lunedì 3 febbraio 2014

Mi tiene dolce (cit)

Ciao lettori

Questo febbraio potrebbe portarci buone nuove, amarezza, portoni in faccia, inaspettate soluzioni, cibo a non finire, tanto latte caldo per gole arrossate. Di tutto un po' insomma: non prevedo il futuro del resto.

Enjoy Holiday Fuori Stagione e Karaoke in macchina.


Questa settimana andiamo tutti in vacanza; prendo le ragazze, le carico a forza in auto, le faccio cantare lungo il tragitto, scruto le loro espressioni dallo specchietto retrovisore, lascio che si lamentino per rientrare nei parametri di una famiglia tra le tante. Mia moglie è d'accordo, 'Facciamolo, trasciniamo le bestioline nella giungla, magari dimentichiamole pure all'area di sosta..mh!?' Se ci sentissero i servizi sociali, ci toglierebbero la patria potestà; lo Stato non condivide il nostro sottilissimo senso dell'umorismo. Le dolcezze sono tre, come le Grazie dipinte da Botticelli: le nostre non danzano tenendosi per mano, e sono aggraziate a modo loro. Hanno nomi comunissimi, scelti con il consiglio della comunità che ci ruota attorno: bocciati Giulia, Marianna, Francesca, approvati quasi all'unanimità Federica, Adele, Anna. 

Papà quando arriviamo?
Siamo appena partiti.... Tre ore.
Tre - O - Re!? Fiiischia!
Dormi Fede, così non te ne accorgerai neppure.
Non ho sonno, non sono piccola.
Già, okay, cantiamo?
Sìììììììììììì.
Vai.

Mia moglie mi osserva assecondare tutte le richieste della nostra figlia maggiore, e fa 'no no no' con la testa, mentre si pettina con le mani i nodi della nottata. Dietro di lei, le tre nane si stanno dando da fare per incastrasi come in Tetris: Anna si è spalmata orizzontalmente, e già sonnecchia, Adele, in mezzo tra le sorelle in auto come nella vita, le tiene la testa sulle gambe, guardando fuori dal finestrino, Federica già sapete, canta aggrappata al retro del mio sedile, urlandomi nell'orecchio. 

Guido lentamente, mi fermo dopo 50 minuti, abbiamo già tutti fame. Tre brioches, due lisce, l'altra marmellata, due caffè, un'acqua naturale. Grazie.
La cassiera ci casca,  come l'80% delle ragazze in età fertile, quando vede la mia Annie dormire tra le mie braccia, mentre pago. Lo so, è un effetto scontato, e mia moglie mi osserva dal bancone, facendo sempre 'no no no' con la testa, ridendo guardando il punto lontano. 'E' bellissima, è dolcissima, quanto ha?' 'Due anni a maggio, grazie!'. 'Stupenda, un amore, complimenti'. 'Grazie, grazie!'. Annie fa le bolle e respira pesantemente, per un raffreddore che speriamo l'aria buona del mare aiuti a far passare. E' un orsacchiotto rumorosissimo, ed è impossibile resisterle, nonostante le coliche e qualche nottata in bianco. I suoi occhi, o per lo meno la forma, li ha ereditati da mia moglie, il colore invece è mio. Quando li sgrana perché ha fame, mi fa riderissimo: un lupo farebbe meno scena, mi dico, stai calma che cibo ce n'è, amore. Anna è un'impaziente, la stiamo educando con severità, cercando di addomesticare questo animo selvaggio e autogestito, che le fa pestare i piedi per chiedere una cosa, tirare i capelli delle sorelle, piangere disperata se il giro del fumo non gira come vorrebbe lei. 'It's life, my puppylove, e ti farai molto male se continui a sbraitare contro l'invisibile', le dico mentre la metto a letto, entrambi sfiniti.

Quando tutti abbiamo terminato di mangiucchiare, e tutti abbiamo fatto pipì, compresi quelli che non la volevano fare perché 'Sono grande, non sono piccola' e quelli che'Allora se non la fa lei, non la faccio neanche io', e quelli che 'Sì certo, ragazze, apriamo il televoto. Forza, tutti al cesso. Amore, tieni tu Anna per favore, la cassiera apprezzerà :)', ci rimettiamo in marcia verso il mare.
Stavolta converso con mia moglie e Adele; quattro anni e qualcosa e una mente oscura, che inventa parole per comunicare con le streghe del giardino della vicina, e sussurra formule magiche per trasformare le sorelle in qualcosa che non oso immaginare. E' una bambina molto dolce, la più dolce delle tre che ho messo al mondo per lo meno, che ha una passione per le cose che nessuno le può spiegare, che né io né mia moglie conosciamo, e che quindi si va a cercare da sola, domandando, osservando, dicendo sempre grazie. Mia moglie ci tiene a queste cose, 'Cresci un figlio di Satana, e avrai un figlio di Satana. E' matematico, e non voglio avere problemi con un esserino di dieci anni che sputa il cibo che non ama, o danza sui tavoli mentre i commensali cenano, solo perché nessuno ha avuto la pazienza ed il coraggio di insegnarli che siamo tutti liberi certo, ma che la libertà si trova agli antipodi della logica del faccio-quello-che-mi-pare'. 

Il cd che ho messo per Federica gira veloce, e questa è la parte che più mi piace di quando prendo tre giorni di ferie in pieno febbraio, preparo due valigie e molti sacchetti aperti con scarpe pesanti, sciarpe di riserva, cappellini e felpe, e faccio cantare le mie quattro ragazzacce, in coro, direzione Benessere Duffuso, Amore Incondizionato, Telefonino Scollegato, Vita Meravigliosa e Adulta.

My Family Playlist





domenica 19 gennaio 2014

Se me lo dicevi prima (cit)

Ciao lettori

Il tempo dei commenti politici incalza e la cosa inizia a darci un po' fastidio. 
Ecco cosa ne esce fuori, quando gente a caso non si regola e ci vuole assolutamente confidare 'come la pensa'.

Enjoy.


Il mio interlocutore insiste affinché mi fermi per il caffè, e, non sapendo come spiegare, nella sua lingua che a dirvi il vero dovrebbe essere identica alla mia, ma evidentemente non lo è, che il problema non sarebbe il caffè, quanto la sua compagnia, decido di accettare, sedermi e togliermi il giubbino di jeans.
Ok, beviamoci questo caffè, facciamolo.

E' un ragazzo che conosco da poco, un amico di amici non miei, una persona che non avrei motivo di presentare a nessuno, se non altro perché non mi ricordo neppure il suo nome, e doverglielo richiedere ora che siamo a fine pranzo è imbarazzante. Sembra non dare peso alla mia eccessiva cortesia, agli sguardi sbalorditi che gli regalo, alla totale mancanza di interesse che mi suscita; eppure ho una mimica facciale cristallina, facile da interpretare. Più ti sorrido e faccio le bolle ad ogni tuo sospiro, più ho smesso di starti a sentire.

Gli piace parlare in generale, e oggi gli piace vedermi lì seduta a fingere di ascoltarlo. Sarà che tutti gli altri commensali se la sono data, e che i camerieri non sono pagati per assecondare proprio ogni desiderio dei clienti, ma alla fine tocca a me porgere l'altra guancia e dargli retta.
Domani ci sono le elezioni, e questo vi avrà già fatto intuire di cosa vuole assolutamente discutere, adesso, con me e i nostri caffè che dio santo solo sa quanto ci mettono ad arrivare al nostro tavolo.

L'esordio, lo ammetto, è da perfetto incantatore di serpenti. Peccato io non sia un rettile, penso, sennò mi avevi in pugno. "Questo paese, questa classe politica, questi addetti ai lavori". Mi volto, scruto oltre le mie spalle, faccio una panoramica su tutta la sala: a che punto, esattamente, è iniziato il comizio, mi chiedo. E soprattutto, com'è che gli si è gonfiato il petto e ha abbassato il tono di voce? E, cosa più importante tra le cose importanti, perché ripete 'questo' tre volte in una frase di massimo dieci parole? Faccio due calcoli, tiro le somme: mi vuole convincere di qualcosa, devo solo capire cosa. Del caffè neppure l'aroma nel frattempo.

Sto sudando, e spero se ne accorga anche Coso Qui Che Mi Parla: potrebbe provare pietà, io la proverei per uno che mi suda davanti senza via di fuga. Ma lui è molto concentrato e sta già al paragrafo due del suo discorso. Per me è come se fosse immerso nella vasca dei delfini dell'acquario di Genova: muove le labbra ma non lo sento; è spettacolare quanto riesca ad isolarmi se lo desidero molto, penso.

Butto lo sguardo all'orologio del cellulare, sempre sorridendo ovviamente, e penso che il nostro caffè lo stiano confezionando direttamente i coltivatori colombiani. E che quando arriverà, sarà sempre troppo tardi ormai. Inizio a preoccuparmi di quando vorrà che anche io dica la mia: cosa mi invento? Con quale battuta lo stendo? Soprattutto, come si chiama? Il tempo di stare allerta, e infatti il problema si palesa: "Tu cosa ne pensi?"

Palloncini che volano nel cielo, colombe liberate a festa, menestrelli intonati che deliziano orecchie di giovani donne vestite a festa, arcobaleni multicolor, e nani da giardino che zappano la terra: nella mia mente inizio ad affollare immagini stupide, scollegate tra loro, prive di senso, e funziona. Il mio volto si fa cupo, la mia espressione intelligente e pensierosa, la fronte si corruga tutta e, senza neppure accorgermene, l'ho convinto.

"Lo so, lo so... la penso esattamente anche io come te del resto, il senso di quello che dicevo, alla fine, è lo stesso: bisogna tapparsi il naso in cabina elettorale!!!". Esclamato, credetemi, con tre punti finali.

Scomodare Indro Montanelli mi sembra esagerato, soprattutto se i miniponies stanno ancora pascolando nel giardino della mia fantasia così potente da permettermi di alzarmi senza che i caffè siano passati alla dogana.
Mentre sposto la sedia per permettermi di allontanarmi quanto basta da sentirmi al sicuro, lui rimane in silenzio. Cosa cavolo ti starai domandando ancora, mi chiedo, cosa!? Lo saluto, dicendo che è tardi e ho amici che mi aspettano e che per il caffè facciamo un'altra volta. Lui annuisce, capisce che si è fatto tardi e mi raccomanda di fare il mio dovere l'indomani. Gli escono proprio queste parole: "Mi raccomando, fai il tuo dovere domani".

Lì mi esce la bestia: mi risiedo di scatto, appoggio la borsa e ci manca poco mi tolga il giubbino.
"Carissimo... carissimo. Ho davvero fretta, quindi potrò sembrarti un po' sbrigativa, a tratti rude, forse maleducata. Mi scuso preventivamente, ma non riuscirò a fare altrimenti. Quattro ore fa non ci conoscevamo affatto, eppure ti giuro che il mio dovere l'avrei in ogni caso portato a termine domani, al seggio. Invece dio ha deciso, stamattina, di farci incontrare, e dopo le cavallette in Egitto ecco una nuova piaga. Persino fingere di ascoltarti è stato punitivo, persino un caffè - mai arrivato, te ne sei accorto? - insopportabile.
Premesso questo, ti prego di non sentirti in dovere di assicurati che io faccia il mio dovere: né domani, né mai. Togliti quindi lo sguardo da padre benevolo, guida eletta, pastore con bastone e carota, presentatore di materassi in svendita. Non sono solita affrettare giudizi basati sulle prime impressioni, ma per te farò un'eccezione: non mi piaci."

La cosa assurda è che mentre gli sbrodolo addosso, in sottofondo c'è UNA CANZONE MERAVIGLIOSA che di certo mi ha fatto ruggire con passione, ricordandomi perché mal sopporto chi si raccomanda per me, le mie intenzioni e le mie azioni, senza neppure conoscermi.

giovedì 2 gennaio 2014

These Are Our Glory Days

Ciao lettori

ELLE come leggerezza.
Soundtrack suggerito Dancing and Singing on U.S. Navy Weapon > aka Make Love Not War

Enjoy Adorable Smiles ogni tanto.


Chiamo il mio amore all'ora di pranzo, perché tanto lo disturberei comunque a qualsiasi altra ora.
Scelgo di interrompergli la digestione appena iniziata, stroncargli l'abbiocco, parlargli quando non riesce a rispondermi perché sta masticando ed è troppo educato per farlo con la bocca piena.
Sono di buon umore: mi sono comprata un vestito 100% poliestere verde e fucsia, con uno scollo sulla schiena profondissimo, lungo fino alle caviglie, con le maniche larghe da fata della foresta, che non indosserò mai. Sto cercando dei sandali da abbinarci in ogni caso, perché lo so che le altre fate della foresta sono sempre agguerrite e stanno sempre a guardare come sei vestita.

Ciao amore, che fai?
Mangio.
Che mangi?
La pasta avanzata ieri.
Madonna no, buttala, faceva schifo.
Già finita e per il momento niente bolle sul palmo della mano.
Senti comunque volevo ricordarti di chiamare quel tuo amico per...
Ah sì, volevo dirti che ho risolto.
Dai!? Come?
Lasciando perdere. Ci ho ripensato e mi è venuto in mente che possiamo provare a fare da soli.
Ahahah, divertente. Chiamalo per favore, so come finisce questa storia altrimenti, ascoltami per favore.
Non dici mai per favore due volte di seguito.
E' perché ti voglio raggirare senza darlo a vedere.
Non ti viene naturale, la cosa del non darlo a vedere.
E' perché mi agito, e dopo l'agitazione solitamente segue l'ira.
Sempre malcelata.
Ecco, ora sono incazzata infatti.
Se me lo richiedi gentilmente comunque lo faccio.
Cosa?
Chiamare il mio amico.
Mah...
Dai, sii gentile.
No no, lascia perdere. Gli ho appena mandato un messaggio su whatsapp, faccio io, easy.
Ma hai il suo numero?
Non ti so raggirare maaa so controllare il tuo cellulare mentre dormi.
E lo fai per prendere i numeri dei miei amici?
Ma no! Leggo due o tre chat con nomi femminili un po' esotici tipo Debby e Veruska, controllo qualche foto che fai in giro, apro facebook e conto gli I Like, stalkero l'ultima bagascia che ti ha invitato a prendere un caffè per parlare di lavoro, e solo alla fine mi ricordo cosa devo cercare: il cell del tuo amico.
Stiamo ancora scherzando, vero?
Paura eh.
Stiamo ancora scherzando, vero?
Mmm...
Non te lo richiedo una terza volta...
Stai calmo babylove, ovvio che facciamo per finta. Eccetto...
Le bagasce.
Bravo, quelle sono vere e ovunque oh.
Con una ci ho appena pranzato.
Ma non ti eri finito la pasta di ieri?
Eheheh.
Stiamo sempre scherzando, mh?
Paura eh.
Piantala, tu non sei divertente.
Ahahah, Veruska dice il contrario.
Perché la paghi, io sono for free e dico la verità. E' il motivo per cui mi ami.
Perché vieni via gratis!?
In tempo di crisi, ci sia innamora per un niente. Facciamo che ci sentiamo dopo, ok?
Sì.
Bueno.
Ah aspetta...
Cosa?
Ti saluta Veruska.
Dalle un bacio da parte mia, ma dille basta coi selfie nel nostro bagno, grazie.
Ahahah.

Il problema che abbiamo è che ci si è rotta la lavatrice il 30 dicembre e il tecnico non verrà prima del 10 di gennaio, quindi ragazzi se qualcuno ha buone mani e stomaco forte ci chiami: gli cuciniamo una cenetta coi fiocchi che solitamente finisce metà nel tritarifiuti, ma siamo simpatici.





domenica 29 dicembre 2013

Auguri!

Ciao lettori

Non siamo molto produttivi in queste vacanze natalizie. Ci siamo immersi nella lettura, un po' faticosa, delle interviste a David Foster Wallace, prima di affrontare 'Infinite Jest'. La paura di non essere all'altezza di un autore appena conosciuto, ma che ci piace, e che - senza modestia, riteniamo molto simile a noi, evidentemente ci ha fatto venire la tremarella da pagina bianca.
Quindi abbiamo scelto di confidarvi un segreto: consideratelo pure il nostro regalo di Natale passato, presente e futuro (Charles Dickens, che genio).

Enjoy "How To Write a Little Tale".


Vorrei che vi concentraste su un particolare insignificante, ritagliandolo seguendone i bordi, con precisione e un po'di cura. Potrebbe essere un cucchiaio di legno lasciato vicino ai fornelli, dove l'acqua bolle e l'arrosto si cuoce senza fretta. Oppure il cuscino che usate per dormire, o il pigiama a terra - lo lasciate a terra, no? Non lo lasciamo tutti per terra!? No!? You, liars!
Avete scelto? Bene.
Ora potremmo iniziare a descrivere il particolare che avete selezionato: elencatene le caratteristiche evidenti, il colore, la forma, il profumo, la consistenza, il gusto. Scrivete tutto, non abbiate timore di scrivere troppo; scrivere fa bene, aiuta la produzione di endorfine, vi rende i capelli lucenti come quelli di Dita Von Teese, e soprattutto vi permette di non dimenticare il dimenticabile, il trascurabile, il superfluo e l'insignificante.
Andiamo avanti.
Adesso lasciate stare la descrizione puntigliosa e probabilmente eccessiva che avete appena messo nero su bianco, e richiamate una sensazione, un sentimento meglio ancora, non necessariamente personale, ma sincero. Dovrebbe essere, per darvi un aiuto, qualcosa che avete provato e che vi è rimasto impresso nella memoria, come accade quando sentite una canzone e pensate ad un ragazzo, leccate un gelato alla stracciatella e vi ritrovate sulla spiaggia di Marina di Massa negli anni Novanta con un costume monopezzo lilla con le balze ai lati, entrate in una stanza mai visitata prima ma il colore della tappezzeria vi rimbalza al profumo della pelle di nonna appena insaponato con le scaglie di Marsiglia. Una cosa così: veloce, immediata, semplice e, appunto, per voi sincera.
A questo punto provate ad unire il particolare descritto all'inizio e l'emozione. Ovvero scrivete di un mestolo da cucina che scatena un litigio tra una coppia anziana, oppure delle piume di un cuscino che strusciano sulla schiena di due giovani e sudatissimi teenager, o di un pigiama dimenticato sul pavimento la mattina di un giorno come tanti, ma terminato con una notizia bomba per la vita del suo proprietario.
Spero di aver reso l'idea, perché non saprei spiegarvelo meglio.

Come vedete non c'è magia in questo procedimento, anzi. La consapevolezza di una routine, di un esercizio ripetuto, di un metodo, è tutt'altro che magica: nessuna epifania in da house.

E qui, arriviamo al vero segreto in serbo.
Non scrivono i disperati, i depressi, i delusi, gli sbandati. Anzi, meglio: scrivono tutti, anche e forse di più i disperati, i depressi, i delusi e gli sbandati, ma questo non è affar vostro.

Scrivere è bello, e sono in grado di farlo anche le persone felici, appagate, esteticamente affascinanti, di successo, serene e in sella al drago.
Quindi ecco il nostro consiglio, assolutamente non richiesto, di fine anno: se non l'avete mai fatto, e avete superato l'adolescenza, non iniziate a scrivere se siete in una fase difficile della vostra vita. Avere quattordici anni e i brufoli e una delusione amorosa in corso è un conto, essere stati licenziati o traditi o abbandonati è un altro discorso. Vi ho appena insegnato a scrivere una piccola e totalmente inutile storia per gli altri, non il diario segreto di Bridget Jones.

Auguri cari lettori.

martedì 17 dicembre 2013

Una coroncina di trifogli

Ciao lettori

Abbiamo ricevuto una boom boom news che ci ha lasciati leggermente scombussolati. 
Questa storia l'avevamo iniziata prima che il trenino ci centrasse. Se avvertite un cambio di registro, un momento di spaesamento, un attimo di disorientamento, non siete voi, ma sono io.

Enjoy età adulta.



Crescere e diventare adulti, amore, è una figata. Starsene a casa a cuocere spaghetti al sugo, controllare le scadenze dello yogurt, parlare con la portinaia che mi sgrida per un'innocente infrazione nella raccolta differenziata e ascoltare la tv troppo alta del vicino sono occupazioni decisamente rilassanti. Non ammazzo il tempo e non aspetto niente e nessuno. Veleggio come il vascello di Sua Maestà, in mari a volte avversi; ma la ciurma non ha mai paura con me. Sono diventata il comandante supremo, conosco i marinai per nome. E' facile capire perché mi amino: rappresento il loro rifugio sicuro e ho sempre un sorriso per ciascuno di loro. Niente panico, la balena bianca la lasciamo in pace, il tempo della guerra è finito, soprattutto navighiamo perché abbiamo scoperto che di notte, tra le onde, ci si culla meglio.

I nostri cerbiatti sono molto divertenti, nel senso di spiritosi: se non fossero miei, mi vanterei più di quanto mi sia concesso fare. Al parco giocano con tutti e tutto: lanciano palle a bambini che non vogliono stare con loro, insistendo affinché gli prestino attenzione, strizzando occhietti ed elargendo supersorrisi sdentati. Su questo punto, lo ammetto, ho ancora problemi: pensano tutti siano amici di tutti, e leccano i gelati degli altri come se fosse la cosa più normale da fare, durante la merenda.

I nostri bambini sono buoni e molto ma molto ma molto forti. L'altro giorno mi hanno regalato una coroncina di trifogli: cercavano quadrifogli, 'ma non ce ne sono mamma, scusa'. Questo non significa che si accontentano di quello che trovano, semplicemente evitano di lamentarsi se, ogni tanto, hanno meno fortuna degli altri. A me non sempre riesce questo movimento di bacino deciso, questo cambio di passo repentino, questa cresta orgogliosa e altissima in cielo. Quindi sì, sono potentissimi, e le loro corna stanno già spuntando sotto i ciuffetti di soffice pelo invernale.

La vita adulta è bellissima, ed è strano che l'abbia scoperto seduta su una panchina del parco comunale con una coroncina di trifogli tra i capelli.

giovedì 21 novembre 2013

UN FIGO E' X SEMPRE

Ciao lettori

Se avete prestato un po' di attenzione, sapete già di cosa scriviamo oggi: "abbiamo una storia d'amore niente male", she said. Però vi avvisiamo: se non siete predisposti, c'avete i problemi, vedete tutto grigio perché dopotutto è autunno e il buonumore non si gratta dai muri, non leggete oltre. 

Enjoy Il figo accanto a voi.


Mi è scoppiato il cuore e non me ne sono accorta fino a che il sangue non ha preso a scendermi ancora abbastanza fluido dalle orecchie. Mi sono toccata con cautela, e ho avvertito la sensazione di avere qualcosa che occludesse il timpano, e ho sorriso dolcemente all'amica che mi osservava un po' spaventata. "So cosa sta accadendo, continua a bere il tuo succo al mirtillo, è tutto sotto controllo, davvero".
Dicevo che mi è scoppiato il cuore, e adesso mi trovo con milioni di schegge luccicanti sparpagliate lì, dove batteva il muscolo più citato nelle lettere d'amore. Le vedo di notte, quando mi corico, perché brillano costanti e piccolissime, tracciando la mappa del mio corpo sotto le lenzuola. Unisco i puntini, e disegno i confini dei piedi e delle gambe, salendo verso la taverna dell'amore, calda e accogliente, appoggio le mani sulla pancia e poi finalmente stanca mi addormento.

Nel mondo so stanno accadendo fatti raccapriccianti, non sono disconnessa con la realtà e se mi chiedono un'opinione sulla candidatura di Matteo Renzi so di cosa si sta parlando in sala. Non ho lo sguardo inebetito, e non scambio i calzini più di quanto non sia abituata a farlo in generale. Non troverete farfalle nel mio stomaco, e non mi perdo in un pensiero stupido ghignando tra me e me sul tram. Non chatto con le amiche per raccontare aneddoti, e, infine, non sono tormentata ma felice.

Questo si è presentato senza bussare, e gli ho aperto con il dentifricio sul colletto della camicetta che stavo giusto per cambiarmi.
Scusa, ti disturbo?
Starei uscendo.
Sì ma la mia domanda era un'altra. Ti disturbo?
No, allora no, non mi disturbi affatto. Vuoi vendermi un'enciclopedia come si faceva quando eravamo piccoli?
Voglio che ti innamori.
Oh Cristo. Ma sai che ore sono? Sono le ore che "è tardi". Ripassi all'ora di cena che di solito sono abbastanza libera a quell'ora?
Eh dai, ripasso! Ma con chi credi di avere a che fare?
Non fare l'arrogante, non sta bene. Sei così carino.
Carino?
Sei così figo.
Quindi?
Quindi cosa? Che vuoi ancora?
Ti canto una canzone.
Oh Gesù, i vicini si lamentano del rumore poi.
Ti dedico un album.
Mi piacerebbe, ma voliamo bassi.
Ti porto ad un concerto, e ti lascio ballare dove non potresti.
Cioè dove?
Al mio fianco.
Vabbe' Mandrake, adesso ti devo proprio lasciare. It's late and "the traffic was a state".
Mi hai appena citato.
Lo so, io so chi sei. E ti ringrazio, perché non capita tutti i giorni di avere diciassette anni, emozionarsi, canticchiare ritornelli e ciondolare senza propensione per il ballo. Hai già fatto tanto, e non credo tu possa fare altro.
Quindi eri già innamorata prima che bussassi.
Cotta marcia da fare schifo, ma devo darmi un tono al mattino. Te l'ho detto: ripassa stasera, ci mangiamo una pizza e ballo sul letto fino a che sorge il sole e domani sarà un altro giorno. Love ya Alex.

***Concert of real teenaged love***




mercoledì 6 novembre 2013

It was ignorable, but that's different from unimportant (cit)

Ciao lettori,

avevamo una storia d'amore quasi pronta, mancava tanto così alla pubblicazione e non era niente male, poi abbiamo visto un telefilm e rimesso tutto in gioco. 
Ci esaltiamo per un dialogo serrato ed intelligente, un montaggio logico e non invadente, attori espressivi, un tema appassionante.
Quella che segue è quindi totally fantasia, comme toujours, ma l'ispirazione viene dritta da qui WTF!

Enjoy streaming.


Ciao amore,
il mio lavoro mi ha portata lontano.
Ho molte persone da conoscere, e alcune di quelle che ho già incontrato si sono dimostrate fantastiche. Ricercatori universitari, scrittori, scienziati, persino un fachiro che mi ha insegnato a mangiare fuoco e fare fiamme. La prossima riunione lo faccio, e allora sì, allora sì mi staranno ad ascoltare.

Ho chiacchierato con un produttore esecutivo di non so quale testata: mi ha raccontato una storia incredibile su infinite sessioni di montaggio nella sala dei bottoni colorati. Me lo sono mangiato con gli occhi, tra una tartina al salmone e l'altra ho dato sfogo alla curiosità più ingenua, seguendo il tuo consiglio: don't be shy, you're pretty smart. E ha funzionato, o per  lo meno sta funzionando fino a questo momento. Mi danno retta, ascoltando le mie domande e prendendomi sul serio; non si specchiano nella mia ammirazione, non mi liquidano con una battuta d'effetto.

Sto letteralmente passeggiando sulle spalle dei giganti, godendo coma un riccio ogni volta varco la porta di una sala conferenze o una sala riunioni, assito ad un incontro informale o un pranzo di lavoro.

Questi mostri luccicano di fronte a me, mi mandano segnali in mezzo alla sala congressi e io devo semplicemente seguirne il fascio di luce fino a che non trovo la fonte. Senti qui: una vecchia attrice, okay no scusa, un'attrice anziana, mi ha confidato di odiare le interviste. Okay, no, non esattamente: mi ha rivelato che, non amando le interviste, lascia che sia la sua addetta stampa a rispondere per lei, inventando di volta in volta nomi di cani, gatti, zie nel Missouri, amanti.. Tanto nessuno ricorda, tesorino. Ho riso, rido sempre se sono imbarazzata e non so come o cosa converrebbe rispondere. Poi mi sono ripresa, e le ho chiesto se pensasse fosse onesto, dando a vedere che per me non lo era. Devo esserle sembrata un cucciolo bagnato in mezzo alla tempesta perfetta, perché mi ha abbracciata (abbracciata! capito!? ho detto abbracciata!), congedandomi così "Brindo a te, dolcezza". Forse un tantino troppo ingenua qui, no?

Mi hanno trascinato ad una festa e lì ho seguito il tuo secondo consiglio: mi raccomando lontana dal bar, non reggi l'alcol, o per lo meno non tutti capiscono le tue battute quando non reggi l'alcol. Mi sono concessa un cocktail che sapeva di gin, che ho sorseggiato in bah, cinque minuti. Ero assetata, e non c'era acqua. Okay no, non esattamente: forse dell'acqua c'era, ma mi vergognavo a chiederla al barman. "Ciao, dell'acqua per la sbarbina from Italy, grazie". Il mio accompagnatore, un figo della madonna che vende spazi pubblicitari per una concessionaria internazionale che ogni volta che mi guardava mi faceva arrossire, questo uomo da 100! punti mi ha presentata a tutti, e dico tutti!, i presenti. Un businessman magnetico con tanta di quella frega attorno che tu a confronto sembreresti un adolescente al primo ballo della sua vita. Fortunatamente il cui sopra aveva anche una moglie, che è, come giusto che sia, la figa spaziale interplanetaria che però vola bassissima sulle colline della consapevolezza di sé.
Mi ha salutata con un sorriso aperto, senza rossetto, senza fard, senza orecchini ingombranti ai lati del viso. Un ovale candido, segnato da qualche ruga certo, e due spalle scoperte e decisamente molto larghe. Mi ha chiesto chi fossi, se mi piacesse la città, se suo marito avesse già fatto la battuta sulle italiane, se avessi riso, se mi avesse fatto realmente ridere o fossi stata solo molto gentile. Mi sono resa conto di come sia facile essere così, quando si possiedono quelle speciali qualità che molte donne trascurano: la cura e la sensibilità per il mondo che le circonda, il rispetto per se stesse, l'amore per gli uomini che si sono scelte. A fine serata ero esausta e chiusa nella mia stanza in albergo ho acceso il pc per scrivere una nota veloce prima di addormentarmi e dimenticare tutto.

Mentre annotavo nomi e contatti e cariche, unendo i puntini della giornata trascorsa, ho iniziato a pensare a cosa sto facendo della mia vita. Non te ne ho mai parlato, e forse la distanza, forse il fuso orario, forse il poco gin che ancora non ho smaltito mi aiuteranno a spiegarti qualcosa che è difficile da spiegare, cercando di seguire un filo razionale e lasciando l'emotività fuori dalla porta.
Non posso tornare a casa, da te.
Non posso lasciare questo posto, soprattutto ora che ho un'offerta di lavoro tra le mani.
Non riesco a lasciarmi tutto alle spalle, perché tutto questo rappresenta quello in cui sono più brava, per cui ho pianto e mi sono ammalata.
Sono considerazioni che, certo, potrei imparare ad ignorare, se inserite in una vita al tuo fianco, per sempre intendo, sicuramente felice e serena. Eppure ho la sensazione che diventerebbero frammenti affilatissimi piantati nella mia carne, giorno dopo giorno. Schegge importanti, anche se invisibili.

Sono confusa, e vorrei continuare a renderti partecipe del mondo che ho appena iniziato a scoprire. Ma la verità è più semplice di così, forse più crudele, sicuramente meno dorata. Non riesco a tenere tutto insieme, e non credo una relazione a distanza sia quello che avevamo in mente per noi.
Mi hai incitata, risollevata, e sei stato il più gentile tra i gentili, e ora sono nuovamente in sella.

Non so cos'altro aggiungere, e vorrei trovare una soluzione alternativa ad una mail scritta nel mezzo della notte. Spero di non sbagliarmi, e se lo stessi facendo beh, spero di sopportarne le conseguenze.