giovedì 17 marzo 2011

Find A Place To Call Home

Il posto in cui dovrei vivere è in Francia. Ed è Parigi. Se solo non parlassero francese, considerando lo stato regressivo in cui versa il mio, di francese. Evitiamo l'elenco di tutti i motivi per cui dovrei (non potrei o vorrei) vivere a Parigi, e diciamo la cosa più ovvia (a mio parere) di tutte.

Circa tre anni fa, tornando a Parigi dall'Italia, ho elaborato questo pensiero. In pullman, tratta Charles de Gaulle / Opera. Praticamente in tangenziale, attorno solo palazzoni e macchine. La periferia, se non è brutta, è comunque facilmente dimenticabile. E' sera, non notte, ma fuori sta diventando buio. Non ricordo cosa stessi pensando, o se fossi stanca. Fino a che in lontananza non vedo la tour Eiffel. E' piiiiiiccola piiiiiccola. Fredda, lontana, per niente romantica. Ed io capisco cosa significa mettere radici, o perlomeno averne voglia.

Ho sempre pensato, anche quando ero bambina e non capivo granché, che non avrei dovuto abitare nel posto in cui ero nata solo per il fatto di esserci nata. Il caso aveva determinato il luogo di provenienza, ma poi avrei potuto scegliere dove andare, con chi, come e perché. Nessuno, pensavo, poteva legarmi; ma soprattutto nessuno poteva scegliere dove, con chi, come e perché per me. Il posto in cui avrei deciso di vivere sarebbe stato quello in cui mi sarei sentita, io, da sola, a casa.

Su quel pullman, vedendo una piiiiiccola e fredda tour Eiffel, ho pensato 'Finalmente sono arrivata'. Ovvero: posso farmi una doccia, dormire nel mio letto, rimettere lo spazzolino al suo posto, togliermi le scarpe senza chiedere il permesso. Casa, lontano da casa.

Oggi sono nuovamente lontana da quella piiiiiccola tour Eiffel, ma la sensazione che ho avuto, rivedendola un mese fa è stata impressionante. Come un cucciolo che riconosce l'odore della mamma, ho annusato la puzza della metropolitana. Sono stata nel mio quartiere, fatto la spesa nello stesso Monoprix, preso lo stesso pullman. Da sola. In giro. A casa.

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