Ciao lettori.
Ci siamo, in O Bissi Land è già il tempo delle castagne: soffici dentro se le fate cuocere al vapore, croccanti se preferite le caldarroste, sempre protette da tanti aghi fuori.
La natura, come scrive il faro nella notte aka Walt Whitman, la sa lunga.
Enjoy Tutti i Frutti comunque.
Amore,
mi piacerebbe andare in vacanza una volta ogni tanto. Un viaggio vero, da spenderci tutti i nostri soldi, non una di quelle cose che io chiamo un amico che abita che ne so, mettiamo caso a Madrid, e tu cerchi un volo low cost che s'incastri tra il ponte del primo maggio e il due giugno. Non una di quelle robe che ci stiamo tre giorni compresi atterraggio, navetta, decollo, navetta. Non, e qui apri bene le orecchie, non una stanza da condividere con altri due o tre umani, "tanto noi ci adattiamo a tutto e a tutti". Io non mi adatto, io non voglio adattarmi, io credo di non poter neppure fingere di potermi adattare.
Vorrei una meta della madonna, e misurare il nostro amore in chilometri, millemiglia, treni e voli intercontinentali. Mi piacerebbe trascorrere una notte bloccata al JFK, come Tom Hanks ricordi!?, e lavarci i denti alla toilette con una ragazzina giapponese bloccata anche lei lì, con noi, per ore e ore. E imparare a dire 'ciao, grazie mille' nella sua lingua, e farci le foto con tutta la sua famiglia, così sorridente, così gialla. Tipo una campagna di Oliviero Toscani.
Mi piacerebbe affacciarmi da un finestrino in corsa alle sette di sera, con un mp3 pieno zeppo di canzoni che mai e poi mai ascolteresti. E allora cambi, e allora cambi, e allora cambi ancora. "Scusa ma che roba è questa!?". E mi piacerebbe sorridere in silenzio fissando la strada di fronte a noi, modalità autistica. E mi piacerebbe vedere la faccia che faresti, mentre ti tocca riascoltare Hungry Eyes per la quarta volta perché il cuore mi scoppia dentro ogni volta che attacca il ritornello AAANGRI AAAIS.
Soprattutto vorrei avere giorni, e ricordi, e ore e cibo da condividere; foto da scattare, emozioni da lasciare in sospeso per sempre, a ciondolare tra me e te come le gambe di un bambino su una sedia troppo alta.
La palestra della scrittrice. Costanza, volontà, errori, refusi. Open 24/7, ingresso libero, commenti ben accetti. Enjoy.
giovedì 19 settembre 2013
lunedì 9 settembre 2013
Eloise
Ciao lettori.
Enjoy Eloise e il nuovo singolo degli Arcade Fire che esce oggi.
Sottotitolo: Vi saremo sempre vicini, ma a modo nostro.
Eloise possedeva un senso del rispetto pari a nessun'altro abbia incontrato. Rispetto per se stessa, più che per gli altri; questo è da dire. Elevatezza morale, realismo e pochissimo cinismo; diciamo anche questo. Nell'insieme, e in generale, era abbastanza apprezzata: una lingua lunga, ma educata, trova sempre un po' d'erba dove pascolare. Piace, intrattiene, apre qualche breccia in conversazioni noiose. Aiuta la convivialità, crea argomenti di discussione dove altrimenti non ce ne sarebbero. Quindi è giusto dire che Eloise era amata dai suoi amici, e anche dagli amici degli amici. Aveva due o tre frasi che facevano colpo, e accendevano la curiosità dei commensali. La festa decollava, l'entusiasmo pure.
Per lo meno quello degli altri, poiché, a onor del vero, Eloise inanellava I Like e risate rumorose attorno a sé, ma provava un forte disagio per le vite degli altri. Non le interessavano, e trovava faticoso fingere empatia per tutte quelle parole versate violentemente nelle orecchie di una ragazza che, sempre a onor del vero, cercava poche cose dalla vita. Il divertimento, la gioia di vivere, il turbinio delle sensazioni viscerali che solo l'arte e la solitudine sapevano donarle.
Ascoltava questo GATCHA GATCHA GATCHA e perdeva ogni inibizione inculcatale dal gruppo di suore che l'avevano allevata tra i tre e i cinque anni. Era uno splendore, se pensate anche voi, come me, che un corpo che segue aggraziato una melodia sia splendido. Attorno la gente le si accalcava addosso: Eloise si spostava come un'anguilla tra le gambe degli altri, spingeva se c'era da spingere, strusciava se c'era da strusciare, si faceva spazio sul dancefloor e non pensava mai troppo. Alzava le braccia al cielo, o al soffitto, e soffocava il dolore ai piedi, la gola arsa, lo fame chimica delle due di notte che puntualmente arrivava.
Sapeva di avere poco tempo, non aveva le forze per far gioire tutti come lei, in quegli attimi di pace e gloria assoluta, in cui non è furbo indugiare. Amava i concerti, in particolare quelli in cui il cantante le parlava con la voce di dio HI, I'M GOD. Piangeva molto da sola, sommersa dalle emozioni violente che il cinema era in grado di darle: un elenco di B movies, colonne sonore, attori e attrici non basterebbe per trasferirvi esattamente la misura del suo amore sconfinato per il maxischermo di una sala in una sera di novembre, o di gennaio, o di un altro mese a caso tra i dodici che avete a disposizione. Bruciava più grassi leggendo accoccolata con il latte caldo appoggiato sul comodino, che in una seduta di gag. Era in gradi di provare simpatia, amore o risentimento veri per un personaggio mai esistito; e sognava sempre i libri che le piacevano più degli altri. Il Grandisssimo Gatsby, diverso da Leo Di Caprio, ad esempio.
Enjoy Eloise e il nuovo singolo degli Arcade Fire che esce oggi.
Sottotitolo: Vi saremo sempre vicini, ma a modo nostro.
Eloise possedeva un senso del rispetto pari a nessun'altro abbia incontrato. Rispetto per se stessa, più che per gli altri; questo è da dire. Elevatezza morale, realismo e pochissimo cinismo; diciamo anche questo. Nell'insieme, e in generale, era abbastanza apprezzata: una lingua lunga, ma educata, trova sempre un po' d'erba dove pascolare. Piace, intrattiene, apre qualche breccia in conversazioni noiose. Aiuta la convivialità, crea argomenti di discussione dove altrimenti non ce ne sarebbero. Quindi è giusto dire che Eloise era amata dai suoi amici, e anche dagli amici degli amici. Aveva due o tre frasi che facevano colpo, e accendevano la curiosità dei commensali. La festa decollava, l'entusiasmo pure.
Per lo meno quello degli altri, poiché, a onor del vero, Eloise inanellava I Like e risate rumorose attorno a sé, ma provava un forte disagio per le vite degli altri. Non le interessavano, e trovava faticoso fingere empatia per tutte quelle parole versate violentemente nelle orecchie di una ragazza che, sempre a onor del vero, cercava poche cose dalla vita. Il divertimento, la gioia di vivere, il turbinio delle sensazioni viscerali che solo l'arte e la solitudine sapevano donarle.
Ascoltava questo GATCHA GATCHA GATCHA e perdeva ogni inibizione inculcatale dal gruppo di suore che l'avevano allevata tra i tre e i cinque anni. Era uno splendore, se pensate anche voi, come me, che un corpo che segue aggraziato una melodia sia splendido. Attorno la gente le si accalcava addosso: Eloise si spostava come un'anguilla tra le gambe degli altri, spingeva se c'era da spingere, strusciava se c'era da strusciare, si faceva spazio sul dancefloor e non pensava mai troppo. Alzava le braccia al cielo, o al soffitto, e soffocava il dolore ai piedi, la gola arsa, lo fame chimica delle due di notte che puntualmente arrivava.
Sapeva di avere poco tempo, non aveva le forze per far gioire tutti come lei, in quegli attimi di pace e gloria assoluta, in cui non è furbo indugiare. Amava i concerti, in particolare quelli in cui il cantante le parlava con la voce di dio HI, I'M GOD. Piangeva molto da sola, sommersa dalle emozioni violente che il cinema era in grado di darle: un elenco di B movies, colonne sonore, attori e attrici non basterebbe per trasferirvi esattamente la misura del suo amore sconfinato per il maxischermo di una sala in una sera di novembre, o di gennaio, o di un altro mese a caso tra i dodici che avete a disposizione. Bruciava più grassi leggendo accoccolata con il latte caldo appoggiato sul comodino, che in una seduta di gag. Era in gradi di provare simpatia, amore o risentimento veri per un personaggio mai esistito; e sognava sempre i libri che le piacevano più degli altri. Il Grandisssimo Gatsby, diverso da Leo Di Caprio, ad esempio.
martedì 3 settembre 2013
Into the future
Ciao lettori.
La terapia non funziona molto, scusate. Una crisi creativa così profonda non la provavamo da quando in quinta elementari ci ritrovammo a descrivere il bagno di casa nel compito "La tua stanza preferita".
Fortunatamente abbiamo un insegnante paziente. E proviamo sempre un piacere unico quando imbecchiamo una frase felice, in un mare di periodi abbastanza banali.
Enjoy tentativi.
La moda di quest'anno potrebbe piacerti. Ci sono cappotti lunghi dalle spalle larghe, forme maschili per esili corpi femminili. Ragazzine in cerca di un'anima originale sulle pagine di Cosmo, o Glamour. Le vedremo truccate con ciprie trasparenti, e labbra rosa pastello, e folte sopracciglia. Avranno i capelli sciolti e profumati di vaniglia, faranno faville. Vorranno farsi notare, e infatti le noterai. La crescita e il cambiamento, la formazione e l'educazione sentimentale sono argomenti che solleticano interesse, se non alto perché ti ricorderanno come eri tu quando eri come loro.
Le vedrai ballare aggraziate, e le sentirai parlare tra di loro davanti alla toilette e, una volta di più, proverai una stretta al petto, un attimo di nostalgia, un po' di malinconia. Sarai felice di essere diventata adulta, e ti accarezzerai la pancia, sorridendo in silenzio. Ti chiameranno "signora" e non ti arrabbierai più come un tempo, scoprendo che le gerarchie della vita avanzano per tutti, te compresa.
Sarai una madre quindi, capace di infondere fiducia al proprio figlio, perché sai che poche altre cose sono importanti, alla fine. Gli racconterai moltissime storie, avrai altrettante paure. Non saprai come prenderlo, e, capiterà anche questo, non vorrai lasciarlo andare. Fino a che sarà lui a farti capire che va tutto bene, che non ci sono sbagli che avresti potuto evitare, che l'amore passa anche attraverso agli sguardi di notte, nel buio, con le ultime zanzare che cantano per voi.
Basterai finalmente a te stessa e vivrai per molto tempo, felice e pensierosa, inquieta e molto, molto ma molto fortunata.
La terapia non funziona molto, scusate. Una crisi creativa così profonda non la provavamo da quando in quinta elementari ci ritrovammo a descrivere il bagno di casa nel compito "La tua stanza preferita".
Fortunatamente abbiamo un insegnante paziente. E proviamo sempre un piacere unico quando imbecchiamo una frase felice, in un mare di periodi abbastanza banali.
Enjoy tentativi.
La moda di quest'anno potrebbe piacerti. Ci sono cappotti lunghi dalle spalle larghe, forme maschili per esili corpi femminili. Ragazzine in cerca di un'anima originale sulle pagine di Cosmo, o Glamour. Le vedremo truccate con ciprie trasparenti, e labbra rosa pastello, e folte sopracciglia. Avranno i capelli sciolti e profumati di vaniglia, faranno faville. Vorranno farsi notare, e infatti le noterai. La crescita e il cambiamento, la formazione e l'educazione sentimentale sono argomenti che solleticano interesse, se non alto perché ti ricorderanno come eri tu quando eri come loro.
Le vedrai ballare aggraziate, e le sentirai parlare tra di loro davanti alla toilette e, una volta di più, proverai una stretta al petto, un attimo di nostalgia, un po' di malinconia. Sarai felice di essere diventata adulta, e ti accarezzerai la pancia, sorridendo in silenzio. Ti chiameranno "signora" e non ti arrabbierai più come un tempo, scoprendo che le gerarchie della vita avanzano per tutti, te compresa.
Sarai una madre quindi, capace di infondere fiducia al proprio figlio, perché sai che poche altre cose sono importanti, alla fine. Gli racconterai moltissime storie, avrai altrettante paure. Non saprai come prenderlo, e, capiterà anche questo, non vorrai lasciarlo andare. Fino a che sarà lui a farti capire che va tutto bene, che non ci sono sbagli che avresti potuto evitare, che l'amore passa anche attraverso agli sguardi di notte, nel buio, con le ultime zanzare che cantano per voi.
Basterai finalmente a te stessa e vivrai per molto tempo, felice e pensierosa, inquieta e molto, molto ma molto fortunata.
lunedì 26 agosto 2013
We just have to wait and see (cit.)
Ciao lettori.
Ho perso la vena, quella creativa.
Faccio una fatica che non immaginate a scrivere una frase di senso compiuto, figuriamoci un'intera storia. Abbiate pazienza: devo semplicemente insistere.
Distendete le gambe sul divano, cercate un maglione blue navy XL, scaricate un bel film.
Buon (inizio) anno.
Enjoy (soundtrack Bright Eyes, "First Day of My Life").
Il primo pensiero che mi viene appena vedo entrare Julie e Jack, è che siamo amici da una vita. Si siedono vicino a Jane, che ha appena lasciato il suo ultimo ragazzo e quindi è venuta sola. Mi ha confidato che non è finita finita, ma che ci sta lavorando: "Basta cazzate, Madeline, I promise: non mi dovrai raccogliere incollata al citofono di nessuno in nessuna via periferica della città questa volta". Fingo di crederle: Jane è un casino di donna e non ho voglia di analizzare la sua vita sentimentale stasera.
Questa è la nostra cena, il ritrovo di anime fragili e molto diverse, eppure così docili e vicendevolmente amorevoli se sedute attorno al tavolo della cucina di Alex.
Siamo poco meno di una decina, ci siamo conosciuti un po' all'università, un po' in giro, un po' a cene e feste. Alcuni di noi hanno figli: Claire, la mia migliore amica, ha un bambino che ha imparato già a contare fino a tre. Uno, due tre, uno, due, tre, uno, due, tre, uno due tre. Oltre non andiamo per il momento, ma anche qui, come sopra, ci stiamo lavorando. Claire è la moglie di Alex, il mio migliore amico. Non ci avevo mai pensato, strano, ma i miei due migliori amici si stanno insieme! Sorrido tra me e il gatto, che mi accarezza le gambe scoperte: ehi micio, chiamami cupido ;)
"Madge!? Madge!? Maadge sei tu, principessa dei miei sogni inconfessabili!?": Chris è teatrale, più di tutti noi intendo. Mi abbraccia con un affetto che mai nessuno ha saputo manifestare nei mie confronti: sarà che è alto, ha braccia che sembrano non finire mai, e assorbe ogni tensione in una massa muscolare pronta a sconfiggere il drago. Lo so, e lui sa che io lo so. Mi bacia sulla fronte, mi pettina con le sue mani grandi, mi coccola con amore. Quel tipo di amore che spero tutti abbiate sperimentato: fraterno e incondizionato.
Ci avviciniamo agli altri. "Chi manca?", mi chiede. "Jacob e Lisa, sono atterrati qualche ora fa da Fuerte Ventura, stanno arrivano". "Sei bella sai, Madge? Stasera sei bella come se ti dovessi sposare domani mattina, o avessi un figlio in arrivo...". "Ahahah. Grazie Chris, ma non c'hai preso". "Eppure giurerei che qualcosa è cambiato.No more tears?". "Sì, sono felice, forse è questo. Sono molto felice, molto serena. Sarà questo". "E nient'altro...". "Cosa vuoi sapere?". "Se sei bella per un bello... ad esempio". "Zecca curiosa!". "Quindi!?". "Beh ovvio tesoro. Un bello fa miracoli". "Come si chiama?"."Non lo conosci, e non te lo direi". "Lo proteggi? E' un narcotrafficante in fuga sulle coste della Polinesia francese che...". "Esiste la Polinesia francese?". "Stronza.". "Ti voglio bene anche io, Chris".
"Eccoci banda de malnat!". Jacob entra senza suonare né bussare - ma non lo fa nessuno di noi in effetti, Lisa dopo di lui, il loro bambino per ultimo: lo lasciano camminare da solo, e il nano ha tempi lunghissimi di locomozione ancora. E' bellissimo, lo sono tutti e tre: biondi come il sole al tramonto, abbronzati come surfisti neozelandesi in una adv per l'olio solare.
Finalmente ci siamo. Jacob si siede al mio fianco: "Magdalene, ben ritrovata". "Jacob, the pleasure is mine". Velocemente appare il sugo coi capperi e i pomodorini dell'orto della zia di Alex, il vino fresco, la pasta al burro per i bambini, la birra per i padri dei bambini, altro sugo. La tavola imbandita, le nostri voci che si alternano senza urtarsi, il rumore dei vicini di Claire: ceniamo con le finestre aperte, e le vite degli altri si sommano alle nostre. Ci passiamo il melone, il crudo, l'olio e il pane; mischiamo i sapori e ci osserviamo con attenzione, fondamentalmente per un'unica ragione: ci vogliamo molto bene, o abbiamo imparato a farlo nel tempo.
"Ti tratta bene?". "Come dici tesoro?". "Il bello, ti sta trattando bene vero?". "Chris, potrei permettere mai ad uno stronzo qualsiasi di rendermi così bella?". "Ok, mi fido. Però sappi che se ti chiama un certo Comandante Marcos significa che le cose non si stanno mettendo bene. A quel punto molla l'osso".
Ho perso la vena, quella creativa.
Faccio una fatica che non immaginate a scrivere una frase di senso compiuto, figuriamoci un'intera storia. Abbiate pazienza: devo semplicemente insistere.
Distendete le gambe sul divano, cercate un maglione blue navy XL, scaricate un bel film.
Buon (inizio) anno.
Enjoy (soundtrack Bright Eyes, "First Day of My Life").
Il primo pensiero che mi viene appena vedo entrare Julie e Jack, è che siamo amici da una vita. Si siedono vicino a Jane, che ha appena lasciato il suo ultimo ragazzo e quindi è venuta sola. Mi ha confidato che non è finita finita, ma che ci sta lavorando: "Basta cazzate, Madeline, I promise: non mi dovrai raccogliere incollata al citofono di nessuno in nessuna via periferica della città questa volta". Fingo di crederle: Jane è un casino di donna e non ho voglia di analizzare la sua vita sentimentale stasera.
Questa è la nostra cena, il ritrovo di anime fragili e molto diverse, eppure così docili e vicendevolmente amorevoli se sedute attorno al tavolo della cucina di Alex.
Siamo poco meno di una decina, ci siamo conosciuti un po' all'università, un po' in giro, un po' a cene e feste. Alcuni di noi hanno figli: Claire, la mia migliore amica, ha un bambino che ha imparato già a contare fino a tre. Uno, due tre, uno, due, tre, uno, due, tre, uno due tre. Oltre non andiamo per il momento, ma anche qui, come sopra, ci stiamo lavorando. Claire è la moglie di Alex, il mio migliore amico. Non ci avevo mai pensato, strano, ma i miei due migliori amici si stanno insieme! Sorrido tra me e il gatto, che mi accarezza le gambe scoperte: ehi micio, chiamami cupido ;)
"Madge!? Madge!? Maadge sei tu, principessa dei miei sogni inconfessabili!?": Chris è teatrale, più di tutti noi intendo. Mi abbraccia con un affetto che mai nessuno ha saputo manifestare nei mie confronti: sarà che è alto, ha braccia che sembrano non finire mai, e assorbe ogni tensione in una massa muscolare pronta a sconfiggere il drago. Lo so, e lui sa che io lo so. Mi bacia sulla fronte, mi pettina con le sue mani grandi, mi coccola con amore. Quel tipo di amore che spero tutti abbiate sperimentato: fraterno e incondizionato.
Ci avviciniamo agli altri. "Chi manca?", mi chiede. "Jacob e Lisa, sono atterrati qualche ora fa da Fuerte Ventura, stanno arrivano". "Sei bella sai, Madge? Stasera sei bella come se ti dovessi sposare domani mattina, o avessi un figlio in arrivo...". "Ahahah. Grazie Chris, ma non c'hai preso". "Eppure giurerei che qualcosa è cambiato.No more tears?". "Sì, sono felice, forse è questo. Sono molto felice, molto serena. Sarà questo". "E nient'altro...". "Cosa vuoi sapere?". "Se sei bella per un bello... ad esempio". "Zecca curiosa!". "Quindi!?". "Beh ovvio tesoro. Un bello fa miracoli". "Come si chiama?"."Non lo conosci, e non te lo direi". "Lo proteggi? E' un narcotrafficante in fuga sulle coste della Polinesia francese che...". "Esiste la Polinesia francese?". "Stronza.". "Ti voglio bene anche io, Chris".
"Eccoci banda de malnat!". Jacob entra senza suonare né bussare - ma non lo fa nessuno di noi in effetti, Lisa dopo di lui, il loro bambino per ultimo: lo lasciano camminare da solo, e il nano ha tempi lunghissimi di locomozione ancora. E' bellissimo, lo sono tutti e tre: biondi come il sole al tramonto, abbronzati come surfisti neozelandesi in una adv per l'olio solare.
Finalmente ci siamo. Jacob si siede al mio fianco: "Magdalene, ben ritrovata". "Jacob, the pleasure is mine". Velocemente appare il sugo coi capperi e i pomodorini dell'orto della zia di Alex, il vino fresco, la pasta al burro per i bambini, la birra per i padri dei bambini, altro sugo. La tavola imbandita, le nostri voci che si alternano senza urtarsi, il rumore dei vicini di Claire: ceniamo con le finestre aperte, e le vite degli altri si sommano alle nostre. Ci passiamo il melone, il crudo, l'olio e il pane; mischiamo i sapori e ci osserviamo con attenzione, fondamentalmente per un'unica ragione: ci vogliamo molto bene, o abbiamo imparato a farlo nel tempo.
"Ti tratta bene?". "Come dici tesoro?". "Il bello, ti sta trattando bene vero?". "Chris, potrei permettere mai ad uno stronzo qualsiasi di rendermi così bella?". "Ok, mi fido. Però sappi che se ti chiama un certo Comandante Marcos significa che le cose non si stanno mettendo bene. A quel punto molla l'osso".
lunedì 29 luglio 2013
Like the dolphins, like dolphins can swim
Ciao lettori
le sorprese vanno mantenute.
Leggete la storia che vi manderà in vacanza col sorriso di chi ha appena visto un cervo e non se lo lascerà scappare.
Enjoy senza fretta.
Al mare, nell'acqua, c'è sempre chi vi vorrà schizzare mentre il vostro desiderio inespresso sarebbe parlare con i delfini che vi nuotano attorno senza alcuna paura. Il mio compagno di bagno, un amico venuto fino a qui per starmi vicino e non farmi pensare e portarmi a ballare e compatirmi come fino ad ora nessuno ancora aveva provato a fare, è gentile. Eccessivamente sorridente, ma gentile.
Claudia a che pensi?
A niente Fede.
Sei stanca da ieri...? Sonno eh!?
Mm mm.
Il sole picchia, hai messo la crema vero? Altrimenti meglio andare sotto l'ombrellone...
Ora vado, ora vado.
Vengo anche io, aspetta.
No no, stai qui.
No vengo.
Ok vieni.
Federico vuole che io sia felice, il che implica tutta una serie di piccole e grandi azioni, sensazioni, emozioni su cui mi dovrei concentrare costantemente. Vuole che mi abbronzi un po' ma non troppo, vuole che mangi con gusto ma che faccia movimento perché lo sport fa bene ed è divertente, vuole che mi metta all'ombra e mi sfoghi sfogliando un romanzo scritto bene, vuole che mi metta la crema ogni due ore ed ascolti buona musica. Vuole sentirselo dire, perché lui è così. "Sto bene, sto meglio, non penso più a lui, e sono pronta per tutto quello che la vita ha da offrirmi". Se avessi anche due passerotti posati docili sulla mano, uno scoiattolo e un paio di roditori buffi e paffuti ai miei piedi, sarebbe convinto: il suo compito concluso, la sua missione compiuta.
Solitamente riesco a reggere il gioco, sono allenata; ma la canicola di calore è insopportabile. Qui, a chilometri da casa, lontana abbastanza dal mio ex, ho un cedimento fisico dovuto alle avverse condizioni climatiche. E mi metto a piangere molto silenziosamente: con decoro, ma sempre a piangere. Una sirena spalmata di crema solare, in cerca di qualche delfino con cui giocare, la testa che scoppia e un amico fidato al suo fianco.
Non dire niente, per favore. Vai sotto l'ombrellone o stai qui, non c'è problema. Ma lasciami fiatare, perché mi manca l'aria da mesi, e l'unica cosa che voglio fare è respirare. Salsedine, calore eccessivo, particelle di olio solare, profumo di gelato sciolto e appiccicoso, chiacchiere altrui, fatti estranei, opinioni sul calcio mercato, crisi di bambini e urla di genitori, ormoni adolescenziali e canzoni terribili. Voglio piangere qui, adesso e non so per quanto ancora. Stasera, tutta la notte, l'intera vacanza, fino a Natale. Potresti portarmi da mangiare, scegliere per me il colore dei costumi, controllare che non ci siano pericoli, chiamarmi quando la marea di alza. Puoi accudirmi, cercare di capire, farmi parlare e sorridere. Non ho intenzione di allontanarti, mi piace averti attorno, poterti abbracciare. Ma devi sopportare le lacrime, perché il desiderio di piangere che ho dentro non lo puoi neppure immaginare. Ce la fai?
Mi accorgo che un gruppo di signore ha ascoltato tutte le mie parole. Un bimbo inciampa e cade alzando un po' d'acqua, Federico guarda verso l'orizzonte due ragazzi che stanno giocando a palla dove ancora si tocca.
Decide di andare sotto l'ombrellone.
Sei speciale anche quando dici cose molto molto molto banali. Ma vedrai che starai meglio.
Sono infelice, e me ne accorgo da come le anziane signore mi fissano.
Ma Federico dice che starò meglio, e un delfino mi sta nuotando attorno.
le sorprese vanno mantenute.
Leggete la storia che vi manderà in vacanza col sorriso di chi ha appena visto un cervo e non se lo lascerà scappare.
Enjoy senza fretta.
Al mare, nell'acqua, c'è sempre chi vi vorrà schizzare mentre il vostro desiderio inespresso sarebbe parlare con i delfini che vi nuotano attorno senza alcuna paura. Il mio compagno di bagno, un amico venuto fino a qui per starmi vicino e non farmi pensare e portarmi a ballare e compatirmi come fino ad ora nessuno ancora aveva provato a fare, è gentile. Eccessivamente sorridente, ma gentile.
Claudia a che pensi?
A niente Fede.
Sei stanca da ieri...? Sonno eh!?
Mm mm.
Il sole picchia, hai messo la crema vero? Altrimenti meglio andare sotto l'ombrellone...
Ora vado, ora vado.
Vengo anche io, aspetta.
No no, stai qui.
No vengo.
Ok vieni.
Federico vuole che io sia felice, il che implica tutta una serie di piccole e grandi azioni, sensazioni, emozioni su cui mi dovrei concentrare costantemente. Vuole che mi abbronzi un po' ma non troppo, vuole che mangi con gusto ma che faccia movimento perché lo sport fa bene ed è divertente, vuole che mi metta all'ombra e mi sfoghi sfogliando un romanzo scritto bene, vuole che mi metta la crema ogni due ore ed ascolti buona musica. Vuole sentirselo dire, perché lui è così. "Sto bene, sto meglio, non penso più a lui, e sono pronta per tutto quello che la vita ha da offrirmi". Se avessi anche due passerotti posati docili sulla mano, uno scoiattolo e un paio di roditori buffi e paffuti ai miei piedi, sarebbe convinto: il suo compito concluso, la sua missione compiuta.
Solitamente riesco a reggere il gioco, sono allenata; ma la canicola di calore è insopportabile. Qui, a chilometri da casa, lontana abbastanza dal mio ex, ho un cedimento fisico dovuto alle avverse condizioni climatiche. E mi metto a piangere molto silenziosamente: con decoro, ma sempre a piangere. Una sirena spalmata di crema solare, in cerca di qualche delfino con cui giocare, la testa che scoppia e un amico fidato al suo fianco.
Non dire niente, per favore. Vai sotto l'ombrellone o stai qui, non c'è problema. Ma lasciami fiatare, perché mi manca l'aria da mesi, e l'unica cosa che voglio fare è respirare. Salsedine, calore eccessivo, particelle di olio solare, profumo di gelato sciolto e appiccicoso, chiacchiere altrui, fatti estranei, opinioni sul calcio mercato, crisi di bambini e urla di genitori, ormoni adolescenziali e canzoni terribili. Voglio piangere qui, adesso e non so per quanto ancora. Stasera, tutta la notte, l'intera vacanza, fino a Natale. Potresti portarmi da mangiare, scegliere per me il colore dei costumi, controllare che non ci siano pericoli, chiamarmi quando la marea di alza. Puoi accudirmi, cercare di capire, farmi parlare e sorridere. Non ho intenzione di allontanarti, mi piace averti attorno, poterti abbracciare. Ma devi sopportare le lacrime, perché il desiderio di piangere che ho dentro non lo puoi neppure immaginare. Ce la fai?
Mi accorgo che un gruppo di signore ha ascoltato tutte le mie parole. Un bimbo inciampa e cade alzando un po' d'acqua, Federico guarda verso l'orizzonte due ragazzi che stanno giocando a palla dove ancora si tocca.
Decide di andare sotto l'ombrellone.
Sei speciale anche quando dici cose molto molto molto banali. Ma vedrai che starai meglio.
Sono infelice, e me ne accorgo da come le anziane signore mi fissano.
Ma Federico dice che starò meglio, e un delfino mi sta nuotando attorno.
lunedì 15 luglio 2013
Le monde du Valerio
Ciao lettori.
Saltiamo i convenevoli e gettiamoci nelle braccia dell'amore con tre emme.
Enjoy tante belle cose.
La famiglia del mulino bianco esiste e io l'ho vista e adesso vi rendo partecipi di un'esperienza ai confini dell'umano ma sempre dentro le cerchia dei bastioni milanesi.
Seguitemi.
Siamo in una città a caso, dove l'estate è calda e afosa e manda la quasi totalità dei cittadini fuori di testa: del tipo che la gente parla da sola anche se in compagnia, la gente si fa le foto per instagram davanti al gelataio, la gente usa i cancelletti # per dirsi le cose e la gente mette i pantaloncini molto corti e poi cammina tentando di tirarseli giù perché gli esce uno smile di bside.
In questa città ci sono anche io, che me la racconto sempre tanto, tra la voglia di andarmene e la paura di andarmene.
Improvvisamente, in questo angolo di cose che accadono che potete tranquillamente chiamare 'vita di tutti i giorni', un trio si palesa davanti ai miei occhi. Lui, lei, il figlio di forse 3 anni che potete altrettanto tranquillamente chiamare Toro Scatenato. In realtà il pupo fa Valerio di nome, ma se leggerete fino alla fine converrete avec moi.
Valerio ha fame, è ora di pranzo per tutti certo, ma per lui di più.
Oltretutto è un bimbo multitasking: emette suoni udibili dalle balene ancora vive laggiù nel mare dei giapponesi, calcia come Le Roy Michel quando era magro, usa le mani come Diego Armando, vale a dire senza che nessuno se ne accorga se non con un rallenty.
La cameriera, è evidente, gli farebbe fare un giretto in cucina per passarlo al cuoco: Torello grigliato per tutti, chef. La mia amica strabuzza gli occhi quando Vale (ormai avrete perso confidenza anche voi) decide di mandare tutto in vacca e fare un festino al tavolo con un cane che si è accucciato inconsapevole sotto la sua sedia. Al grido di 'Cane bau', Vale gli lancia una raffica di pane misto pasta in rosso e, why not!?, due linguine al pesto di mamma. Cane Bau all'inizio se la ride, poi si scansa: Valerio piange, il mondo ce l'ha con lui.
Non è un caso che non abbia mai citato mamma e papà di Valerio, le due comparse. Forse ci sono abituati, forse lo trovano simpatico, forse non è figlio loro, ma fatto sta che non reagiscono al minimo stimolo di questo bambino tanto bello quanto vivo e vivace.
Poi accade: incrocio lo sguardo di Valerio, e sono finita.
Vuole giocare con me, e mi si stringe lo stomaco a dirgli 'No guarda Vale', c'ho da fare'.
Così rispondo alle sue urla, gli prendo le manine, gli lancio del pane pure io. E scopro che il mondo di Valerio è fantastico. Ha il sapore della farina e del cioccolato, è fresco come il gelato alla vaniglia, è soffice come il pandispagna e profuma sempre di terra o sabbia mista a qualcosa. E' un caos totale, i rumori si sommano ed è difficile sentire le voci dei grandi quando senti le balene nipponiche nelle orecchie. E' infiocchettato a festa ogni giorno, anche se è lunedì.
E ha una colonna sonora dolcissima, per il pisolino delle 15.30 ***For Your Precious Love***.
Valerio è un Toro Scatenato, ma lo eravate anche voi. Almeno spero.
Saltiamo i convenevoli e gettiamoci nelle braccia dell'amore con tre emme.
Enjoy tante belle cose.
La famiglia del mulino bianco esiste e io l'ho vista e adesso vi rendo partecipi di un'esperienza ai confini dell'umano ma sempre dentro le cerchia dei bastioni milanesi.
Seguitemi.
Siamo in una città a caso, dove l'estate è calda e afosa e manda la quasi totalità dei cittadini fuori di testa: del tipo che la gente parla da sola anche se in compagnia, la gente si fa le foto per instagram davanti al gelataio, la gente usa i cancelletti # per dirsi le cose e la gente mette i pantaloncini molto corti e poi cammina tentando di tirarseli giù perché gli esce uno smile di bside.
In questa città ci sono anche io, che me la racconto sempre tanto, tra la voglia di andarmene e la paura di andarmene.
Improvvisamente, in questo angolo di cose che accadono che potete tranquillamente chiamare 'vita di tutti i giorni', un trio si palesa davanti ai miei occhi. Lui, lei, il figlio di forse 3 anni che potete altrettanto tranquillamente chiamare Toro Scatenato. In realtà il pupo fa Valerio di nome, ma se leggerete fino alla fine converrete avec moi.
Valerio ha fame, è ora di pranzo per tutti certo, ma per lui di più.
Oltretutto è un bimbo multitasking: emette suoni udibili dalle balene ancora vive laggiù nel mare dei giapponesi, calcia come Le Roy Michel quando era magro, usa le mani come Diego Armando, vale a dire senza che nessuno se ne accorga se non con un rallenty.
La cameriera, è evidente, gli farebbe fare un giretto in cucina per passarlo al cuoco: Torello grigliato per tutti, chef. La mia amica strabuzza gli occhi quando Vale (ormai avrete perso confidenza anche voi) decide di mandare tutto in vacca e fare un festino al tavolo con un cane che si è accucciato inconsapevole sotto la sua sedia. Al grido di 'Cane bau', Vale gli lancia una raffica di pane misto pasta in rosso e, why not!?, due linguine al pesto di mamma. Cane Bau all'inizio se la ride, poi si scansa: Valerio piange, il mondo ce l'ha con lui.
Non è un caso che non abbia mai citato mamma e papà di Valerio, le due comparse. Forse ci sono abituati, forse lo trovano simpatico, forse non è figlio loro, ma fatto sta che non reagiscono al minimo stimolo di questo bambino tanto bello quanto vivo e vivace.
Poi accade: incrocio lo sguardo di Valerio, e sono finita.
Vuole giocare con me, e mi si stringe lo stomaco a dirgli 'No guarda Vale', c'ho da fare'.
Così rispondo alle sue urla, gli prendo le manine, gli lancio del pane pure io. E scopro che il mondo di Valerio è fantastico. Ha il sapore della farina e del cioccolato, è fresco come il gelato alla vaniglia, è soffice come il pandispagna e profuma sempre di terra o sabbia mista a qualcosa. E' un caos totale, i rumori si sommano ed è difficile sentire le voci dei grandi quando senti le balene nipponiche nelle orecchie. E' infiocchettato a festa ogni giorno, anche se è lunedì.
E ha una colonna sonora dolcissima, per il pisolino delle 15.30 ***For Your Precious Love***.
Valerio è un Toro Scatenato, ma lo eravate anche voi. Almeno spero.
lunedì 8 luglio 2013
Ciao sorella, ti riassumo la vita qui
Ciao lettori.
Ci sono momenti, anzi attimi, fondamentali nella vita di ognuno. Bene, questo non è uno di quelli, state sereni. Abbiamo solo voglia di leggere storie per addormentarci meglio, punti da qualche zanzara ma abbracciati al nostro amore/ai nostri amori.
Enjoy ventilatore alla minima velocità.
Cara Giulia,
manchi da un po' e quindi ti meriti un ragguaglio abbastanza dettagliato.
Mamma sta impazzendo, mi ha proibito di andare in campeggio con Luca e i suoi amici, e sembra seria nelle sue intenzioni pazze. Voi ci siete sempre andate: tu prima, Claudia poi, e non capisco se l'accanimento di mamma sia semplice senilità o necessità di esercitare il controllo sull'ultima figlia che le rimane in casa.
Il problema, Giuly, è che passare l'intera estate con lei e papà potrebbe portarmi all'esaurimento prima di aver superato l'esame di maturità. Sono a dieta, perché voglio essere bella bella per Luca e il campeggio, ma se la mamma non mi ci lascia andare... che sofferenza inutile è!? Sogno gelati alla nocciola tutte le sere, mangiando melone e basta (e basta, ho detto!) tutti i giorni. Nonna, che è vecchia ma secondo me ci seppellirà tutti qui, dice che se continuo così diventerò anoressica. Mamma, cioè se ti sembra una roba che una madre farebbe!, la ascolta e non commenta: Giuli mi vuole vedere morire di fame piuttosto che cedere e farmi partire con Luca!
Papà fischiaaaa, non ne parliamo: mamma deve fargli troppa paura, perché sta zitto zitto e legge i suoi giornali. Ma quando siamo soli, e glielo chiedo, se mi ci lascia andare con Luca in campeggio, lui dice che sì, per lui non ci sono problemi. Tranne la mamma, che invece potrebbe essere un bel problema.
Luca dice che potrei raccontare una palla, dire che vado con delle amiche e i loro genitori. Cioè Giuly, io penso di amarlo eh, ma alle volte è tanto scemo.
Non ho supporto, né morale né strategico, capisci sorella?
Ti voglio bene tanto,
Monica
Questa lettera l'ho ricevuta qualche settimana fa, ovviamente via email. E' di mia sorella minore, la più piccola di noi tre, quella che avrà diciassette anni in ottobre, ha la quinta liceo da fare, al momento un ragazzo che si chiama Luca e un unico problema al mondo. Legato a Luca, come avrete intuito.
Al di là di quello che c'è scritto, e di come mia sorella l'abbia scritto, leggerla mi fa dormire serena la notte.
Ci sono ancora cose che posso risolvere, non sono inutile come spesso credo.
Buonanotte.
Ci sono momenti, anzi attimi, fondamentali nella vita di ognuno. Bene, questo non è uno di quelli, state sereni. Abbiamo solo voglia di leggere storie per addormentarci meglio, punti da qualche zanzara ma abbracciati al nostro amore/ai nostri amori.
Enjoy ventilatore alla minima velocità.
Cara Giulia,
manchi da un po' e quindi ti meriti un ragguaglio abbastanza dettagliato.
Mamma sta impazzendo, mi ha proibito di andare in campeggio con Luca e i suoi amici, e sembra seria nelle sue intenzioni pazze. Voi ci siete sempre andate: tu prima, Claudia poi, e non capisco se l'accanimento di mamma sia semplice senilità o necessità di esercitare il controllo sull'ultima figlia che le rimane in casa.
Il problema, Giuly, è che passare l'intera estate con lei e papà potrebbe portarmi all'esaurimento prima di aver superato l'esame di maturità. Sono a dieta, perché voglio essere bella bella per Luca e il campeggio, ma se la mamma non mi ci lascia andare... che sofferenza inutile è!? Sogno gelati alla nocciola tutte le sere, mangiando melone e basta (e basta, ho detto!) tutti i giorni. Nonna, che è vecchia ma secondo me ci seppellirà tutti qui, dice che se continuo così diventerò anoressica. Mamma, cioè se ti sembra una roba che una madre farebbe!, la ascolta e non commenta: Giuli mi vuole vedere morire di fame piuttosto che cedere e farmi partire con Luca!
Papà fischiaaaa, non ne parliamo: mamma deve fargli troppa paura, perché sta zitto zitto e legge i suoi giornali. Ma quando siamo soli, e glielo chiedo, se mi ci lascia andare con Luca in campeggio, lui dice che sì, per lui non ci sono problemi. Tranne la mamma, che invece potrebbe essere un bel problema.
Luca dice che potrei raccontare una palla, dire che vado con delle amiche e i loro genitori. Cioè Giuly, io penso di amarlo eh, ma alle volte è tanto scemo.
Non ho supporto, né morale né strategico, capisci sorella?
Ti voglio bene tanto,
Monica
Questa lettera l'ho ricevuta qualche settimana fa, ovviamente via email. E' di mia sorella minore, la più piccola di noi tre, quella che avrà diciassette anni in ottobre, ha la quinta liceo da fare, al momento un ragazzo che si chiama Luca e un unico problema al mondo. Legato a Luca, come avrete intuito.
Al di là di quello che c'è scritto, e di come mia sorella l'abbia scritto, leggerla mi fa dormire serena la notte.
Ci sono ancora cose che posso risolvere, non sono inutile come spesso credo.
Buonanotte.
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