Ciao lettori, buon rientro.
Abbiamo un po' di faccende lasciate appese come i panni al filo ad asciugare, vero?
Ogni cosa a suo tempo, sedetevi e piantatela di dare fastidio al vostro vicino di banco.
Salutiamo ELEANOR. Capito numero tre.
Enjoy.
Quando mi sono ripresa quello che era l'uomo che pensavo di amare e che poi effettivamente era tale, avevo i capelli tinti di nero. Un po' catwoman, mi sono detta, sarò la gatta sul tetto che scotta e farò male a qualsiasi persona/animale che si metterà tra di noi da oggi e per sempre. Mi sbagliavo, per lo meno su colore dei capelli: il nero corvino faceva a botte con il mio incarnato pallido e assorto. Divenne frustrante dover spiegare a tutti che 'lo so che stavo meglio prima, rimedierò presto, abbia pazienza, errore di valutazione cromatica'. Mi pettinavo con rabbia, e qualche brutta parola irripetibile devo averla pronunciata di sicuro sotto la doccia durante lo shampoo. Dio santissimo perché mi hai abbandonato?
Non so neppure dirvi come sia capitato, il fatto del colore dico. Sono lì che penso che se mi continua a telefonare, forse mi deve dire qualcosa di importante, e forse mi manca un po'. Quindi corro da Antony, il mio parrucchiere, e gli chiedo quella tonalità scura come il petrolio che illumina il viso di Angelina Jolie, ma non il mio (come capisco da lì a due ore). Per essere un po' diversa dalla vecchia me, che lui aveva mollato tempo prima, per iscritto, sparendo come un mammut.
La prima volta che ci rivediamo, a questo punto dovrebbe esservi chiaro, non mi sento a mio agio con la mia chioma. E sto in silenzio per tutto il tempo, pensando a come mi vedrà con questo alone di pece che mi circonda gli zigomi, e penso che mi vedrà malissimo, e penso che se aveva qualche dubbio su tornare con me gliel'ho fatto presto svanire. Io e la mia tinta da wonderwoman.
Infatti a un certo punto, così, senza preavviso o motivo apparente, eccolo.
'...e poi sbaglio o hai fatto qualcosa hai capelli?'
(Cazzo, ma non ti accorgevi mai di niente un tempo!) ' Sì, uno sbaglio'
'Eh?'
'... dicevo che ho sbagliato la scelta della tinta, qualche tempo fa. Sto aspettando che sbiadisca, così quando sarà definitivamente scolorita ed io sarò ancora più imbarazzante, beh ecco allora potrò cambiare colore...'
'Ehm, faresti bene in effetti. Ihihih'
Sgrano un po' gli occhi, ma in fondo come dargli torto!?
'Non fraintendere, non avrei mai usato le parole che hai usato tu per dirlo, ma il castano naturale mi sembrava meglio...'
'Sì, è quello che volevo dire infatti'
'Senti Eleanor, capelli a parte, stai bene...?'
'Certo. Insomma sono un po' affaticata dalle solite cose, ma sì, sono felice come non pensavo sarei mai stata'.
'Ammazza...'
'Avresti preferito sentirti dire che stavo di merda?'
'Noooo nooooo noooo davvero...'
'Già. Bene. Quindi noi siamo qui per valutare le nostre condizioni di salute post rottura? Era questo l'intento mh?'
'Penso di aver fatto un errore anche io'
'E non parli del colore dei tuoi capelli'
'Mi dispiace'
'Ma dai. Non ci sarei arrivata, dopo le cento mail che mi hai inviato sai e...'
'Ehehehe'
'Ma che cazzo c'avrai da ridere. Guarda che ci è mancato poco che ti classificassi come spam'
'Ahahah'
'Mooolto bene. E dopo averti fatto ridere come un pazzo, io vado. Ciao Cuor di Leone, sarebbe stato bello fare pace e tornare insieme a casa, e avere una conversazione sincera, e osservarci come se fosse la prima volta dopo secoli, e chiederci notizie inutili di cui non ci frega niente solo per il piacere di poterlo fare di nuovo. Ma vedo che è decisamente chiederti troppo. Salutami tutti, se ci sono ancora tutti ovvio'
Quando trovo le parole per dirlo, poi diventa facile. Perché lo amavo, e gli credevo, e lo volevo, e dei miei capelli non me ne fregava poi così tanto alla fine.
La palestra della scrittrice. Costanza, volontà, errori, refusi. Open 24/7, ingresso libero, commenti ben accetti. Enjoy.
lunedì 27 agosto 2012
domenica 26 agosto 2012
Due cacciatori di nazi mi spiegano un concetto fondamentale
Buon fine agosto lettori!
Se siete abbronzati, ricordatevi l'idratante prima di dormire perché la pelle si secca velocemente in superficie e niente, poi finisce che vi desquamate e non siete proprio un bel vedere.
Enjoy caldo e autunno coming.
Ho conosciuto due cacciatori di nazisti, che mi hanno spiegato alcune cose. Lui è francese, e quindi un po' lo capivo senza bisogno di gesticolare come una marionetta posseduta. Quando non mi era chiaro quello che diceva, mi bastava alzare un po' la mano e grattarmi, come una scimmietta - sempre un po' posseduta, e lui ripeteva. Bla bla bla bla e bla bla bla bla. Lei, la moglie, è tedesca: qui andavamo di inglese, e dialetto volendo. Sì, avete capito bene: una qualità indispensabile per un cacciatore di nazisti è, l'ho scoperto anche io poco fa, mettere a proprio agio l'interlocutore, calarsi nelle sue abitudini - anche linguistiche, per stanarlo quando meno se l'aspetta. Vale a dire con le mutande abbassate, possibilmente un po' a novanta.
Tra una tazza di te, che, un po' per semplice istinto di sopravvivenza, non ho esitato ad accettare (una cacciatrice di teste nazi, anche se sorride gentile, è sempre una cacciatrice di teste nazi, ho pensato), e pile di fogli ingialliti raccolti in faldoni classificati secondo un ordine per me troppo complicato da afferrare, mi sono sparata due ore di chiacchiere su come organizzare un rapimento per riportare la faccia di culo in questione nel paese d'origine dal quale fuggì anni addietro. Obiettivo del gioco: tirare su un po' di casino, affinché gli organi competenti notassero le tante facce da culo sparse tra una Colombia e uno stato X del Sud America. Mi scuserete, ma non riesco ad essere più precisa sui fatti storici. Primo: non memorizzo facilmente date e nomi personali di città e persone. Secondo: non state leggendo un saggio storico dai. Quindi non rompete.
Tra gli aneddoti, le immagini della foto gallery, il bianco e nero sbiadito, le righe dei pigiami a righe di bambini ebrei, e quel sapore di passato celebrato da libri, romanzi, inchieste, film e molto altro, porto alla vostra attenzione un piccolissimo irrilevante particolare per la Storia. Lui e lei sono sposati. Lui l'ha notata in metro, a Parigi, e senza chiederle neppure l'add su fb, se l'è impalmata. Prima di incontrarsi non erano cacciatori di teste di cazzo. Poi lo sono diventati insieme, facendone un lavoro.
Durante la nostra chiacchierata, tra il te e lettere di ignote Anne F., butto lì la domanda che mi spinge sulle tempie da quando mi sono assettata. 'Come avete fatto a vivere una vita così di merda, quando avreste potuto scegliere un impiego al centralino delle compagnie aeree dei vostri paesi in piena fase boom economico?'.
'Vede Signorina, la sua domanda ha senso. Non è stato facile in effetti. Ma io e mia moglie abbiamo avuto una vita decisamente molto felice, oltre che serena. E le grandi imprese, o le vite di merda per dirla con lei, si possono compiere solo se si è felici'.
Capite bene che ogni nozione storica al cospetto si sia volatilizzata in tempo zero nella mia mente così superficiale.
Se siete abbronzati, ricordatevi l'idratante prima di dormire perché la pelle si secca velocemente in superficie e niente, poi finisce che vi desquamate e non siete proprio un bel vedere.
Enjoy caldo e autunno coming.
Ho conosciuto due cacciatori di nazisti, che mi hanno spiegato alcune cose. Lui è francese, e quindi un po' lo capivo senza bisogno di gesticolare come una marionetta posseduta. Quando non mi era chiaro quello che diceva, mi bastava alzare un po' la mano e grattarmi, come una scimmietta - sempre un po' posseduta, e lui ripeteva. Bla bla bla bla e bla bla bla bla. Lei, la moglie, è tedesca: qui andavamo di inglese, e dialetto volendo. Sì, avete capito bene: una qualità indispensabile per un cacciatore di nazisti è, l'ho scoperto anche io poco fa, mettere a proprio agio l'interlocutore, calarsi nelle sue abitudini - anche linguistiche, per stanarlo quando meno se l'aspetta. Vale a dire con le mutande abbassate, possibilmente un po' a novanta.
Tra una tazza di te, che, un po' per semplice istinto di sopravvivenza, non ho esitato ad accettare (una cacciatrice di teste nazi, anche se sorride gentile, è sempre una cacciatrice di teste nazi, ho pensato), e pile di fogli ingialliti raccolti in faldoni classificati secondo un ordine per me troppo complicato da afferrare, mi sono sparata due ore di chiacchiere su come organizzare un rapimento per riportare la faccia di culo in questione nel paese d'origine dal quale fuggì anni addietro. Obiettivo del gioco: tirare su un po' di casino, affinché gli organi competenti notassero le tante facce da culo sparse tra una Colombia e uno stato X del Sud America. Mi scuserete, ma non riesco ad essere più precisa sui fatti storici. Primo: non memorizzo facilmente date e nomi personali di città e persone. Secondo: non state leggendo un saggio storico dai. Quindi non rompete.
Tra gli aneddoti, le immagini della foto gallery, il bianco e nero sbiadito, le righe dei pigiami a righe di bambini ebrei, e quel sapore di passato celebrato da libri, romanzi, inchieste, film e molto altro, porto alla vostra attenzione un piccolissimo irrilevante particolare per la Storia. Lui e lei sono sposati. Lui l'ha notata in metro, a Parigi, e senza chiederle neppure l'add su fb, se l'è impalmata. Prima di incontrarsi non erano cacciatori di teste di cazzo. Poi lo sono diventati insieme, facendone un lavoro.
Durante la nostra chiacchierata, tra il te e lettere di ignote Anne F., butto lì la domanda che mi spinge sulle tempie da quando mi sono assettata. 'Come avete fatto a vivere una vita così di merda, quando avreste potuto scegliere un impiego al centralino delle compagnie aeree dei vostri paesi in piena fase boom economico?'.
'Vede Signorina, la sua domanda ha senso. Non è stato facile in effetti. Ma io e mia moglie abbiamo avuto una vita decisamente molto felice, oltre che serena. E le grandi imprese, o le vite di merda per dirla con lei, si possono compiere solo se si è felici'.
Capite bene che ogni nozione storica al cospetto si sia volatilizzata in tempo zero nella mia mente così superficiale.
giovedì 26 luglio 2012
WE
Ciao Lettori.
Usiamo la pausa per scrivere.
La realizzazione personale comporta grandi sacrifici, un po' come essere l'Uomo Ragno.
Enjoy come se foste, che ne so, qui al mio fianco.
"Il rumore delle ossa spezzate, quella sì che è brutta roba. Sai... tic tic tic, o toc toc toc, se parliamo di femore e cose grandi".
Questo è Mike, l'uomo che amo, e che non riesce a capire il mio dolore. Per lui tutto è tangibile, riducibile allo scibile, ovviamente controllabile. Per lui, se ho caldo, mi devo fare una doccia e stop, tagliarla corta. Gli ho spiegato, con parole mie, cosa intendo quando dico 'pena'. 'Mike, vedi le mie mani? Tremano sempre, avvertono il baratro, sono formiche impazzite', gli ho sussurrato seduta alla toilette di casa, mentre si lavava i denti attorno mezzanotte. Ho visto il suo sguardo riflesso nello specchio illuminato da una cazzo di lampadina gialla che devo cambiare al più presto, e ho sentito i chilometri srotolarsi tra di noi. Ha provato a stare in silenzio, ma ero implorante. 'Tesoro... non so più cosa dirti". Una lancia lunga un metro, intagliata nella quercia più vecchia che possiate immaginare, dalla punta affilata e rovente. Ho smesso di respirare, senza smettere un attimo di tremare. Il sangue è corso al posto di comando, e lì ha iniziato a pulsare. Ho chiuso gli occhi appena , ma le mie ciglia si sono salate.
Lui non sapeva cosa fare, io, come sempre quando sto di merda, sì. L'ho stretto a me, prendendolo per la pancia, poi per i fianchi, e infine per le scapole. Ha pianto bagnandomi l'incavo tra la clavicola e il collo, creando un piccolo e impercettibile lago tra i nostri corpi.
Usiamo la pausa per scrivere.
La realizzazione personale comporta grandi sacrifici, un po' come essere l'Uomo Ragno.
Enjoy come se foste, che ne so, qui al mio fianco.
"Il rumore delle ossa spezzate, quella sì che è brutta roba. Sai... tic tic tic, o toc toc toc, se parliamo di femore e cose grandi".
Questo è Mike, l'uomo che amo, e che non riesce a capire il mio dolore. Per lui tutto è tangibile, riducibile allo scibile, ovviamente controllabile. Per lui, se ho caldo, mi devo fare una doccia e stop, tagliarla corta. Gli ho spiegato, con parole mie, cosa intendo quando dico 'pena'. 'Mike, vedi le mie mani? Tremano sempre, avvertono il baratro, sono formiche impazzite', gli ho sussurrato seduta alla toilette di casa, mentre si lavava i denti attorno mezzanotte. Ho visto il suo sguardo riflesso nello specchio illuminato da una cazzo di lampadina gialla che devo cambiare al più presto, e ho sentito i chilometri srotolarsi tra di noi. Ha provato a stare in silenzio, ma ero implorante. 'Tesoro... non so più cosa dirti". Una lancia lunga un metro, intagliata nella quercia più vecchia che possiate immaginare, dalla punta affilata e rovente. Ho smesso di respirare, senza smettere un attimo di tremare. Il sangue è corso al posto di comando, e lì ha iniziato a pulsare. Ho chiuso gli occhi appena , ma le mie ciglia si sono salate.
Lui non sapeva cosa fare, io, come sempre quando sto di merda, sì. L'ho stretto a me, prendendolo per la pancia, poi per i fianchi, e infine per le scapole. Ha pianto bagnandomi l'incavo tra la clavicola e il collo, creando un piccolo e impercettibile lago tra i nostri corpi.
domenica 22 luglio 2012
Il filo dei discorsi
Sospiro, e penso che tra qualche giorno dovrò
spiegare a mia figlia maggiore, Dakota, il significato della parola morte. Dopo
aver salutato per sempre un pesce rosso (“Jolly ciao, spero che nuoterai felice
nelle tubature”), un criceto scomparso nel nulla (“Mamma, mi sa che si è
suidicidato” “Suicidato, amore, si dice suicidato…” “Eh sì, poverino, suidicidato
proprio”), e un nano immaginario durante un pranzo di Natale, generando la
prima crisi isterica di una bambina di soli 5 anni, è arrivato il momento della
morte umana.
Dakota è sveglia, e se le dirò che la nonna è andata in cielo mi guarderà e aspetterà una palla migliore; se non più credibile.
Dakota è sveglia, e se le dirò che la nonna è andata in cielo mi guarderà e aspetterà una palla migliore; se non più credibile.
Mia figlia si sta allacciando le scarpe: ha imparato
finalmente a farsi le asole, e adesso ha sviluppato un astio che a tratti non è
errato definire ‘leggermente folle’
verso i sandali in vernice con i buchini, le Nike con gli strappi, le
pantofole, le ciabatte.
Quindici minuti d’orologio dopo averla lasciata
seduta per terra con le nuove scarpe, la mia bambina è pronta e ringalluzzita dal nuovo nodo ai suoi piedi. Trovo il coraggio in questo
momento, la metto seduta in macchina, le parlo osservandola dallo specchietto.
Dakie, sai
dov’è la nonna ?
Mh mh mami. A casa sua – dice muovendo il caschetto a ritmo di ‘Everytime I close my eyes, lieeees, lieeees’.
No, non più. La nonn...
Mamma stasera possiamo non andare in piscina che non c’ho molta voglia per favore?
Ci pensiamo dopo tesoro… Ti ricordi di quando la nonna è stata male?
Ma perché devo andare in piscina anche oggi che mi sono lavata ieri sera?
Perché non ci vai per lavarti in piscina, ma per imparare a nuotare. Però, ascoltami adesso, la nonna da qualche giorno è …
Mamma ma io ieri ti avevo detto che non ci volevo andare oggi in piscina e tu mi avevi detto che andava bene.
Questo non è vero. Ma stiamo parlando delle nonna adesso, ascoltami un attimo.
Ma quanti giorni ci devo andare ancora in piscina per imparare a nuotare?
Dakota, ascoltami.
Mamma papà mi ha detto che se non voglio un giorno posso anche non andarci e che mi devo divertire e io oggi non mi diverto.
Come fai a dire che non ti divertirai, se non ci sei ancora andata?
Ma io lo so mamma perché non mi diverto perché non ho molta voglia e preferisco stare a casa.
Proviamo ad andare, poi decidiamo.
Ma nooo.o.o.o.o. Io lo so già adesso che non ho molta voglia mamma. Non mi hai ascoltato? – sempre tenendo il tempo di ‘Lieeees, lieeees’.
Mh mh mami. A casa sua – dice muovendo il caschetto a ritmo di ‘Everytime I close my eyes, lieeees, lieeees’.
No, non più. La nonn...
Mamma stasera possiamo non andare in piscina che non c’ho molta voglia per favore?
Ci pensiamo dopo tesoro… Ti ricordi di quando la nonna è stata male?
Ma perché devo andare in piscina anche oggi che mi sono lavata ieri sera?
Perché non ci vai per lavarti in piscina, ma per imparare a nuotare. Però, ascoltami adesso, la nonna da qualche giorno è …
Mamma ma io ieri ti avevo detto che non ci volevo andare oggi in piscina e tu mi avevi detto che andava bene.
Questo non è vero. Ma stiamo parlando delle nonna adesso, ascoltami un attimo.
Ma quanti giorni ci devo andare ancora in piscina per imparare a nuotare?
Dakota, ascoltami.
Mamma papà mi ha detto che se non voglio un giorno posso anche non andarci e che mi devo divertire e io oggi non mi diverto.
Come fai a dire che non ti divertirai, se non ci sei ancora andata?
Ma io lo so mamma perché non mi diverto perché non ho molta voglia e preferisco stare a casa.
Proviamo ad andare, poi decidiamo.
Ma nooo.o.o.o.o. Io lo so già adesso che non ho molta voglia mamma. Non mi hai ascoltato? – sempre tenendo il tempo di ‘Lieeees, lieeees’.
Il problema è: come faccio a dirle che sua nonna è
morta, se ogni volta sembro essere io la
pazza che perde il filo del discorso?
post-it #02
Ciao lettori.
Avanza la LOVE STORY dell'estate.
Piccoli passi, grandi orizzonti, qualche bad word volante.
Enjoy.
Post-it #02
Sono stanco Eleanor. Non mi lasci spazio per vivere. Mi stai addosso, mi soffochi, mi togli il fiato, mi opprimi, mi sfianchi con la logorrea, mi fai dormire male, mi racconti cose che non mi interessano, mi tagli la carne nel piatto, mi cambi i calzini senza che te lo chieda, mi spegni la tv mentre la sto guardando durante lo stacco pubblicitario tra il terzo e il quarto tempo dei Lakers.Forse ho sbagliato a lasciartelo fare, la prima volta. Ma anche tu, diocristo, avresti potuto fermarti. Adesso non ti sopporto: né te, né il tuo odore di borotalco, né i tuoi capelli raccolti felici e svolazzanti in un’infantile coda di cavallo, né i tuoi occhi pallidi e arrossati dopo troppe ore al pc. Mi stai sul cazzo, passami la franchezza. Ma tu proprio non vuoi capire, non lasciandomi altro modo. Te lo scrivo perché penso sia meglio così, per entrambi. Ciao, abbi cura di te e passa a prendere la tua roba dalla portinaia dalle 8 alle 12.
Risposta via sms
tieniti tutto sfigato
Avanza la LOVE STORY dell'estate.
Piccoli passi, grandi orizzonti, qualche bad word volante.
Enjoy.
Post-it #02
Sono stanco Eleanor. Non mi lasci spazio per vivere. Mi stai addosso, mi soffochi, mi togli il fiato, mi opprimi, mi sfianchi con la logorrea, mi fai dormire male, mi racconti cose che non mi interessano, mi tagli la carne nel piatto, mi cambi i calzini senza che te lo chieda, mi spegni la tv mentre la sto guardando durante lo stacco pubblicitario tra il terzo e il quarto tempo dei Lakers.Forse ho sbagliato a lasciartelo fare, la prima volta. Ma anche tu, diocristo, avresti potuto fermarti. Adesso non ti sopporto: né te, né il tuo odore di borotalco, né i tuoi capelli raccolti felici e svolazzanti in un’infantile coda di cavallo, né i tuoi occhi pallidi e arrossati dopo troppe ore al pc. Mi stai sul cazzo, passami la franchezza. Ma tu proprio non vuoi capire, non lasciandomi altro modo. Te lo scrivo perché penso sia meglio così, per entrambi. Ciao, abbi cura di te e passa a prendere la tua roba dalla portinaia dalle 8 alle 12.
Risposta via sms
tieniti tutto sfigato
lunedì 16 luglio 2012
post-it #01
Ciao lettori,
nuova formula per la Eleanor's Love Story
Procediamo per post-it. Vediamo cosa riesco a tirare fuori.
Vi piace?
Enjoy e fatemi sapere asap.
Non so come faresti senza di me, che sono ingombrante come il Xmas tree del Rockfeller Center, ma non farebbe Natale senza.
Stavo controllando le bollette ridendo, perché come sai mi va insieme la vista quando fisso tutte quelle cifre piccole. E allora non mi resta che estraniarmi, pensare a una cosa scema, e sorridere per riprendere respiro. 'Sono soldi spesi in parole, luce, calore, lavatrici, docce bollenti e qualche ora di pc'. Quando me lo spieghi tu, divento seria e annuisco. 'Capisco, capisco'. Ripeto il tono di voce di mia nonna dal medico, che aveva sempre ragione, in quanto tale. Ma sai la cosa buffa? Non mi sento a disagio con te. Con le tue spiegazioni lucide. Le tue conseguenze e le tue cause. Il tuo andare logico e ponderato. Il tuo senso moderato della giustizia. Sarà che mi sono appena paragonata a un albero di Natale, e quindi cosa vuoi... Ognuno ha le proprie doti. Io sono sempreverde e consapevole di avere qualche ago, tu invecchi tenendomi per mano che altrimenti a furia di bollette divento cieca e ciao.
Love, Eleanor
domenica 10 giugno 2012
Declaration of Summer
Buona domenica lettori.
Ho due storie pronte da un po', ma non qui.
Qui ho il profumo del lavello bagnato e pulito, il silenzio della casa in cui ho memorizzato verbi latini irregolari, una canzone che gira nelle cuffie, una temperatura piacevole.
Enjoy June in Italy.
In sottofondo: 'The Everlasting', Manic Street Preachers
Camminiamo in un parco all'inglese, con il prato verde tagliato a filo, e le foglie degli alberi fitte sopra le nostre teste. La luce filtra sottile, e noi siamo al riparo. I nostri pensieri sono forti qui sotto, all'ombra, freschi, rigogliosi come questo verde tutt'attorno. Metto un maglione di cotone traforato, perché 'ma tu non ha freddo?'. E tu dici 'Ma il tuo maglione è bucato... Non ti copre!'. E io decido di non risponderti, perché questo umorismo becero confonde le sensazioni, e io ho bisogno di stare concentrata sul verde scuro dei platani, sul blu che intravedo all'orizzonte, sul profumo che sento se mi avvicino troppo.
'Sei capace di arrotolare la lingua?'
'Come... così?'
'Sì. Sei capace.'
'E' una statistica sul numero di arrotolatori di lingue che incroci?'
'No, volevo vedere se eri capace.'
'Ah.'
Preferisco non parlare più, dopo un dialogo così.
Mi allontano leggermente, seguendo il rumore di boh, uno scoiattolo (nella mia fantasia) o di un topo (nella realtà). L'edera cresce anche orizzontalmente scopro, sulle radici di alberi e sopra la terra: mai visto prima, penso. Mi gratto la testa; una foglia mi ha accarezzato cadendo, e io soffro il solletico. Le mi Convers inciampano, perché tutti lo sanno: sono scoordinata, e camminare e grattarsi a volte è pericoloso. Infine, dopo tutte queste cose, ti guardo. Non ti osservo, bada bene, ti guardo. Non è male sai, dico guardare. Senza scavare in ciò che si vede, restando in superficie, come con il surf prima di cercare l'onda perfetta.
Torno al parco, sei esattamente dietro di me. Stai parlando con gli scoiattoli, e io vedo quello che neppure la mia fantasia osava immaginare.
Ho due storie pronte da un po', ma non qui.
Qui ho il profumo del lavello bagnato e pulito, il silenzio della casa in cui ho memorizzato verbi latini irregolari, una canzone che gira nelle cuffie, una temperatura piacevole.
Enjoy June in Italy.
In sottofondo: 'The Everlasting', Manic Street Preachers
Camminiamo in un parco all'inglese, con il prato verde tagliato a filo, e le foglie degli alberi fitte sopra le nostre teste. La luce filtra sottile, e noi siamo al riparo. I nostri pensieri sono forti qui sotto, all'ombra, freschi, rigogliosi come questo verde tutt'attorno. Metto un maglione di cotone traforato, perché 'ma tu non ha freddo?'. E tu dici 'Ma il tuo maglione è bucato... Non ti copre!'. E io decido di non risponderti, perché questo umorismo becero confonde le sensazioni, e io ho bisogno di stare concentrata sul verde scuro dei platani, sul blu che intravedo all'orizzonte, sul profumo che sento se mi avvicino troppo.
'Sei capace di arrotolare la lingua?'
'Come... così?'
'Sì. Sei capace.'
'E' una statistica sul numero di arrotolatori di lingue che incroci?'
'No, volevo vedere se eri capace.'
'Ah.'
Preferisco non parlare più, dopo un dialogo così.
Mi allontano leggermente, seguendo il rumore di boh, uno scoiattolo (nella mia fantasia) o di un topo (nella realtà). L'edera cresce anche orizzontalmente scopro, sulle radici di alberi e sopra la terra: mai visto prima, penso. Mi gratto la testa; una foglia mi ha accarezzato cadendo, e io soffro il solletico. Le mi Convers inciampano, perché tutti lo sanno: sono scoordinata, e camminare e grattarsi a volte è pericoloso. Infine, dopo tutte queste cose, ti guardo. Non ti osservo, bada bene, ti guardo. Non è male sai, dico guardare. Senza scavare in ciò che si vede, restando in superficie, come con il surf prima di cercare l'onda perfetta.
Torno al parco, sei esattamente dietro di me. Stai parlando con gli scoiattoli, e io vedo quello che neppure la mia fantasia osava immaginare.
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