamentano del rumore poi.
Ti dedico un album.
Mi piacerebbe, ma voliamo bassi.
Ti porto ad un concerto, e ti lascio ballare dove non potresti.
Cioè dove?
Al mio fianco.
Vabbe' Mandrake, adesso ti devo proprio lasciare. It's late and "the traffic was a state".
Mi hai appena citato.
Lo so, io so chi sei. E ti ringrazio, perché non capita tutti i giorni di avere diciassette anni, emozionarsi, canticchiare ritornelli e ciondolare senza propensione per il ballo. Hai già fatto tanto, e non credo tu possa fare altro.
Quindi eri già innamorata prima che bussassi.
Cotta marcia da fare schifo, ma devo darmi un tono al mattino. Te l'ho detto: ripassa stasera, ci mangiamo una pizza e ballo sul letto fino a che sorge il sole e domani sarà un altro giorno. Love ya Alex.

***Concert of real teenaged love***




mercoledì 6 novembre 2013

It was ignorable, but that's different from unimportant (cit)

Ciao lettori,

avevamo una storia d'amore quasi pronta, mancava tanto così alla pubblicazione e non era niente male, poi abbiamo visto un telefilm e rimesso tutto in gioco. 
Ci esaltiamo per un dialogo serrato ed intelligente, un montaggio logico e non invadente, attori espressivi, un tema appassionante.
Quella che segue è quindi totally fantasia, comme toujours, ma l'ispirazione viene dritta da qui WTF!

Enjoy streaming.


Ciao amore,
il mio lavoro mi ha portata lontano.
Ho molte persone da conoscere, e alcune di quelle che ho già incontrato si sono dimostrate fantastiche. Ricercatori universitari, scrittori, scienziati, persino un fachiro che mi ha insegnato a mangiare fuoco e fare fiamme. La prossima riunione lo faccio, e allora sì, allora sì mi staranno ad ascoltare.

Ho chiacchierato con un produttore esecutivo di non so quale testata: mi ha raccontato una storia incredibile su infinite sessioni di montaggio nella sala dei bottoni colorati. Me lo sono mangiato con gli occhi, tra una tartina al salmone e l'altra ho dato sfogo alla curiosità più ingenua, seguendo il tuo consiglio: don't be shy, you're pretty smart. E ha funzionato, o per  lo meno sta funzionando fino a questo momento. Mi danno retta, ascoltando le mie domande e prendendomi sul serio; non si specchiano nella mia ammirazione, non mi liquidano con una battuta d'effetto.

Sto letteralmente passeggiando sulle spalle dei giganti, godendo coma un riccio ogni volta varco la porta di una sala conferenze o una sala riunioni, assito ad un incontro informale o un pranzo di lavoro.

Questi mostri luccicano di fronte a me, mi mandano segnali in mezzo alla sala congressi e io devo semplicemente seguirne il fascio di luce fino a che non trovo la fonte. Senti qui: una vecchia attrice, okay no scusa, un'attrice anziana, mi ha confidato di odiare le interviste. Okay, no, non esattamente: mi ha rivelato che, non amando le interviste, lascia che sia la sua addetta stampa a rispondere per lei, inventando di volta in volta nomi di cani, gatti, zie nel Missouri, amanti.. Tanto nessuno ricorda, tesorino. Ho riso, rido sempre se sono imbarazzata e non so come o cosa converrebbe rispondere. Poi mi sono ripresa, e le ho chiesto se pensasse fosse onesto, dando a vedere che per me non lo era. Devo esserle sembrata un cucciolo bagnato in mezzo alla tempesta perfetta, perché mi ha abbracciata (abbracciata! capito!? ho detto abbracciata!), congedandomi così "Brindo a te, dolcezza". Forse un tantino troppo ingenua qui, no?

Mi hanno trascinato ad una festa e lì ho seguito il tuo secondo consiglio: mi raccomando lontana dal bar, non reggi l'alcol, o per lo meno non tutti capiscono le tue battute quando non reggi l'alcol. Mi sono concessa un cocktail che sapeva di gin, che ho sorseggiato in bah, cinque minuti. Ero assetata, e non c'era acqua. Okay no, non esattamente: forse dell'acqua c'era, ma mi vergognavo a chiederla al barman. "Ciao, dell'acqua per la sbarbina from Italy, grazie". Il mio accompagnatore, un figo della madonna che vende spazi pubblicitari per una concessionaria internazionale che ogni volta che mi guardava mi faceva arrossire, questo uomo da 100! punti mi ha presentata a tutti, e dico tutti!, i presenti. Un businessman magnetico con tanta di quella frega attorno che tu a confronto sembreresti un adolescente al primo ballo della sua vita. Fortunatamente il cui sopra aveva anche una moglie, che è, come giusto che sia, la figa spaziale interplanetaria che però vola bassissima sulle colline della consapevolezza di sé.
Mi ha salutata con un sorriso aperto, senza rossetto, senza fard, senza orecchini ingombranti ai lati del viso. Un ovale candido, segnato da qualche ruga certo, e due spalle scoperte e decisamente molto larghe. Mi ha chiesto chi fossi, se mi piacesse la città, se suo marito avesse già fatto la battuta sulle italiane, se avessi riso, se mi avesse fatto realmente ridere o fossi stata solo molto gentile. Mi sono resa conto di come sia facile essere così, quando si possiedono quelle speciali qualità che molte donne trascurano: la cura e la sensibilità per il mondo che le circonda, il rispetto per se stesse, l'amore per gli uomini che si sono scelte. A fine serata ero esausta e chiusa nella mia stanza in albergo ho acceso il pc per scrivere una nota veloce prima di addormentarmi e dimenticare tutto.

Mentre annotavo nomi e contatti e cariche, unendo i puntini della giornata trascorsa, ho iniziato a pensare a cosa sto facendo della mia vita. Non te ne ho mai parlato, e forse la distanza, forse il fuso orario, forse il poco gin che ancora non ho smaltito mi aiuteranno a spiegarti qualcosa che è difficile da spiegare, cercando di seguire un filo razionale e lasciando l'emotività fuori dalla porta.
Non posso tornare a casa, da te.
Non posso lasciare questo posto, soprattutto ora che ho un'offerta di lavoro tra le mani.
Non riesco a lasciarmi tutto alle spalle, perché tutto questo rappresenta quello in cui sono più brava, per cui ho pianto e mi sono ammalata.
Sono considerazioni che, certo, potrei imparare ad ignorare, se inserite in una vita al tuo fianco, per sempre intendo, sicuramente felice e serena. Eppure ho la sensazione che diventerebbero frammenti affilatissimi piantati nella mia carne, giorno dopo giorno. Schegge importanti, anche se invisibili.

Sono confusa, e vorrei continuare a renderti partecipe del mondo che ho appena iniziato a scoprire. Ma la verità è più semplice di così, forse più crudele, sicuramente meno dorata. Non riesco a tenere tutto insieme, e non credo una relazione a distanza sia quello che avevamo in mente per noi.
Mi hai incitata, risollevata, e sei stato il più gentile tra i gentili, e ora sono nuovamente in sella.

Non so cos'altro aggiungere, e vorrei trovare una soluzione alternativa ad una mail scritta nel mezzo della notte. Spero di non sbagliarmi, e se lo stessi facendo beh, spero di sopportarne le conseguenze.


mercoledì 23 ottobre 2013

Queen Vivienne I

Ciao lettori.

E' il momento delle bambine.

Enjoy Vivienne I.


La mia Vivienne è un adorabile panetto di burro da morsicare e addentare il sabato mattina, da spalmare sotto uno strato sottile di marmellata alle fragole, sopra una fetta croccante di pane toscano.
E' castana, come me, e ha gli occhi nocciola, come quelli di mia nonna. La carnagione l'ha presa dall'altra nonna, la madre di mio padre, e le gambe lunghe da mio fratello. Il mio compagno pensa abbia una visione distorta della realtà, perché non trovo mai una caratteristica che rimandi all'albero genealogico della sua famiglia, ma si sbaglia. Esteriormente Vivienne è me più tre o quattro dei miei parenti più stretti. E' la genetica, non sono io, quindi non c'è bisogno di fare a gara, gli dico. Poi la osservo bene, e trovo moltissime somiglianze tra Vivienne e suo padre.

Hanno lo stesso modo di guardarmi, di tenermi sott'occhio in mezzo alla folla, di non perdermi tra le persone che si mettono tra di noi in una passeggiata al parco. E' un superpotere, io non ce l'ho: riescono a localizzarmi nella sala, al supermercato, ai concerti. Probabilmente la piccola l'ha imparato vedendolo fare al padre in molte occasioni: alle cene di Natale, alle recite scolastiche. Mi fanno sentire al sicuro, e ovviamente mi inquietano. Quello sguardo, che non vedo ma che c'è, inquieterebbe anche voi, credetemi. E' come sapere di essere osservate, senza riuscire ad identificare il punto di osservazione dell'osservatore.

Mia figlia adora parlare con suo padre, e io adoro vederglielo fare. Discutono con quella calma che di certo non mi appartiene, e noto ogni giorno che passa quanto siano simili di fronte alla vita. Sono due cervi, in fuga dal cacciatore senza asma né ansia. Si lisciano il pelo e non dimenticano mai di aggiustarsi il vestito prima di uscire. Cerco di stargli dietro, ma ho smesso di affannarmi: sono di un'altra categoria e sarebbe inutile cercare di entrarvi a far parte.

Vivienne mi dice che mi vuole bene molto spesso, eppure mi stupisce sempre e mi fa piangere. Quindi poi si rattrista e mi chiede perché piango. E lì piango ancora di più: sembra che l'abbia concepita apposta, non per farmi piangere ovviamente, ma per farmi sentire amata. E' egoistico, so che non è giusto e che non è sano, ma voi non sapete come sia sentirsi dire 'ti voglio bene mami' una sera sì e l'altra pure. E' come il padre anche in questo: mi abbraccia, mi bacia, mi stringe a sé, affonda il suo visino all'altezza del mio seno e respira profondamente il mio profumo. 'Stai ancora piangendo mami?', e poi alza lo sguardo, il mento ancora appoggiato al mio petto, immobile e serena.. Io solitamente ho smesso di frignare a quel punto, quindi lei si mette a sedere sulle mie gambe, e mi dà un mega bacio con lo schiocco sulla bocca, e sorride e mi fa l'occhiolino.

Anche il padre lo faceva, e, anche se non esattamente tutte le sere, ogni tanto si ricorda com'era quando eravamo in due e ci facevamo dei viaggi assurdi.

Abbiamo discusso molto per questa bambina, e  ricordo come funzionava a quei tempi.
Non la voglio e non la terremo. E' assurdo, è sbagliato, è illogico.
Sarebbe una cosa così sbagliata lasciare che nasca e decidere poi?
Certo! Certo! Ma cazzo, certo che sarebbe sbagliato! Non funziona così, non la possiamo riportare indietro, non se la riprendono, non non non... ma come cazzo ti viene in mente!? Mah io non so come cazzo ti si creano certi pensieri!
Dico solo che potremmo pensarci meglio, senza decidere adesso e senza usare la parola cazzo sei volte in una frase. Con calma. E dicevo che, forse non l'hai considerato, ma non è una decisione che tocca solo a te.
Tocca ad entrambi, non fare il precisetti, che è ovvio che tocca entrambi. Ma tu sai cosa significherebbe? Perché io non lo so cosa vorrebbe dire.. io non immagino nemmeno lontanamente cosa e come e quanto le nostre vite potrebbero cambiare con una bambina.
E' una femmina?
Non lo so, ho detto bambina ma boh, non lo so mica.
Ma pensi sia una bambina?
... cosa c'entra!?
Perché se dovessi immaginarla femmina, allora avrei già un nome.
Non mi hai ascoltato per un cazzo.
Aspetta, ascolta. Anche perché è un nome che avresti scelto tu.
Ahahaha. Unfair. E' un colpo bassissimo.
E' un nome di una regina pop.
Ahahaha... non vale, non vale così.
E' il nome di una guerriera creativa, che avrà un esercito di mini ponies e caramelle gommose.
Sei il più pazzo dei pazzi, basta così.
Non hai ancora capito che nome sto pensando!?
La vuoi chiamare Vivienne.
Sì, perché è come l'hai sempre chiamata tu.

giovedì 10 ottobre 2013

The Family Man

Ciao lettori.

Buona lettura. Enjoy.


Te lo leggo negli occhi, quando mi osservi con le pupille concentrate a capire qualcosa che, se solo chiedessi, ti direi senza problemi. Sono trasparente, perché ho scelto di lasciarmi amare molto. Ma preferisci capire da solo, sei una testa calda e mi piace vederla fumare ogni tanto. Quindi okay, osserva attentamente e datti una risposta.

Mio padre non credo ti sia piaciuto: al primo incontro non piace mai a nessuno. O per lo meno così gli piace pensare: sentirsi impenetrabile e burbero, capobranco nonostante la stanchezza che gli ha solcato le mani. Sappi che ti proibirò sempre e comunque di togliergli questa certezza, costruita per indole e necessità. E' l'uomo migliore che esista, punto. E' stato lui ad insegnarmi a stare zitta, a sentirmi di troppo, a defilarmi e imparare ad osservare con calma le persone e le situazioni. Mi ha ripetuto più volte che non ero così furba ed intelligente come pensavo di essere, ha acceso molte scintille rancorose che ancora tengo accese. Che stupida. Eppure vedi, è la complessità della sua persona a farmi pensare che ci sia ancora qualcosa che non capisco, o conosco, di lui. E' cambiato sai, moltissimo. Altri direbbero invecchiato, ma un leone non invecchia, semmai ruggisce con parsimonia. E' testardo quanto te, forse un pelino meno, forse ha solo meno tempo e voglia per impuntarsi e tenermi il muso. Da piccola, invece, mi ha sempre castigata con impegno: se potessi riutilizzare le ore impiegate a fissare l'angolo tra il frigo e il muro della cucina, credimi, ora avrei giornate di 48 ore. Mia madre mi sussurrava ' Perché devi fare così. Non rispondere più, lascia perdere, dai non piangere, asciugati con questo..'. Ma lei non capiva, e di fondo neppure io: l'istinto parlava per me, la cocciutaggine, il senso di potenza, la certezza di essere nel giusto erano sempre lì, a farmi aprire la bocca e ribattere ancora e ancora e ancora. Potevo accettare le punizioni e singhiozzare pregando un santo a caso che facesse esplodere la testa di papà lì, dopo la cena e prima del tg; ma in cuor mio sapevo di avere ragione e di potermi permettere uno scontro verbale alla pari. Io sette anni, lui 28 di più. Negli anni tutto questo è peggiorato ovviamente: l'adolescenza travolge anche le acque chete, figuriamoci una testa di cazzo come me.
I voti a scuola, i coprifuoco imbarazzanti: ti risparmio tutto, tanto immagini. 
Ma è una persona gentile con i gentili, umile e molto forte fisicamente. Sul comodino ha la biografia di Gramsci, un libro di Camilleri, uno su Coppi e credo una raccolta di saggi di un autore che gli ho regalato io. Gli piace la musica, quella che più o meno piace a tutta la sua generazione: Jannacci, Gaber, De Andre', i Beatles e Joan Beaz. Ha militato nelle fila di un partito; da bambina ero convinta tutte le mie amiche avessero il papà in consiglio comunale il giovedì sera. Poi qualcosa deve essere accaduto: ora non so per chi voti, e di politica non se ne è mai parlato in casa. Vedi per le persone questo è incredibile, non ci credono. Ma se osservassero, capirebbero come funzionava e come ancora funziona tra di noi: "Hai una testa per pensare, usala. Informati, domanda, non scansare i dubbi, cambia idea se necessario. Non ti vorrò meno bene se scegliessi una bandiera diversa dalla mia. Sono sempre tuo padre, ricordalo.". 
Ti riporterò solo una frase, che mi  risuona ogni tanto in testa, nei momenti più inaspettati oltretutto. "La dignità conta più di ogni cosa, soprattutto della salute".

Ora dai, chiedimelo: "Ma io... io sarò piaciuto a tuo padre?"

mercoledì 25 settembre 2013

My Pony Tail

Ciao lettori,

here we go. 
Ecco cosa e come ci piace scrivere. 

Enjoy details.
Colonna sonora consigliata *Lovely 90's Telefilm Soundtrack*


Sally è bruna, e spesso raccoglie i capelli in una coda bassa poco sensuale: spiega che è comoda e che le piace essere ordinata. Le rispondo che non necessariamente l'ordine c'entra con le code di cavallo legate all'altezza della nuca, ma poi, osservandola meglio mentre beve un caffè in compagnia di amici o cucinare una pasta per cena, mi accorgo di quanto abbia ragione lei. Il collo libero, sebbene non esattamente affusolato, ricorda il tronco di un albero dalle radici robuste e piantate in un terreno fertile, che è verde d'estate, umido d'autunno, caldo sotto la neve in febbraio. Mi piace afferrarlo, sentirne lo strato sottile di pelle sotto le dita, lasciarci scivolare il mio braccio tutto attorno, fino a trovarmici col viso molto vicino.
Sally non usa essenze, dice che le danno nausea, e crede la provochino agli altri. Ma l'annuso comunque, inspirando a lungo, imprimendo le mie labbra chiuse vicino alla clavicola, mentre lei, piano ma con convinzione, inclina la testa di lato, lasciandomi spazio e iniziativa. L'aria filtrata dal suo odore è dolciastra, d'estate certamente più aspra, a causa del sudore, d'inverno gelida, perché soffre di problemi di circolazione e spesso lascia il collo scoperto alle temperature più rigide.
Sorrido mentre tutto l'universo si sta concentrando qui, nei tre centimetri che ho scelto di amare più di ogni altra cosa al mondo. Non accade nulla di particolare, non partono campane a festa o cinguettii di rondini in volo, e presumo nessuno si accorga di cosa sto facendo, al di là della siepe.
Colgo semplicemente il senso della mia vita, che, come la coda di cavallo della ragazza che amo, ha trovato ordine.