martedì 4 gennaio 2011

A UN CERBIATTO SOMIGLIA IL MIO AMORE

Da un libro consigliato.
Pagine 274 / 275.
Una descrizione.
Che apre una connessione.
Che innesca un ricordo.
Che cristallizza una sensazione.
Che stimola un sorriso a labbra chiuse.

Si rammentò di un episodio, forse perchè Avram la sovrastava: Ofer aveva un anno. Lei era stesa sul letto e lo teneva alto, sui piedi, giocando con lui a fare l'aeroplano. Ofer rideva, sballottato di qua e di là, e l'aureola dei suoi capelli sottili si sollevava e ricadeva dolcemente a ogni movimento. I raggi del sole che filtravano dalla finestra gli illuminavano le orecchie, rendendole arancioni e trasparenti. Erano molto sporgenti, proprio come adesso. Lei dondolava Ofer di fronte alla luce e vedeva nelle sue orecchie una rete, serpeggiante, di capillari sottili, tenere protuberanze. Si era fatta silenziosa e concentrata, come se qualcuno le stesse rivelando un segreto inesprimibile a parole. Probabilmente il suo viso aveva mutato espressione perchè Ofer aver aveva smesso di ridere e l'aveva guardata, serio. Aveva increspato le labbra in una smorfia da vecchio saggio, anche un po' ironica, e lei aveva pensato a quanto ogni parte del suo corpo fosse stupenda e precisa e si era sentita colmare di dolcezza. Lo aveva dondolato lentamente, spostandolo di qua e di là e catturando l'intero sole in un suo unico orecchio.

Salgo in macchina un po' arrabbiata. La festa della mia migliore amica di allora non era ancora terminata, le compagne stavano giocando e finendo patatine. Io no. Messo il cappotto e la sciarpa, avevo mamma e papà ad aspettarmi. Brrr, che freddo a gennaio. Ad ogni gennaio, anche in quello del 1990. Scusa mamma ma perché siete venuti così presto? Ohhh. Oh. Ma, ma, ma. Questo qui deve essere mio fratello.
Sì, lo era. Appena uscito dall'ospedale, circa quattro giorni dopo la nascita, il fratellino stava venendo a casa. E mi era passato a prendere alla festa, senza dirmi niente. Era giallo, aveva l'ittero. Ma era la cosa più mordidosa che avessi mai visto. Dormiva, o comunque aveva le palpebre chiuse. Le ciglia lunghe. Le sopracciglia inesistenti. Le narici minuscole. Le unghie millimetriche. Nessuna fossetta. Il testone gigantesco con il corpo da carrozzina. Era bellissimo. Non come sono bellissimi i neonati. Questo qui era davvero il neonato più bello che avessi mai visto. Era mio, di mamma e papà, ma anche mio. Un maschietto. Un bambolotto. Uno sbrodolino. Una gomitolo di lana. Un orsacchiotto che faceva le bolle. Un piumino in cui affondare la faccia.

Tra i ricordi personali, lo trovo alla D di dolcezza.

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